Cosa significa allenarsi

Che fai domani, ci vediamo? No, domani no, vado ad allenarmi. Ma siamo sicuri che allenarsi sia la parola giusta?

Dopo l’ennesima chiacchierata con il mio amico immaginario sull’argomento ho pensato fosse arrivato il momento di fissare alcuni punti. Lo faccio per me stesso poi se qualcun altro ne trae vantaggio, commenta, dissente, tanto meglio. C’è sempre da imparare.

  • Montare sulla spinbike e pedalare per un’oretta non significa allenarsi.
  • Scendere al parco un paio di volte a settimana e farsi una corsetta non significa allenarsi.
  • Andare in palestra di arrampicata e fare i blocchi non significa allenarsi.
  • Prendere la bicicletta nel weekend e farsi un giro non significa allenarsi.
  • Andare in falesia o in montagna e farsi qualche via non significa allenarsi.

La lista potrebbe essere infinita. Ma penso che gli esempi coprano buona parte dell’ampio spettro delle attività che mi interessano e con cui l’80% di chi non vive seduto prima o poi si cimenta.

Quelle elencate – e tutte le altre non scritte ma implicite nelle lista – sono tutte cose interessanti, positive, appaganti, di grande soddisfazione. Ma che hanno poco o nulla a che fare con l’allenamento.

Per allenarsi c’è bisogno ALMENO di questi elementi:

  • un obiettivo (qualcuno la definisce performance ma per me è un concetto riduttivo)
  • una vaga idea di quando raggiungerlo
  • una periodizzazione

Senza questi elementi minimi facciamo attività fisica, ci divertiamo con gli amici facendo qualcosa che ci piace, ma non ci stiamo allenando.

Il concetto chiave è quello della PERIODIZZAZIONE. L’allenamento altro non è che una routine che costringe il corpo e la mente ad adattamenti progressivi adeguati a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Perché questo succeda è necessario sottoporli a carichi progressivamente più “alti” di lavoro. Dove “alti” può significare tante cose. Più lunghi, più intesti, in ambienti meno confortevoli. O combinazioni varie di questi elementi. L’importante è che per ogni incremento venga fissato un valore temporale.

Il nostro corpo è quello dell’uomo del paleolitico. Raffinato dalla selezione naturale per accumulare grasso e ridurre i ritmi metabolici quando non indispensabili alla lotta per la sopravvivenza. Quindi esattamente l’opposto di ciò di cui avremmo bisogno per raggiungere il nostro obiettivo. Il corpo umano è geneticamente programmato per essere pigro. E l’invenzione di strumenti sempre più complessi che sostituiscono l’utilizzo della forza e del movimento ha peggiorato nel tempo le cose. Ciò significa che lo sforzo che l’uomo contemporaneo deve fare per condizionare il suo corpo in maniera adeguata a raggiungere l’obiettivo è molto superiore a quello dei suoi antenati. Ed essendo indirizzato ad attività che non implicano la sopravvivenza richiede anche una fortissima MOTIVAZIONE.

Ma infatti, l’istruttore in palestra mi fa la scheda! E me la cambia ogni 4-6 settimane, ribatte a questo punto il mio amico immaginario. Bene, gli rispondo. Perché l’80% degli istruttori nemmeno lo fa quello sforzo. Ma siamo sicuri che sia sufficiente?

Magari esistesse il manuale della periodizzazione! In realtà anche il più preparato fra gli istruttori (ho insegnato in palestra per 6 anni in Italia e in Inghilterra e vi assicuro che ce ne sono veramente pochi) può rappresentare al massimo un punto di riferimento. La scheda che vi dà è, nella peggiore delle ipotesi, uno standard che dà a chiunque. Nella migliore, si tratta di un adattamento dello standard alle 4 informazioni in più che gli avete fornito. Nell’80% dei casi non avrà nemmeno fatto un esame attento del PUNTO DI PARTENZA. Ovvero dell’elemento imprescindibile per periodizzare in maniera realistica il punto di arrivo. Il nostro OBIETTIVO per capirsi.

Gli unici a poter stabilire una periodizzazione ragionevole siamo noi! I tempi in cui il nostro corpo e la nostra mente reagiscono siamo gli unici a conoscerli. Il momento della giornata in cui funzioniamo meglio, i ritmi di sonno e veglia, i tempi di scarico e di riposo, le condizioni mentali necessarie per una sessione di allenamento che sia funzionale, la quantità e qualità del cibo che mangiamo. Queste sono tutte cose che attraverso un lungo cammino di autoconsapevolezza, basato su prova-errore-correzione, siamo noi gli unici a poter determinare. Di conseguenza senza questa conoscenza approfondita di come funzioniamo, cercare l’aiuto di libri blasonati o super guru dell’allenamento ha poco senso. Forse nessuno.

I libri, gli istruttori e gli amici più esperti possono senza dubbio funzionare per le linee guida. Ma l’unica vera periodizzazione siamo noi a poterla fare. Smettendo di inventare facili scuse per noi stessi. E basandoci su vecchio monito che il buon senso ci suggerisce a confronto con risultati fallimentari: se una cosa non funziona, provane un’altra.

Sembra una banalità, ma non c’è niente di peggiore per l’uomo della resistenza al cambiamento. Nella vita come nell’allenamento.


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