Il solito trucco

Ormai è abbastanza facile rendersi conto quali questioni sono del tutto irrilevanti per la vita dei cittadini. Basta leggere le notizie sui media mainstream (ma anche su buona parte di quelli dell’era social che spesso non fanno che sostituirsi all’urlo dello strillone di inizio secolo).

Ma come, devo saltare proprio le notizie principali? Ma non sono quelli i fatti più importanti?

Domande lecite, per carità. Se non fosse per il fatto che le maggiori testate sono controllate da gruppi con interessi ormai coincidenti. Se non fosse che l’effetto delle larghe intese e degli inciuci è ormai quello di rendere praticamente identici i pezzi di libero e dell’Unità. Tanto per citare quelli che dovrebbero essere gli organi di riferimento dei due estremi dello spettro.

Una prova qualunque?

“Faccio caciara, ergo esisto Il triste epilogo del grillismo 11 Movimento che doveva ribaltare il Palazzo non è mai stato veramente incisivo. Per uscire dall’isolamento ha quindi scelto lo scontro permanente. Ma così tradisce 8 milioni di voti GRILLINI SENZA FRENI CAMERA A 5 STALLE Urla, spintoni, botte, offese sessuali: i deputati di Grillo prendono d’assalto il Parlamento È la certificazione del loro fallimento: non toccano palla e fanno casino per far vedere che esistono” [Libero]

Quei giochi pericolosi di Beppe & C Sulla pelle dell’Italia MASSIMO ADINOLFI QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI COMINCIANO A GIOCARE. I DURI E I GRILLINI. SOLO CHE IL GIOCO SI CHIAMADEMOCRAZIA PARLAMENTARE,e troppa durezza rischia di ammaccarlo seriamente. Le cronache di queste giornate raccontano di insulti, risse, occupazioni [Unità]

Potrei proseguire con praticamente tutti gli altri quotidiani, siti di informazione e servizi televisivi con la sola eccezione del Fatto Quotidiano. Ve lo risparmio, sarebbe un dejavu continuo. E la ripetizione è così ossessiva che chi usasse solo quelle quali fonti di informazione rischierebbe addirittura di crederci. A maggior ragione se mezzi di informazione all’apparenza così diversi fra loro dicono la stessa cosa.

Quando succede così, però, non è nemmeno sufficiente prenderne atto, alzare le spalle e risettare l’interpretazione. Questa fase oggi è fin troppo facile. Cerchi le notizie più grandi, più strillate, più ripetute e per avere qualcosa di simile ai fatti che gli stanno dietro le ribalti a 180°. E’ un artificio chiaro. Un’iperbole. Come dire che tutte le parole spagnole sono piane e quelle inglesi sdrucciole. E’ chiaramente un’esagerazione. Ma nel dubbio è uno strumento che un’alta percentuale di riuscita. Proprio come quando in spagnolo o in inglese incontri una parola che non sai pronunciare e ti devi buttare.

Non basta dicevo. Perché quasi sempre l’urlo mediatico, il polverone notiziario, non sono nient’altro che il fumogeno lanciato per nascondere il vero atto progettato da un decisore accorto che sa di fare qualcosa di inammissibile. Si chiama strategia della distrazione. In guerra fa parte delle tecniche di base dello scontro. Perché non dovrebbe funzionare in politica, che è solo la maniera socialmente accettabile con cui si raggiungono i risultati di una guerra senza prendere in mano le armi e spargere sangue in maniera contenstuale?

Ciò su cui si dovrebbe riflettere è che in guerra l’inganno, la deception, il fumo, vengono utilizzati per farsi beffe del nemico. Nella politica servono a farsi beffe del cittadino. Ergo … mutatis mutandis …

Anche di questo volete la prova?

Mentre imperversa la fuffa sulla legge elettorale – come se ne esistesse una ce risolve tutti i problemi dell’ingovernabilità di un paese – guardate che succede.

La gravissima vicenda della privatizzazione di Bankitalia

Fonte: http://www.senzasoste.it/nazionale/la-gravissima-vicenda-della-privatizzazione-di-bankitalia

Tutti ricordiamo il tormentone Imu sì-Imu no, una bolla mediatica che ha accompagnato la vita politica istituzionale per metà 2013. È stato sostituto, sempre con Silvio protagonista (complimenti, anche vicino al sarcofago riesce a condizionare i nanerottoli politici di via del Nazareno) dall’altra bolla mediatica, quella della legge elettorale.

Bene, immaginate che casino succederebbe se qualcuno grosso, qualcuno di importante, volesse imporre una bella patrimoniale, di quelle toste. Già, immaginate il coro dei Roberto Speranza, uno che la parte l’ha imparata presto: “irresponsabile”, “populista” etc., e i sottili distinguo dei sindacalisti gialli Camusso e Landini sulla patrimoniale.

Il problema, non proprio leggerino, è che la proposta di una forte patrimoniale per l’Italia, sempre per il rigore dei conti pubblici, non l’ha avanzata qualche populista ma la Bundesbank. Eh sì. Era in prima pagina due giorni fa sulla Handelsblatt e su Die Welt, edizione online di entrambe le testate.

Così, mentre le prime pagine dei giornali italiani sono rigonfie di cose inutili, la banca centrale del principale paese dell’eurozona ha chiesto per noi una bella stangata (non esiste legge elettorale che risolva il problema della rappresentanza e dei processi decisionali. Ma da prima dello scioglimento del Pci i “riformisti” hanno provato questa droga del politico detta “legge elettorale”, e non hanno più smesso…).

D’altronde, con un’economia paralizzata cosa credete che voglia il grande fondo estero, come garanzia, per comprare i nostri titoli? Ma i nostri patrimoni! Grandi e piccoli che siano, basta non averli alle Cayman (come lo sponsor di Renzi). Così vuole la Bundesbank.

E che rapporto c’è tra queste necessità della Bundesbank e il decreto Imu-Bankitalia presentato furbescamente alla televisione e alle camere? Se qualcuno crede che le comparsate della Boldrini servano per garantire il rispetto alle istituzioni, viva il suo Nirvana e non proceda oltre nella lettura. Sennò ascolti un dettaglio. Prima di tutto mettere l’Imu nel decreto è costruire un cavallo di Troia (absit injuria verbis) per far passare tre perle:

1) L’aumento dell’acconto Ires.

2) La “sanatoria” sul gioco d’azzardo, che è un regalone a tutte le agenzie che dovevano somme astronomiche allo Stato.

3) La sterilizzazione del potere di veto del ministero dei beni culturali e (sic) del Ministero dell’Ambiente sulle dismissioni (e vai con nuovi ecomostri).

E qui arriva la perlona contenuta nel decreto Imu che prende anche il nome del gioiello, diventando decreto Imu-Bankitalia. Cosa prevede il gioiello?

1) La legittimazione della proprietà privata dell’ente che solo nominalmente resterà pubblico (nomina del governatore, vero Re Pipino della situazione)

2) L’impossibilità del potere pubblico di poter dire alcunché sulla compravendita delle quote di Bankitalia (quindi se qualcuno o qualcosa che ha interessi che non coincidono con quello nazionale prende piede in Bankitalia, il pubblico non può porre veti. Solo per questo Napolitano meriterebbe l’impeachment, altro che…)

3) Si apre legalmente la strada ad un patto di sindacato, esplicito o occulto, dove una serie di soggetti finanziari che entrano nelle banche italiane fanno cosa gli pare di Bankitalia (guarda caso tre giorni fa qualcuno ha fatto la spesa con i titoli bancari italiani che sono andati anche a -16 in una seduta).

4) Le privatizzazioni possono essere pilotate da questo patto di sindacato ormai legittimabile da questo decreto (vedi vicenda Cassa depositi e prestiti).

5) Il patto di sindacato (cioè l’insieme delle regole volte a determinare l’assetto della proprietà di una società), possibile e sostenibile da hedge fund che hanno un portafogli largo quanto il nostro Pil, può a questo punto controllare l’oro di Bankitalia a sostegno dell’euro. Proprio come desidera la Bundesbank. E ce la vedete questa nuova Bankitalia, in mano a tutti fuorché all’Italia, opporsi nel caso alla patrimoniale come desiderata dalla Bundesbank? “Ragassi” – avrebbe detto il povero Bersani – “Sciamo in Europa..”.

A questo punto anche un elettore di centrosinistra, cioè uno che in politica fa uso di droghe nemmeno tanto leggere, capisce la verità. Che la “crescita” non esiste, non ci sarà. Ma solo un periodo di estrazione di risorse da questo paese. Fino a quando non ci sarà nulla da estrarre e i nostri giovani accetteranno salari da 250 euro il mese, competitivi con l’Ucraina che spinge per entrare in Europa a costo della guerra civile, facendosi prendere per fame. in un paese dai prezzi tedeschi causa tasse e balzelli.

Tutto questo ha un nome nei manuali di concorrenza economica. Si chiama strategia del “Beggar thy neighbour”. Ovvero: porta il tuo vicino a mendicare. Ci guadagnerai un sacco. Specie se nel paese del tuo vicino ci sarà qualche servo che dà del populista e dell’irresponsabile a chi si oppone al saccheggio.

La proposta della patrimoniale della Bundesbank è all’opposto della patrimoniale “de sinistra”. Si tratta semplicemente di tassare e spedire in Germania. “Prima” deportavano uomini e ricchezze e mettevano tutto nei vagoni piombati. Ora sono solo interessati alle ricchezze, ma senza disturbare il traffico ferroviario.

Diffidate gente. Diffidate.

Tanto per approfondire


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