Tira il sasso e nascondi la mano

Protocollo minimo di autodifesa dalla disinformazione scientifica

I media ufficiali, quelli che chiamiamo mainstream, non fanno (solo) informazione. Vendono spazi pubblicitari. Ed è di questi che vivono. Uno spazio pubblicitario aumenta il proprio valore in funzione della numerosità di chi lo vede. La pubblicità infatti, banalizzando, è uno strumento di comunicazione superficiale. Punta generalmente alla moltitudine e non prevede, né suggerisce, approfondimenti. L’obiettivo è creare un emozione e sulla base di essa cementare un’informazione scarna e facilmente fissabile.

Di conseguenza una notizia poco accurata (volendo anche totalmente falsa) ma che alza il livello di emotività di chi la fruisce, rappresenta un acceleratore per la pubblicità che gli compare accanto. In linea di massima non è nemmeno importante che le due emozioni siano dello stesso tipo. Se mi incazzo perché una petroliera ha riversato il suo contenuto nel mare. Il sopravvento preso dall’emotività mi predispone a digerire meglio anche i messaggi positivi che la marca di shampoo ha messo nel suo visual ad lì accanto.

Questo rende più comprensibile l’abuso della logica della notiziabilità da parte dei media “commerciali” (intendendo con questo “quelli che vivono grazie alla pubblicità e non alle quote pagate da chi compra il loro servizio primario: ovvero l’informazione”). In sostanza l’atteggiamento secondo il quale se una notizia moltiplica i lettori, fa schizzare lo share, gonfia i click, satura l’etere, allora meglio darla e pomparla. A prescindere dal fatto che si sia verificata la sua attendibilità.

Con le questioni di carattere scientifico, soprattutto quelle calde, il gioco del “tira il sasso e nascondi la mano” è ancora più efficace. Complice anche l’elitarismo di molti ambienti scientifici, l’incapacità comunicativa e divulgativa della maggior parte dei ricercatori, l’imprintig culturale di gran parte del grande pubblico – ormai propenso a recepire come “scientifici” contenuti spesso provenienti dalla fiction.

Di esempi di falsi miti scientifici pompati dai media, sconfessati dalla ricerca e mai ritrattati dai mezzi di informazione che ne sono a decine. Come mai? Ovvio. Perché in termini strettamente mediatici, tirare il sasso fa notizia. Svelare la mano nascosta, invece, non solo non fa notizia ma mina la credibilità di chi quella notizia falsa l’aveva diffusa in prima istanza.

La conseguenza più immediata è che i cittadini continuano a vivere persuasi di conoscere la verità. Convinti dalla ridondanza della falsità (se lo dicono tutti dovrà pur essere vero), dalla presupposta autorevolezza della fonte mediatica (lo dice la televisione) e dall’assenza di ritrattazioni.

Un esempio per tutti …. tanto per farne uno …. La mucca pazza. Vi ricordate no? Mucche alimentate con farine animali che svilupparono la malattia. Media e cittadini gridarono contro la violazione da parte dell’uomo dei principi stabiliti dall’evoluzione, al solo fine di aumentare i profitti. Beh, il mito è in realtà falso.

Ve lo raccontano i biotecnologi B e C a dialogo con il lettore A (che è quello medio) di un blog afferente a un noto quotidiano.

A: E se parlassimo di mucca pazza, aviaria e altre malattie? […] alimentare i bovini con farine animali è un’assurdità che solo gli scienziati riduzionisti possono pensare. Lo capiscono anche gli studenti del I anno di biologia che i batteri che si sviluppano su farine animali sono completamente diversi dai batteri presenti sui vegetali. Il buon senso spesso prevale sui moderni sacerdoti…

B: Le farine animali non vengono digerite dai batteri, ma dal bovino nell’abomaso.

A: ancora peggio !!! allora è proprio cannibalismo ….. milioni di anni di evoluzione trascorsi inutilmente

B: Gentile A, la realtà è che molti non intendono discutere e vedono nel confronto semplicemente un mezzo per affermare le proprie convinzioni contro tutte le evidenze. Alimentare un vacca da latte con le farine di carne non era un’assurdità si sfruttavano le conoscenze fisiologiche, i ruminanti sono pseudo erbivori che mangiano vegetali e, grazie alla simbiosi ruminale, digeriscono proteine batteriche e non vegetali. Questo permette l’utilizzo delle farine di carne, altrettanto non lo posso fare con il cavallo, la cui fisiologia è differente, così come non posso costringere il gatto a mangiare dei vegetali, nonostante i tentativi di molti proprietari. Il problema della mucca pazza nacque con lo studio di valutazione d’impatto ambientale che “consigliò” l’abbassamento delle temperature di lavorazione, che sterilizzavano le farine e così nacque la mucca pazza. Le sue convinzioni possono accettare questi fatti?

C: Ma la causa della BSE non erano prioni (oltretutto resistenti alla temperatura)?

da wikipedia: “the British Inquiry dismissed suggestions that changes to processing might have increased the infectious agents in cattle feed, saying “changes in process could not have been solely responsible for the emergence of BSE, and changes in regulation were not a factor at all.”[18] (The prion causing BSE is not destroyed by heat treatment.)”

B: E’ vero oltre all’abbassamento della temperatura ci fu anche l’eliminazione di agenti chimici che dovevano eliminare i grassi. Quando si decise di cambiare la metodologia di lavorazione, il prione non venendo più inattivato, cominciò a fare danni. Purtroppo troppo spesso la strada per l’inferno molte volte è lastricata di buone intenzioni

A: Grazie per l’attenzione concessami. Io, da grande ignorante, accetto le Sue valutazioni, però mi si pongono alcuni quesiti. Chi pagherà per chi è morto a causa della mucca pazza? Perché le Sue affermazioni non sono state rese pubbliche e certificate da un organo statale che spiega il perché di cosa sia accaduto? Non è un mio diritto sapere? E perché non posso scegliere LIBERAMENTE che carne comprare, se quella di mucca trattata biologicamente o diversamente? Grazie e buona giornata…

B: La fisiologia degli animali domestici è un corso della facoltà di Agraria del 1° anno, niente di eclatante.
Le farine animali attualmente sono vietate nei ruminanti, e quindi non si discute sul loro utilizzo oramai vietato.
Non mi sembra che nessuno Le stia imponendo quale carne mangiare o se mangiare carne, si scelga un macellaio di fiducia.
Sui risarcimenti, occorre andare indietro nel tempo al governo Tachter in Gran Bretagna.

La buona notizia è che non tutto è perduto. Il cittadino A, a dialogo con biotecnologi che si riescono a spiegare in modo semplice, comprensibile e intuitivo, sembra rivedere le sue posizioni.

In linea di massima esiste un buon protocollo di autoprotezione dalla disinformazione scientifica:

  1. Se l’articolo cita UNO studio o UNO specialista iniziate a farvi venire i dubbi. Il giornalista avrà cercato quasi sicuramente chi conferma le sue ipotesi
  2. Se l’articolo cita una “review” (rassegna) di articoli scientifici sull’argomento la cosa inizia a farsi più attendibile
  3. Se l’articolo cita le fonti scientifiche dirette, leggetele e accertatevi che la verità non sia stata piegata troppo alle regole della notiziabilità. Se non le cita, iniziate ad accendere il motore della vostra macchina del dubbio
  4. Un vero scienziato sa bene che le sue “scoperte”, per quanto confermate dai dati, non sono verità assolute, valide da ora in avanti fino alla fine dei giorni come fossero i comandamenti di una religione. Uno scienziato sa che il compito della scienza è proprio quello di mettere in dubbio le teorie e le verità assodate, cercando soluzioni nuove e più efficaci.
  5. E’ vero che la Rete ha reso più accessibile e condivisibile il sapere. Ma come ogni medaglia, anche questa ha il suo rovescio. Il numero dei rimbalzi non sempre significa attendibilità (quando c’è la scienza di mezzo) della notizia. La Rete tende ad essere umorale e a rimbalzare le notizie più sulla base dell’emotività (la stessa a cui si affida la pubblicità – vedi sopra) del momento che non dell’esattezza dell’informazione. In questo senso la Rete è più pubblicitaria (emotiva) che informativa (razionale). Questo non significa che in Rete non ci sia buona informazione. Tutt’altro. Bisogna solo saperla cercare e verificare.

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