I partiti social-democratici dietro al neo-estremismo nero in Europa

“I partiti social-democratici hanno preso una scelta decisiva a metà degli anni ’90: sono entrati in società con il capitale finanziario. Al tempo, aveva un senso. Non era mai stato facile per i socialdemocratici convincere gli industriali, i commercianti, il mondo degli affari in generale, a finanziare il Welfare state al quale erano, invece, impegnati. E’ stato più facile invece chiudere gli occhi agli opachi raggiri dei banchieri degli anni ’90 e 2000 (senza del resto mai comprenderli del tutto) ed, in cambio, ottenere una piccola percentuale delle montagne di rendite che i banchieri producevano per finanziare i programmi sociali – alcuni molto degni, del resto.”
Ma, in modo tragico, nel 2008 le banche sono crollate e le montagne di surplus finanziari si sono trasformati in pesanti perdite. A quel punto, i banchieri hanno richiesto che gli Stati riempissero quei buchi con soldi prestati dai contribuenti ed i socialdemocratici avevano perso sia l’autorità morale che la capacità teorica per opporsi a questi argomenti”.

Più chiaro di così!!!

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Alessandro Bianchi intervista Yanis Varoufakis, professore di Teoria economica, all’Università di Atene

fonte: beppegrillo.it/2013/10/la_troika_e_i_nuovi_fascismi.html#comments

originale: http://yanisvaroufakis.eu/2013/10/11/euro-crisis-modest-proposal-social-democracys-waterloo-and-the-threat-of-fascism-interview/

Alessandro Bianchi: “Professore, insieme a Galbraith e Holland, ha aggiornato nel luglio scorso la sua “Modest Proposal“, in cui indicava quattro programmi di politica economica di assoluto buon senso che potrebbero aiutare l’Europa ad uscire dal collasso attuale. Programmi, però, che i Paesi del Nord, Berlino in particolare, hanno dimostrato di non voler attuare in nessun modo. Allo stato attuale delle cose, non ritiene che la migliore soluzione per i paesi dell’Europa meridionale sia l’uscita dalla moneta unica?
Yanis Varoufakis: “Se potessimo tornare indietro nel tempo, la migliore scelta per i Paesi dell’Europa del sud – e dell’Irlanda – sarebbe di rimanere fuori dalla zona Euro. Dal 2000 in poi, il comportamento delle potenze del nord e del sud del continente ha sciolto ogni dubbio su una possibile evoluzione in una entità federale della zona Euro, anche dopo una crisi esistenziale che ha minacciato la sua integrità. Detto brutalmente, le nostre élite hanno commesso un peccato capitale mettendo i paesi periferici in una versione “europea” del Gold Standard, che ha causato massicci afflussi di capitale nelle regioni deficitarie, producendo gigantesche bolle e ha prodotto una depressione permanente negli stessi Paesi in deficit una volta che sono scoppiate le bolle, dando così seguito al 1929 della nostra generazione (il 2008).
Uscire della nostra orribile unione monetaria non ci riporterà, anche nel lungo periodo, al punto in cui saremmo se ne fossimo rimasti fuori. Una volta dentro, una via di fuga potrebbe spingere le nostre balbettanti economie sociali su un terribile precipizio. Soprattutto se ciò avvenisse in modo non coordinato da un Paese ad un altro. Il motivo è molto semplice: a differenza dell’Argentina nel 2002 e della Gran Bretagna nel 1931, uscire dalla zona euro non è solo una questione di disancoraggio tra la nostra moneta ed una straniera, perché non esiste una moneta da disancorare. In altre parole, dovremmo creare una moneta – un compito che richiede almeno 8-10 mesi – per poi disancorare o svalutare. 8/10 mesi di ritardo tra l’annuncio di una svalutazione ed il suo effettivo compimento sono sufficienti per far tornare le nostre economie all’età della pietra.
Naturalmente tutto questo non significa che i Paesi periferici europei debbano subire in silenzio i danni prodotti da un’insostenibile e misantropa Eurozona. I nostri governi possono esercitare i loro poteri di veto al prossimo vertice dell’Unione Europea o riunione dell’Euro-gruppo e chiedere che politiche come quelle che abbiamo proposto nella nostra Modest Proposal vengano discusse seriamente, in modo che sia data la possibilità di riconfigurare il sistema in modo sostenibile.
Alessandro Bianchi: “Il Wall Street Journal di questa settimana ha pubblicato gli inediti resoconti delle dichiarazioni dei membri del board durante la riunione del 10 maggio 2010, che ha poi aperto al piano di salvataggio della Grecia. In diversi avevano predetto la sua insostenibilità, il fatto che avrebbe solo permesso a banche e creditori privati di riappropriarsi dei loro investimenti e peggiorato la situazione socio-economica del Paese, senza migliorare, del resto, l’andamento debito/Pil. Tutto quello che poi è successo nella realtà. Anche alla luce di queste rilevazioni come giudica il comportamento della troika nel suo paese ad oltre tre anni di distanza?”
Yanis Varoufakis: “La troika passerà alla storia come un’Alleanza Sacrilega tra irrazionalità e malvagità. I rappresentanti delle organizzazioni, che sapevano perfettamente che le politiche che stavano imponendo sarebbero fallite, hanno svolto i loro ‘ordini‘ senza rimorso, ragione ed in un modo che ricorda la Banalità del Male di Hannah Arendt. Il loro secondo fine, nascosto dietro una retorica del ‘salvare‘ i nostri Paesi, non era altro che spostare le perdite dai libri contabili della Deutsche Bank e company sulle spalle dei contribuenti europei più deboli (compresi quelli in Germania che stanno sperimentando un dura restrizione del valore reale del loro salario).
Alessandro Bianchi: “Come in diversi altri paesi europei, anche in Grecia assistiamo all’unione dei partiti conservatori e socialisti per difendere un modello economico che ha portato il tessuto sociale al collasso. Come giudica l’azione del Pasok di Venizelos e quanta responsabilità le attribuisce rispetto all’attuale crisi?”
Yanis Varoufakis: “I partiti social-democratici hanno preso una scelta decisiva a metà degli anni ’90: sono entrati in società con il capitale finanziario. Al tempo, aveva un senso. Non era mai stato facile per i socialdemocratici convincere gli industriali, i commercianti, il mondo degli affari in generale, a finanziare il Welfare state al quale erano, invece, impegnati. E’ stato più facile invece chiudere gli occhi agli opachi raggiri dei banchieri degli anni ’90 e 2000 (senza del resto mai comprenderli del tutto) ed, in cambio, ottenere una piccola percentuale delle montagne di rendite che i banchieri producevano per finanziare i programmi sociali – alcuni molto degni, del resto.”
Ma, in modo tragico, nel 2008 le banche sono crollate e le montagne di surplus finanziari si sono trasformati in pesanti perdite. A quel punto, i banchieri hanno richiesto che gli Stati riempissero quei buchi con soldi prestati dai contribuenti ed i socialdemocratici avevano perso sia l’autorità morale che la capacità teorica per opporsi a questi argomenti. Sia come organizzazioni pubbliche sia come singoli politici, avevano venduto la loro anima al diavolo, che era ora ferito e chiedeva loro di rinunciare a tutte le priorità storiche per soccorrere coloro che avevano nutrito il loro caro Welfare state per un decennio. E così si sono piegati alla volontà dei banchieri. Invece di richiedere un default del debito pubblico in Grecia ed uno su quello privato in Irlanda, i socialdemocratici si sono uniti ai conservatori dalla parte dei banchieri per ritardare ogni fallimento fino al momento in cui molte delle perdite delle banche non fossero state trasferite sulle deboli spalle dei contribuenti.
In questa situazione, la base fedele dei partiti social-democratici si è sentita tradita. Dopo aver combattuto per anni per ottenere la distribuzione dei redditi, improvvisamente ha scoperto che il loro partito aveva stretto un’alleanza che, in nome del “salvataggio del paese dalla bancarotta“, ha effettuato la più brutale redistribuzione di reddito a favore di coloro che avevano generato il crac con i loro atti assurdi. Non ci è voluto molto perché i partiti socialdemocratici fossero abbandonati dalle buone intenzioni, dai migliori membri e finire nelle mani sporche dei carrieristi ed opportunisti che li hanno trasformato in loro feudi personali. E’ questo è proprio il caso del Pasok di Venizelos.”
Alessandro Bianchi: “Il partito all’opposizione più credibile che si oppone al commissariamento della troika oggi in Grecia è Syriza. Pensa che arriverà mai al governo? E come giudica l'”agenda europea” di Tsipras recentemente annunciata al Kreisky Forum di Vienna?
Yanis Varoufakis: “La mia paura è che la vittoria di Syriza possa arrivare troppo tardi. Vale a dire, dopo che i banchieri, in combutta con l’attuale governo, abbiano costruito una Nuova Cleptocrazia che, nel tempo in cui Tsipras sarà primo ministro, si sarà trasformata in uno Stato nello Stato. Per quel che riguarda la sua recente “Agenda europea“, penso sia un faro nell’oscurità attuale del paesaggio europeo.”
Alessandro Bianchi: “L’ultimo punto della sua Modest Proposal 2.0 invoca la creazione di un programma di solidarietà sociale per garantire i bisogni minimi esistenziali di tutti i cittadini europei ed impedire che la crisi sia il pretesto per l’ascesa dei totalitarismi. Ritiene possibile il ripetersi di quanto accaduto negli anni’30 del 1900? E la situazione della Grecia è così differente da quella degli altri paesi dell’Europa meridionale?”
Yanis Varoufakis: “Si, abbiamo ripetuto gli errori degli anni ’30 e dovremo, dunque, non essere sorpresi se stiamo evocando gli stessi tipi di demoni. Per fortuna, Portogallo e Spagna non hanno visto l’ascesa di partiti nazisti. Ma i due Paesi non hanno neanche avuto, almeno non ancora, una perdita del 30% del loro Pil. Se le cose dovessero continuare a peggiorare non ho dubbi che i nazionalismi estremi infileranno le loro brutte teste anche lì. Nel frattempo, l’estrema destra, i partiti filo-nazisti stanno crescendo in Danimarca, Olanda, Austria, nella regione scandinava ed in Ungheria. L’Europa sta giocherellando con fantasmi molto pericolosi che si nutrono e si rinforzano con ogni atto di diniego della vera natura della crisi.” Alessandro Bianchi

Leggi la “Modest Proposal” di Yanis Varoufakis

 

 


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