Chi ha paura di Grillo?

E del Movimento Cinque Stelle, è necessario aggiungere. La domanda è lecita. Perché quando si attiva la logica dei due pesi e delle due misure (2P2M), allora qualcosa non quadra.

Un inciso prima di proseguire. Che siate d’accordo o meno con le proposte, le posizioni, i programmi del M5S la riflessione è comunque interessante dal punto di vista degli equilibri (forse meglio disequilibri) politici nel nostro Paese.

L’esempio più palese della necessità dell’interrogativo è il recente referendum interno al M5S sulla abrogazione del reato di immigrazione clandestina. 2 terzi degli aventi diritto hanno votato per l’abrogazione del reato. Esattamente il contrario di ciò che Grillo stesso aveva indicato. Puntuale è scattata la logica 2P2M. Se il leader zittisce i suoi iscritti si sollevano le urla di chi mette in dubbio la democrazia interna al Movimento. Se il leader si sottomette alle indicazioni del suo “popolo”, allora dovrebbe dimettersi (da cosa non si capisce). In sostanza un leader democratico non può esistere. O sei autoritario o devi dimetterti.

Tuttavia, a prescindere che siate d’accoro o meno con il reato in questione – o che siate d’accordo o meno con una o l’altra delle violazioni della democrazia – la cosa curiosa è da dove vengono gli strali contro il M5S

Inizia l’Unità:

Titolone in prima pagina “Grillo cade nella Rete”.

Poi l’articolo di Michele di Salvo

Dimissioni, se Beppe Grillo fosse un vero segretario

MICHELE DI SALVO «DALLE 10 ALLE 17 GLI ISCRITTI CERTI- FICATI HANNO ESPRESSO IL PARERE VINCOLANTE SUL VOTO che il gruppo parlamentare del Senato dovrà esprimere domani 14 gennaio sul “reato di clandestinità”. 15.839 hanno votato per la sua abrogazione, 9.093 per il mantenimento. I votanti sono stati 24.932. Gli aventi diritto erano gli iscritti certificati al 30 giugno 2013, pari a 80.383». Manca la firma «la Casaleggio e associati rende noto». Non si sa se anche approvi, ma tant’è. E con questo laconico comunicato che dal blog di Beppe Grillo, organo unico più che ufficiale del Movimento 5 Stelle, il popolo pentastellato apprende l’esito di questa consultazione, e tutti noi a nostra volta finalmente sappiamo, in barba all’articolo 67 della Costituzione, come il terzo gruppo in Senato voterà domani. Con questo comunicato si chiude – forse – una polemica politica e programmatica profonda, proprio con alcuni senatori che avevano sollevato la questione, rivendicato la decisione come comunque coerente con il proprio elettorato (e la propria coscienza), e ne era sorta una violentissima controversia, con un Beppe Grillo che si è lasciato sfuggire anche che «se avessimo detto che avremmo fatto questo ai nostri elettori avremmo preso percentuali da prefisso telefonico». I TEMI CARI ALLA GENTE Sl, un Beppe Grillo sempre molto attento ai temi «cari alla gente», non tutti, solo quelli vendibili in un populismo facile, senza troppe argomentazioni, condito con qualche cifra sbagliata e soprattutto senza mai rispondere alle domande scomode e senza mai rendere conto di molte sue affermazioni. Già, a un Grillo impegnato in questi giorni a definire una linea coerente con i suoi riferimenti europei, da Alba dorata ai No Euro alla parte movimentista del Fronte Nazionale, agli euroscettici inglesi e spagnoli, per un Beppe impegnatissimo a drenare i voti del centro destra tanto da «mandare in India» una sua delegazione perché finalmente si è accorto del caso dei marb, avere anche questa seccatura proprio non deve essere andata giù. Del resto il suo inseguimento della Lega Nord sui temi dei «clandestini criminali» e «immigrati che ci rubano il lavoro» è uno Stavolta a chi darà la colpa? Ai media contrari oppure ai complotti delle note lobby degli immigrati clandestini? dei pochi contenuti sui quali, c’è da dirlo, il Beppe nazionale e nazional-popolare non si è mai smentito. NIENTE DIKTAT Stavolta però sarebbe stato troppo continuare a far da sé, minacciare espulsioni e ritorsioni e diktat, perché di una qualche base hai pur bisogno se quanto meno alle elezioni europee vuoi presentare la lista della rabbia e dello sfascio. E allora dopo aver già messo a dura prova i suoi, decidendo da solo che «in Sardegna non ci si presenta» (numeri dei sondaggi alla mano sarebbe stata una debacle, ma non lo puoi mica dire e ammettere), una forma di «partecipazione» doveva tirarla fuori dal cilindro del suo blog. Ci ha pensato Casaleggio. Consultazione alla chetichella, poche ore senza alcun preavviso (le precedenti consultazioni erano state annunciate con svariati giorni di anticipo), e vediamo che cosa esce fuori. Gli è andata male. Stavolta ha perso Beppe Grillo. Certo, sarà colpa dei media contrari (che però per una volta non si sono occupati della vicenda), dei complotti delle note lobby degli immigrati clandestini, o per una volta di una sana e spontanea linea più che politica direi semplicemente «umana»? Certo quelle percentuali di votanti, appena 25mila su 80mila, qualche margine lo offrono. In fondo sarà stato per questo. In un qualsiasi partito o movimento anche solo tendenzialmente democratico, il «segretario» prenderebbe atto che la sua linea è stata bocciata, convocherebbe una direzione, un’assemblea, qualsiasi cosa di collegiale e rappresentativa della base «umana» del suo movimento, e si dimetterebbe. IL PROPRIETARIO Ma come fai nel caso di Grillo? Lui è il proprietario del logo, il presidente di un’associazione a tre con suo nipote e Gianroberto. Privarlo del logo sarebbe un esproprio proletario, o una donazione forzata. E poi a chi? In attesa di sciogliere un dilemma, che perla verità siamo certi Beppe non si è mai posto, registriamo la fine del laconico comunicato. Più per la sua base leghista e di destra che per noi o per i suoi: Beppe precisa «con l’abrogazione si mantiene comunque il procedimento amministrativo di espulsione che sanziona coloro che violano le norme sull’ingresso e il soggiorno nello Stato». Adesso sì che siamo tutti più tranquilli.

Le parti in neretto fanno capire fin troppo bene l’antifona. Per l’organo ufficioso (uno dei tanti) del PD Grillo va a destra. Cerca i voti degli euroscettici (che per definizione sono di destra visto che gli euristi più convinti sono di sinistra?) e dei movimenti razzistoidi.

Gli risponde il Giornale e la penna è quella del suo direttore.

Grillini Fuori controllo. Il titolo accenna di nuovo alla questione della democrazia interna. Il Leader non li controlla più.

II Movimento Cinque Stelle sconfessa il suo leaderBeppeGrillo e si schiera per l’abrogazione del reato di clandestinità. La decisione è il risultato di un referendum lanciato su Internet tra gli iscritti: due terzi hanno votato sì, solo un terzo ha seguito l’indicazione del capo che soli pochi mesi fa aveva pubblicamente smentito – e fermato – un suo parlamentare che voleva proporre una le : e pro immigrazione facile. Per chi non lo sapesse, il reato di clandestinità non è una tortura suppletiva per i disperati che sbarcano sulle nostre coste, ma una norma di legittima auto-tutela di un libero Stato in vigore in tutti i Paesi civili, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti in testa. Adesso lo sappiamo: votare Cinque Stelle vuol dire andare verso una immigrazione selvaggia eimpunita. Non cheorail reato di clandestinità spaventi più di tanto o serva da diga contro le ondate di immigrati. Ma ribadisce un principio fondamentale: in Italia entra solo chi ha un permesso, e quindi un lavoro e quindi una casa. Su questo non si può e non si deve trattare, pena abdicare alla sovranità, oltre che alla sicurezza delle nostre città. Quello dell’immigrazione clandestina non è l’unico caso in cui i grillini scherzano col fuoco. Le loro coccole ai manifestanti NoTav nei giorni caldi delle contestazioni violente in Val di Susa avevano creato un alone di simpatia attorno a un movimento, i No Tav, che oggi scopriamo pesantemente inquinato non solo da facinorosi e delinquenti comuni, ma addirittura da terroristi. Sono infatti di queste ore minacce di morte in puro stile brigatista che, sotto la bandiera No Tav, vengono rivolte a giornalisti, politici e addirittura magistrati. La deriva dei Cinque Stelle conferma il sospetto che da sempre abbiamo nutrito. Un conto sono le estrose, e a volte condivisibili, esternazioni di Grillo contro la casta, le banche voraci e l’Europa del cappio all’Italia. Altro è lo zoccolo duro dell’elettorato Cinque Stelle, pericolosamente vicino all’ala più radicale della sinistra e forse anche oltre. Qui uno rischia di votare per abolire i vitalizi dei parlamentari e di ritrovarsi con i clandestini liberi e protetti, con i violenti a farla da padroni in Val di Susa, con una nuova stagione di terrorismo. E per come si stanno mettendo le cose non c’è certezza che il vecchio Grillo riesca a tenere la situazione sotto controllo via Internet. Anzi, il voto di ieri, semmai, dimostra il contrario.

Per Sallusti Grillo va a sinistra. Anzi di più. Ci regalerà una nuova stagione di terrorismo sanguinario. Non solo ma è un leader troppo democratico, che non riesce tramite la magica bacchetta della Rete a tenere a bada i suoi iscritti.

Ma insomma Grillo va a destra o va a sinistra?

La risposta a una domanda stupida non può che essere idiota nel contenuto e inutile nella forma.

La realtà è che la campagna elettorale per le Europee è già bella che iniziata e i due Centri (quello a destra e quello a sinistra) se la fanno addosso. Cosa succederebbe se i loro magici sondaggi prendessero una cantonata peggiore di quella presa alle politiche dello scorso anno? Cosa succederebbe se le operazioni di maquillage del giovanilismo renzalfaniano o dell’ennesima plastica berlusconiana si rivelassero inutili mascherate? Che rinsaldano la fede dei duri e puri ma non convincono gli indecisi, ago della bilancia e necessari per la vittoria elettorale?


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