Ernia del disco … il dolore amico

La patologia del secolo. Molti ce l’hanno senza saperlo. E’ silenziosa e subdola. E quando si manifestano i sintomi in genere la situazione è già critica. Qui è spiegato bene di che si tratta. Io ne ho due. Un’ernia espulsa e una protrusione. Perché ne parlo? Perché negli ultimi dieci anni sono diventato, per forza di cose, una specie di esperto. Ho incontrato molte persone con il mio problema. Mi sono confrontato con molti di loro. Ho fatto esperimenti su me stesso e appreso dagli esperimenti degli altri. Ma soprattutto ne parlo perché le mie ernie mi hanno cambiato la vita. In meglio. Quindi quello che ho da dire potrebbe essere d’aiuto a chi iniziasse il cammino.

Sì, il cammino. Perché il dolore, quello acuto, penetrante, che non ti molla mai, può essere affrontato in vari modi. In base alla mia esperienza sono due (con varie sfumature) quelli più frequenti. Pensi che il tuo corpo non funzioni più bene. Che qualcuno o qualcosa ce l’abbia con te. Vuoi stare di nuovo bene. Ora e subito. E per farlo cerchi la strada più agevole. Più corta. E non hai intenzione di rinunciare a nulla di ciò che facevi prima che la tua colonna vertebrale cedesse. E’ questo il primo approccio. Oppure accetti il dolore come segnale. E ti poni in ascolto. Capisci che non è il tuo corpo che non funziona bene ma la tua vita. Rifletti. Guardi le cose da punti di vista diversi. Impari che un sintomo è esattamente ciò che è. E che il problema spesso è altrove. E come un bambino riscopri i tuoi piedi. Ti alzi. E cominci a camminare in un nuovo modo. Accetti i nuovi limiti, che poi sono come quelli che avevi prima. Diversi nella forma, non nella sostanza. E li usi per cercare attorno ad essi una nuova via. Nuovi obiettivi. Nuovi traguardi.

10 anni fa mi piaceva correre. E correvo. Correvo per sfogare la rabbia. E mi arrabbiavo perché non correvo abbastanza. In quel periodo vivevo nel Sussex e insegnavo in palestra. Un bel giorno ho iniziato ad avvertire uno strano formicolio vicino al malleolo del piede sinistro. Sempre più presente. Sempre più intenso. Ma dovevo correre. D’altra parte mi dava fastidio un piede. Niente di grave. Fin quando, seduto sulla sedia dell’ufficio, mi sono girato a prendere una penna e ho sentito un lama fredda attraversarmi l’anca sinistra. Subito dopo un fiotto di liquido bollente si e sparso intorno al bacino. E il piede che formicolava è diventato un piacevole ricordo.

Ho iniziato a leggere, a documentarmi, a chiedere, a sperimentare. Uno dopo l’altro molti tentativi sono falliti. Altri mi hanno dato speranza. Ho incontrato persone incredibili che mi hanno regalato un pezzo del loro sapere. Una tecnica. Un piccolo esercizio. E nel tempo ho trovato una strada.

Ho trascorso 7 mesi sdraiato o in piedi in posizioni di scarico. Sedermi era diventato impossibile. O meglio, rialzarmi scatenava una fitta inimmaginabile che mi faceva cadere a terra dal dolore. Andare in bagno mi richiedeva una preparazione mentale di 10 minuti e sofferenze atroci per liberarmi dei liquidi, inenarrabili per i bisogni solidi. Dopodiché avevo bisogno di mezzora per riuscire a ragionare di nuovo.

Avevo quasi 30 anni ed ero in super forma. Mi guardavo intorno e vedevo persone obese, fumatori incalliti e mi chiedevo perché a me e non a loro. D’altra parte il corpo a loro non serviva. Anzi si sforzavano di manometterlo. Addirittura gli anziani che camminavano per Hyde Park con i loro cagnolini mi facevano invidia. E i giorni trascorrevano fra rabbia, delusione, impotenza, lotta. Una mattina, però, nella palestra dove lavoravo una collega neozelandese che insegnava una disciplina minore afferente allo yoga mi disse una frase che funzionò da interruttore. In senso letterale. Interruppe il mio modo di affrontare la malattia. “Listen to your body”, mi disse. “Ascolta il tuo corpo”. Banale. Essenziale. Mi ero fatto male altre volte. Che altro c’era da ascoltare? Eppure mi fece rendere conto che fino ad allora, la mia mente aveva avuto il sopravvento. Contavano solo i bisogni secondari, i desideri, gli obiettivi prefissati. Il mio corpo era solo lo strumento per ottenerli. Usato e abusato senza tregua. Uno schiavo con la palla al piede nella piantagione delle mie ambizioni. E la frusta aveva colpito una volta di troppo. Lo schiavo s’era incazzato e aveva deciso di gridare le proprie ragioni. Era tempo di ascoltarlo.

Fino a quel momento sentivo solo il dolore. Ma, ristabilite le priorità, ho iniziato ad avvertire i piccoli segnali di equilibri riconquistati. Ho imparato che il dolore è spesso una guida. Severa e inflessibile. Che il corpo e la mente o sono in equilibrio o non sono. Che rinunciare a qualcosa spesso sgombra il campo da un desiderio totalizzante e ti apre a nuove scoperte. Ho imparato anche altre cose molto più pratiche e utili nel concreto quando iniziano a manifestarsi i sintomi. Le metto qui per chiunque ne avesse bisogno:

  • Se vuoi guarire devi cambiare i tuoi comportamenti. Ma soprattutto devi rinunciare a qualcosa. Se non ci riesci, non guarirai. Le scorciatoie non funzioneranno. Devi sperimentare. Anche i miei consigli sono quelli che hanno funzionato per me. Prova. Correggi. Costruisci la tua routine. Ascolta il tuo corpo ed evita ti raccontarti favole illusorie. Sii tenace ma datti tempo.
  • I sintomi. Ascoltali tutti e impara a leggerli fin dall’inizio. Dalla colonna vertebrale partono terminazioni nervose che irradiano tutto il corpo. E i segnali “riferiti” sono i primi a doverti allarmare seriamente. Se ti fa male solo la colonna (cervicale, toracica, lombare poco importa) preoccupati. Se hai dolori “riferiti” sei già in emergenza. Formicolii ripetuti alle mani e alle braccia dipendono dal collo. Nelle anche, nei glutei, nelle gambe e nei piedi dipendono dalla regione lombare.
  • Risonanza magnetica. Falla il prima possibile. La consapevolezza ti aiuta a visualizzare il luogo di origine del dolore. A relativizzarlo. A demitizzarlo.
  • Gli ortopedici. Quelli bravi sono pochi. Quelli aggiornati molto meno. In Italia la situazione è drammatica. Solo oggi qualcuno inizia a pensare a terapie conservative. Quando successe a me, il bisturi era pronto 10 minuti dopo la risonanza. Sentine comunque più di uno.
  • Neurologo. Trovane uno, magari due bravi. Se i riflessi rispondono e i nervi non sono intrappolati e non rischiano danneggiamenti sei a cavallo. Dall’ortopedico non ci tornare nemmeno
  • L’operazione. In linea di massima, mai. Nel tempo ho letto di e parlato con gente che non sentiva più i piedi e, senza operazione e con molta pazienza, ha risolto. Ma devo approfondire. Per rimuovere, sostituire o modificare un disco vertebrale, il chirurgo deve prima arrivare alla colonna. E per farlo deve tagliare. Piccoli o grandi che siano gli strumenti con cui agisce. Alla fine le ferite si rimargineranno. E produrranno tessuto cicatriziale. Se ne produci di spesso e voluminoso sarà quello a premere sul tuo nervo e a produrre dolore. E il tessuto cicatriziale non lo rimuovi più.
  • La sedia. Usala il meno possibile. Il nostro corpo è quello dell’uomo delle caverne. Che camminava. Stava sdraiato per riposarsi delle fatiche della raccolta e della caccia e per giocare con la sua famiglia. Talvolta stava accucciato. Raramente seduto in terra. Se fai un lavoro sedentario alzati spesso. Se proprio la devi usare, usa una sedia anatomica e usala correttamente.
  • Il materasso. Anche se dormi poco, sopra ci passi gran parte della tua vita. Comprane uno ortopedico. Io mi trovo alla grande con i materiali che si adattano al peso e alla forma del tuo corpo. Quando cambi posizione durante la notte il materasso si trasforma intorno a te. Costano un mucchio di soldi. Ma ricorda che non è una spesa. E’ un investimento. Non te ne pentirai.
  • Muoviti. Fa in modo che il periodo del dolore acuto che ti immobilizza nella posizione sdraiata duri il meno possibile. Camminare aiuta a liberare le endorfine che sono antidolorifici naturali. Inoltre trascina il sangue nelle zone dell’infiammazione e le aiuta a liberarsi dalle sostanze infiammanti.
  • Esercizio fisico. Quello giusto. Dopo la fase acuta non è più un’opzione. E’ la tua vita. La tua priorità. Per la mia esperienza la colonna vertebrale funziona atipicamente rispetto alle altre articolazioni. Un ginocchio infiammato lo riposi. La colonna la muovi. In assenza di peso, da sdraiato, senza carichi magari. Ma se la fermi sei perduto. I muscoli stabilizzatori regrediranno e i dolori aumenteranno.
  • Stile libero o dorso. Nel periodo del dolore acuto non credere a chi ti dice di stare solo sdraiato. Se sai nuotare infilati in vasca e nuota. Rana, delfino e farfalle sono vietati. Ma lo stile libero e il dorso ti aiutano a liberare le endorfine e a continuare ad esercitare i muscoli in assenza di peso.
  • Riposo. E’ fondamentale e va fatto da sdraiati. Quando stai seduto la tua schiena non si sta riposando. Sono solo le tue gambe a essere scariche. E visto che siamo naturalmente pigri, il cervello ti restituisce una sensazione di benessere. Ma la schiena è ancora, o forse di più, sotto pressione.
  • La maggior parte del dolore dipende dai muscoli. Il corpo è perfetto e quando avverte che una delle articolazioni vertebrali potrebbe andar fuori assetto la protegge serrando tutti i muscoli lì intorno. Devi insegnargli di nuovo a rilassarsi e rieducare la colonna a un nuovo assetto. Ci vogliono tempo, pazienza e tenacia.
  • Osteopata e tappetino. Trova uno specialista bravo. Non su internet o a caso. Vai da uno da cui va qualcuno che conosci e di cui ti fidi. La professione in Italia è regolata in maniera superficiale e di ciarlatani ce ne sono a bizzeffe. Ma se trovi quello giustom, ti cambia la vita. Cercalo anche posturologo. Ti insegnerà utili esercizi da fare a casa. Questi esercizi non sono come le medicine. Non li devi fare quando ti fa male. Li devi fare sempre. Il posturologo è un professionista. La ginnastica posturale che fai in palestra, se ti dice bene non serve a niente.
  • I chili in più. Gravano tutti sulla colonna. Quindi se li perdi è meglio.
  • Medicine. Gli antinfiammatori ti aiutano nel periodo del dolore acuto. Gli antidolorifici dimenticali. Spengono il dolore nel cervello. Non eliminano il problema. L’innesco. E potrebbero farti sentire libero di fare movimenti controproducenti. Il dolore è la tua guida. Tienitelo stretto. Se proprio non ce la fai più prendili ma finché l’effetto dura stai fermo. Sdraiato possibilmente.
  • I muscoli. Quelli che vedi allo specchio non servono a molto in questo caso. Il tuo interesse deve rivolgersi agli stabilizzatori. Joseph Pilates inventò negli anni ‘20 uno stile di ginnastica orientato proprio a questi muscoli. Prova. A me alcuni esercizi hanno fatto la differenza. Anche qui, non rivolgerti alla palestra di quartiere, ma a un istruttore certificato.
  • Dimentica la corsa. Il nostro amico delle caverne correva in situazioni di emergenza. Non aveva bisogno di allenarsi correndo. Era il suo stile di vita che lo allenava. Tutti i mammiferi corridori corrono a 4 zampe. Quando ci siamo alzati su quelle posteriori qualcosa l’abbiamo perso. Ora non siamo fatti per correre se non velocemente, per brevi tratti e se è necessario. L’allenamento aerobico si può fare in mille altri modi e senza impatti. Quindi dimentica anche i salti. E siediti delicatamente. Senza la leva delle gambe a scaricare, ogni impatto sui glutei finisce dritto sulla colonna.
  • Proteggi la tua schiena. Ma non troppo. Se non sei nella fase acuta, piegarsi sulle ginocchia anche per prendere un paio di calzini nel cassetto in basso è inutile. Anzi dannoso. I muscoli intervertebrali perderanno la connessione neuromuscolare e quando ne avrai bisogno funzionerà male. E ciò aumenterà il pericolo di un altro incidente.
  • La spesa. Se le signore anziane hanno un bel carrellino un motivo c’è. Se non ti piace usa uno zaino ampio con cintura. E quando l’hai riempito stringila. Lo zaino ti aiuta a distribuire il peso equamente. La cintura ne sposta gran parte dalla schiena alle gambe. Se devi usare le buste, bilancia i pesi fra le mani.

Il dolore e la mie ernie? Oggi sono fra i miei migliori amici. Che mi ricordano la via dell’equilibrio e dell’armonia. Che sono i miei campanelli d’allarme quando l’asse attorno a cui ruota la mia vita non è quello giusto.


14 responses to “Ernia del disco … il dolore amico

  • Alessia

    che dire? Potrei averlo scritto io. Ma soprattutto tu sei stato uno dei miei “fari nella notte” quando ero sdraiata a letto, imbottita di farmaci, con l’ortopedico che mi diceva solo quello che non dovevo fare..
    Le mie due protrusioni e l’iperlordosi diaframmatica (ho studiato pure io, mio malgrado)mi hanno cambiato la vita. Ora sono più felice. Io, il mio tappetino, gli esercizi di respirazione e Joseph Pilates. Tutti insieme appassionatamente :))

  • rocco

    con una ernia c4 c5 una protusione d7d8 una ernia d10d11 e per finire l4l5 e voluminosa ernia l5s1 a 34 anni cè solo da piangere ,facendo il parrucchiere sempre in piedi mi sa che sono proprio fregato! non so cosa fare delle volte per la disperazione anche se da 3 mesi nuoto sia a dorso che a stile ,vado a camminare con le mbt e faccio allungamenti quando lavoro più di 2 ore consecutive sono dolori,

    • Tengri

      Sì, ti capisco. E la tua situazione è veramente complicata. Hai mai provato a farti aiutare da un ospeopata o da un fisioterapista? Devi trovarli bravi e soprattutto andarci solo se qualcuno che conosci e di cui ti fidi c’è stato e ti conferma che sanno cosa fanno. COme scrivevo più su fra molti di loro bravi e professionali ce ne sono altri che si inventano tali per lucrarci.
      Non so se puoi permettertelo eprché non so se il negozio dove lavori è il tuo o sei un dipendente. Ma portarti un tappetino in negozio e sdraiarti 5-10 minuti ogni 2 ore potrebbe aiutarti un po’.
      Quando stai in piedi cerca di trovare posizioni di scarico nelle quali il dolore è minore. E controlla che siano simmetriche e che non tendi a stare storto per proteggerti dal dolore.
      Lo so, è un casino, ma non arrenderti perché se ti arrendi le cose possono solo peggiorare. Quando ho avuto il mio problema lessi molto sulla questione. Una storia raccontava di un tipo americano che aveva una gamba completamente bloccata dall’ernia fra L5 e S1. Senza operazione e con molta pazienza e dedizione è tornato a condurre una vita sostanzialmente normale e senza dolore. Allora sapere quasta cosa mi aiutò. Spero aiuti anche te.😉
      In una parte della tua testa – sei giovane e puoi farlo – inizia a pensare anche a un cambio di mestiere. D’altra parte se le cose non migliorano quanto puoi andare avanti così?

  • Noi nomadi « Tracce Bianche

    […] prime mi sono detto “che fico!”. D’altra parte su questo blog ho scritto approfonditamente delle mie disavventure con la schiena. Poi c’ho ripensato e mi sono reso conto che si tratterebbe […]

  • Lucio

    Ciao!Grazie per il post ma avrei voglia di farti alcune domande se posso..nulla di tecnico o simile..Aspetto una tua risposta per sapere se sei ancora on line con questo blog.Grazie

  • Lucio

    Bello sapere che ci sei…per iniziare..
    Come stai?come va con la tua ernia?…sei ancora in Inghilterra o sei tornato?..
    .sono contento di aver letto il tuo post perché con la sintesi giusta hai dato info pratiche sia dal punto di vista tecnico che umano!!!Ho scoperto mio malgrado di avere un ernia lombare da una ventina di giorni o meno (tutto iniziato da qualche mese con dolore alla gamba sx) ed anche se ero consapevole di avere un rachide pessimo..(scoliosi e protrusioni lombari e cervicali con dislivello lieve dell arto sinistro) la cosa mi ha buttato a terra..molla il ciclomotore la palestra e soprattutto le lunghe passeggiate…con la tremenda domanda:ed ora come scaricherò lo stress e come farò a mantenere un minimo di forma fisica evitando di mettere chili?(ho combattuto col peso per anni..ho tolto oltre 30 chili)e soprattutto potrò gironzolare a piedi per km e km come di solito faccio?…non corro per altri problemi avuti ad una caviglia per un infortunio sul lavoro ma i miei 5/10 km a piedi li faccio volentieri..senza parlare di quando sono in viaggio per musei…!!!..ora senza dilungarmi enormemente…faccio tesoro del tuo post che sposa pienamente quello che da anni sto imparando grazie al buddismo …e quindi ogni ostacolo è una sfida o addirittura una risorsa…!.una sola domanda ..nel post parli di attività fisica giusta e di metodi alternativi alla corsa per fare allenamento aerobico.Quali?…Per ora ho fatto la visita da un bravo neurologo ed anche una emg alla gamba sx con risultati nella norma…purtroppo i medici anche quelli bravi non hanno un approccio totale alle problematiche ti dicono solo di evitare sforzi di riposare e di prendere le medicine ma per il resto?..
    Grazie mille..

  • purplefaze

    L’ha ribloggato su Ernia del discoe ha commentato:
    Bellissimo articolo, grazie !

  • francesca

    15 luglio 2015 attacco di sciatica insopportabile, curata con cortisone migliora. 26 agosto la gamba destra non mi sostiene, il dolore verso il piede si fa urente. Nella notte il disco si rompe e fuoriesce un ernia lombosacrale, tra urla impotenti. Perdo completa tonicità del gastrocnemio con dolore a martello sul malleolo. Impossibile qualsiasi movimento. 3 settembre la RMN conferma l’espulsione, ci sono tutti i prodromi per l’operazione. 5 settembre visita dal Neurochirurgo, ho 50 anni ma sono un ex atleta, il canale vertebrale è largo e la muscolatura ancora buona. Quindi, antidolorifici, cortisone, cerotto di morfina e tanta fisioterapia da subito con l’obbligo dopo 10 gg. di fare almeno 5 Km. a piedi ogni giorno. Ad ottobre elimino le stampelle, dopo aver fatto per 15 gg. fisio quotidiana, poi 3,poi 2 alla settimana. Il muscolo del polpaccio si è rifatto. A Gennaio inizio pilates posturale. Oggi nuoto, stile e dorso (preferibilmente usando poco le braccia perché inarcano la schiena), faccio una vita normale, cammino tantissimo, prendo le precauzioni del caso: no pesi, no salti, no corsa, no cane a spasso. Ma faccio tutto, pulizie comprese. Per 6 mesi sarò ancora sotto osservazione nel range dei tempi classificati per la fagocitazione dell’ernia.
    E’ valsa la pena non farsi operare? Ad oggi certamente si.

    • Tengri

      Secondo me sì senza dubbio … Un amico si è operato sei mesi fa e la schiena è tornata a far mele. Almeno altri due in passato hanno fatto la stessa fine. Non si tratta certo di una statistica attendibile. Ma a meno di situazioni cliniche veramente a rischio non operarsi sembra essere la chiave più giusta.

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