Se andate in falesia, lasciate a casa il secchiello

E ogni altro freno non assistito.

Fra gli arrampicatori c’è una grande diatriba su quale sia il migliore freno da usare in ogni situazione. Quello non assistito così il volo è più morbido e l’assicuratore è costretto a stare attento? O quello assistito così anche un assicuratore incauto non provoca la caduta a terra del compagno?

La discussione è infinita. Ognuno ha la sua idea. E alla fine la maggior parte di noi conclude il dibattito con la solita frase. Nessun freno è garanzia di niente. Nessun freno è a prova di stupido. Non è il freno a rendere sicura una cordata ma l’assicuratore.

Già l’assicuratore.

Questa visione è fondamentalmente esatta. Niente può rimpiazzare l’attenzione e la perizia di chi fa sicura. Eppure è una visione viziata da una concetto monodimensionale della catena di assicurazione. Quello che si rivolge verso l’alto. Ovvero quello che pensa quasi esclusivamente al primo di cordata. Al fatto che il suo eventuale volo sia sicuro, controllato e che non metta a rischio la sicurezza team in parete. Questa visione funziona nella maggior parte dei casi. Ma esiste una categoria di rischio che essa non copre. Ovvero quella che si rivolge verso il basso. Quella che vede nella sicurezza dell’assicuratore, e non del primo di cordata, l’elemento di salvaguardia dell’intera catena di assicurazione.

Purtroppo parlo per esperienza. E ve la racconto. Poi provo a fare una considerazione finale.

Il distaccoPlacca. Via sul 6b. Cengia comoda su cui fare sicura. Via fatta almeno 10 volte. Passaggi che ricordo a memoria. Il compagno è molto attento. Uno di quelli con cui ci si controlla perfino il nodo e l’allacciatura dell’imbrago. Vado. Moschettono il primo spit e salgo in piedi su una lama. Di solito proseguirei e moschettonerei il secondo più in alto, oggi non so perché lo faccio dal basso. Quando è ancora sopra alla mia testa. Due palmi a sinistra dello spit c’è la solita orecchietta su cui mi appoggio di spalla per alzare il piede destro su un appoggio e poi ristabilirmi spaccando. Alzo la mano. Infilo i polpastrelli dietro all’orecchietta mi appoggio e ….

… crolla tutto! Si stacca un televisore da 40 pollici spesso due palmi e scivola verso il basso. Penso, cazzo! Penso, la corda! Penso, Giacomo! Ma già è successo tutto. Mi volto e lui urla. E’ sotto shock, si afferra la gamba destra e il dolore gli strappa frasi sconnesse. Sono ancora appeso. E lui non capisce più cosa succede. Non riesco a scendere. Intervengono le cordate vicine ….

Un paio di ore dopo siamo al pronto soccorso di Terracina. Per fortuna usciamo con due punti su un ginocchio e nessun danno evidente. Se ne abbiamo riportati altri sarà solo il tempo a dircelo.

Mentre siamo in sala d’aspetto ricostruiamo i secondi in cui la Dea Bendata ha deciso che non era il nostro giorno.

Mi apoggio all’orecchietta. Il pezzo di placca si stacca. Volo. Precipitiamo giù insieme. Il masso colpisce la lama e l’impatto si dissipa in gran parte lì. La corda mi tiene e solleva Giacomo da terra quel tanto che basta per scaricargli il peso corporeo dalla gambe. Proprio in quell’istante il masso lo colpisce sulla parte alta della coscia e “scivola” fino al ginocchio, spostandolo in aria come fosse di cartapesta.

La fortuna ci ha slavato. Solo la fortuna. In quelle frazioni di secondo non c’è procedura, esperienza, sicurezza, comportamento corretto che tenga. Se hai culo sei salvo se no sei spacciato. Bastavano mezzo secondi di ritardo e una traiettoria di 20 cm più destra e il masso tagliava la corda di netto e prendeva Giacomo mentre era ancora a terra. Il risultato era che io ero morto e lui come minimo sulla sedia a rotelle.

il massoLa fortuna non la puoi influenzare. La fortuna non la puoi né cercare né guidare.

Ma una cosa corretta l’abbiamo fatta. Abbiamo usato un freno assistito. Perché l’istinto di sopravvivenza, per quanto seppellito sotto gli strati della civiltà di cemento è lì, pronto a riemergere. E quando un masso ti viene incontro e ti colpisce e il dolore ti invade il cervello, le mani le stacchi dalla corda e le porti istintivamente sulla parte dolente. Perché se inciampi e cadi a faccia avanti le mani le porti davanti al corpo per salvarti il naso. Perché … Perché … Perché … Sono tanti i motivi per cui quelle prime frazioni di secondo, a prescindere dalla tua esperienza, dal tuo altruismo, dal tuo affetto per chi ti arrampica sopra le dedichi a te stesso. Non è un atto volontario o egoista. E’ il mammifero che salva sé stesso. E’ l’istinto. E quando l’uomo civilizzato riprende il sopravvento e pensa al compagno che cade … ormai è troppo tardi.

Quindi?

Quindi quando la catena di assicurazione non richiede l’uso di un freno non assistito, lasciatelo a casa. In falesia gli spit stanno piantati nella parete e un’eventuale sicura statica non li stacca. E se l’assicuratore, per qualunque motivo, perde le mani sulla corda, il primo non si schianta. Ciò non significa che il freno assistito debba diventare un alibi per fare sicura in maniera distratta, tanto quanto avere a casa una televisione non obbliga a guardarla. Ciò non significa che non si debba imparare a fare una sicura variabile (in funzione della morfologia della parete) e dinamica (laddove serva). Per questa basta accompagnare con il corpo il volo, o al massimo tenere la frizione aperta e usare il dispositivo come fosse un freno non assistito.

In sostanza … quando andate in falesia lasciate i freni non assistiti a casa. Non sono necessari. E se tutto va male possono essere letali. E vi assicuro. Quando va male, non ve ne accorgete prima. Ma solo dopo.


9 responses to “Se andate in falesia, lasciate a casa il secchiello

  • SILVIO

    se ho ben capito e se ricordo bene la via, quindi la placca che si è staccata è quella su cui si trovava l’orecchietta, non la lama dove avevi i piedi, dico bene ???

  • Tengri

    Sì … l’orecchietta era lo spigolo in alto a sinistra di quel mostro che è venuto giù ….

    • SILVIO

      per come poteva andare, direi che è andata benissimo…!!!!

      sul freno, concordo con te, autobloccante tutta la vita, anche se, come hai detto, il vero fattore decisivo è il compagno che fa sicura !!!

  • Tengri

    Infatti … ma il compagno che fa sicura deve essere una costante … l’altra è una variabile

  • SILVIO

    quel settore di Leano godeva fama di avere buona roccia; quanto accaduto non ha una spiegazione accettabile, probabilmente eano anni che quel blocco aveva una fessura posteriore, poteva non accadere mai, potava staccarsi in un giorno di pioggia, e così via; è una variabile tavolta assolutamente imprevedibile, anche in falesia purtroppo.

  • Tengri

    la variabile intendevo il freno. A prescindere da quello scelto il compagno DEVE essere attento.

    E sì … su quella placca era imprevedibile. Ed era in piena via.

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