Una vita vissuta pericolosamente

No. Non quella di un ragazzo palestinese o egiziano. O magari quella di un alpinista estremo. Ma quella dell’abitante di una metropoli. La mia. La vostra.

Dopo l’ennesimo incidente arrampicatorio con amici e conoscenti ci si confronta sul fattore rischio insito in ciò che facciamo. E’ più pericoloso questo o è più pericoloso quello? La vulgata vorrebbe la montagna un ambiente pericoloso. E la novità è che è esattamente così. Nulla da eccepire. Il problema inizia quando si cerca di capire quanto è pericolosa. Mettendo spesso a confronto entità difficilmente confrontabili. Nel tentativo di razionalizzare il pericolo.

Perché di fatto è questo che facciamo. Chiederci se A è più pericoloso di B fa parte della nostra umana tendenza a cercare di controllare gli eventi. E di una più sottile strategia di protezione psicologica che ci porta a ricondurre i pericoli che ci circondano nell’alveo della normalità.

Carta canta! Si dice. Vediamo i dati.

Ma partiamo dalla vita di tutti i giorni. Vivo a Roma. In un appartamento. La mattina viaggio in scooter per andare al lavoro. Nel weekend prendo la macchina e percorro spesso l’autostrada per andare dove mi piace trascorrere il tempo libero. Per lavoro qualche volta viaggio in aereo. Una vita che sfido chiunque a considerare avventurosa. Figuriamoci pericolosa.

Ma carta canta. Vediamo.

L’appartamento dove vivo mi piace molto. Lo considero un po’ la mia tana. Il rifugio dove cerco sicurezza e protezione. Eppure secondo uno studio dell’ISTAT del 2012

Ogni anno in Italia si verificano 4,5 milioni infortuni in ambito domestico, di cui 8000 con esito mortale. E’ un dato enorme su cui è grave il silenzio dei mezzi d’informazione

Il 40% in cucina. La stanza che uso di più. Cazzo è tardi! Mi tocca andare al lavoro. Almeno lì starò tranquillo. Ci sono controlli in continuazione. Abbiamo pure il responsabile della sicurezza! E infatti le cose migliorano. Ma mica di tanto. Perché secondo lo stesso studio

La gravità emerge ancora di più se raffrontata agli incidenti sul lavoro, che pure ogni anno contano 775 mila vittime, e ben 800 morti

Scendo i cortile e accendo lo scooter. Ma davanti agli occhi ho altri numeri. A Roma infatti nel 2011 ci sono stati 18.235 incidenti stradali che hanno ucciso 186 persone e nei quali ne sono rimaste ferite 24.164.

Rimetto il cavalletto sullo scooter terrorizzato. Mi prendo un giorno di ferie. Domani arriva il weekend e finalmente posso passare un po’ di tempo libero fuori porta. Per arrivare prima prenderò l’autostrada. La prendo spesso. Che potrà mai succedermi? Ma a questo punto me ne voglio accertare. Apro il browser sul telefono.  E il portale sulla sicurezza stradale mi dice che nel 2012 sulla rete monitorata ci sono stati 26.773 con 280 morti e 13.350 feriti. Cazzo!

Quasi quasi anticipo il volo per Bruxelles e parto domani. Devo essere lì per lavoro lunedì. Mi ricordo infatti di aver letto alcuni dati dell’Aviation Safety Network che dice che nel 2012 ci sono stati solo 23 incidenti con 475 vittime. E nessuno in Europa. Finalmente ho trovato un’attività sicura. Resta da capire come arrivo in Aeroporto!

Ci avreste mai creduto se qualcuno vi avesse detto che cucinare è più pericoloso che volare? I dati sono ineccepibili in tal senso.

Sì. Ma anche un po’ no. Perché i numeri assoluti non ci dicono quante persone cucinano (tutti più o meno) e quante volano (molte ma non tutte sicuramente). Senza questo dato la probabilità di incontrare quel determinato pericolo non è dato conoscerla. E anche fosse si tratterebbe della probabilità statistica. Che i matematici distinguono dalla probabilità matematica (ovvero quella in cui si verifica un evento casuale). Nel nostro caso un evento pericoloso. Qui i due concetti sono spiegati bene.

C’è però un punto di contatto fra le due probabilità. Proviamo con un esempio. Se lancio una moneta in aria, la probabilità matematica che esca testa è 50%. Ma siamo sicuri che se faccio 10 lanci in 5 casi uscirà testa? No. La matematica non c’arriva. Non posso prevedere quante volte uscirà testa. Quindi se decido di fare solo 10 lanci, di fatto ogni lancio risulta uguale all’altro. Avrò quasi (ed è in questo “quasi” il succo) la stessa probabilità che esca testa. La legge dei grandi numeri però sostiene di Bernoulli sostiene che

La frequenza relativa con cui un evento casuale si manifesta tende ad assumere il valore della sua probabilità matematica quanto più il numero delle osservazioni è alto.

In soldoni, più lanci faccio più la probabilità che esca testa aumenta. A 2000 la simulazione al PC dice che più o meno ci siamo.

Cosa c’entra questo con il pericolo? Beh, il pericolo è la probabilità che un evento rischioso e casuale si verifichi in una determinata situazione. E seguendo le leggi del calcolo della probabilità ci rendiamo conto di un fattore sostanziale nel calcolo spannometrico del nostro individuale fattore di rischio. Una cosa che mi piace chiamare ESPOSIZIONE. Non so se è il termine giusto ma passatemelo.

Più ci esponiamo a un rischio più la probabilità matematica si avvicina a quella statistica. Di conseguenza più spesso compiamo un’azione, più spesso rientriamo nelle statistiche.

Di conseguenza sapere quanti siano quelli che cucinano e quelli che volano ci serve a poco. Più cuciniamo e stiamo in casa più possiamo rientrare negli 8000 morti del 2012. Più voliamo in Europa, più possiamo rientrare negli 0 morti del 2012.

Ma questo, nel calcolo dell’accettabilità del pericolo secondo me non basta. Un dato importante da tenere in conto è quella che mi piace chiamare MAGNITUDO. Ovvero l’intensità del pericolo al momento in cui l’evento si verifica. Gli 8000 morti in casa su 4,5 milioni di infortuni 45.000, fanno 1,7%, nel caso di incidente di morire. Non trovo il numero totale dei passeggeri dei 23 incidenti aerei del 2012 che sono costati al vita a 457 persone, ma sono ragionevolmente sicuro che la magnitudo sarebbe più alta dell’1,7%.

Tutto qui? La mia opinione è che esiste un terzo fattore, molto soggettivo, che incide non poco. Ed è quello che chiamo PERCEZIONE. La frequentazione assidua di una determinata situazione di pericolo la rende familiare. E ciò contribuisce ad abbassare la soglia di attenzione e a sottostimare i valori sia della magnitudo che dell’esposizione.

In sostanza il pericolo è come un forza fisica data dalla risultante di altre 3 forze. Esposizione, magnitudo e percezione. In quest’ottica dire quanto una cosa sia pericolosa o se sia più pericolosa di un’altra è un bell’azzardo. Perché l’unica risposta possibile è “dipende”. Dipende da quanti ti esponi a quel rischio, da quanto lo fai con leggerezza perché lo frequenti spesso, da qual è la magnitudo dell’evento fatale.

In cucina ci stiamo tutti i giorni per lunghissime ore ma la magnitudo è bassa (quella di morire, non quella di farsi male – che anche qui il discorso si complicherebbe). Fa parte della nostra vita e lo accettiamo. Lo razionalizziamo sostenendo che in casa i pericoli non ci sono.

In aereo appena c’è un vuoto d’aria ci cachiamo sotto. Voliamo pochissimo ma la magnitudo è alta. Poco male che in Europa nel 2012 non ci sia stato nemmeno un incidente. Inoltre la nostra percezione è drogata dal sensazionalismo mediatico. Nessuno ci racconta le storie degli 8000 morti in casa. Ma se cade un aereo … “media di tutto il mondo unitevi”.

Torno solo per un istante alla montagna. Guardando i dati del Soccorso Alpino relativi al 2009 si notano cose interessanti. Prima di osservarle c’è però da sottolineare un fattore. Non tutti quelli che si fanno male in montagna ricorrono al soccorso alpino. Anzi, nella maggior parte degli incidenti minori la gente evita di chiamare. Per due motivi. Le assicurazioni sugli infortuni non ti coprono e l’intervento del soccorso in alcuni casi ti costa soldi seri. Quindi i numeri assolti sono SOTTOSTIMATI e le percentuali abbondantemente sovrastimate. Ma vediamo:

  1. Se mettiamo insieme escursionismo, turismo, funghi e residenza in alpeggio totalizziamo 2823 (2048 solo per l’escursionismo) dei 5633 interventi. Praticamente la metà degli interventi è per attività il cui rischio PERCEPITO è bassissimo.
  2. Interessante anche che gli interventi per lo sci in pista 790 siano nettamente superiori a quelli dello scialpinismo 166 sommati a quello dello sci fuori pista 144. Anche qui la PERCEZIONE della vulgata rispetto al pericolo è esattamente inversa
  3. Gli interventi per Turismo e per Alpinismo sono quasi identici. Quindi per la legge dei grandi numeri a parità di ESPOSIZIONE il rischio di avere un incidente è lo stesso. La MANGNITUDO cambia ovviamente.
  4. I deceduti su 5502 interventi sono 360. Il 6,5% Questa MAGNITUDO generale della montagna è come dicevo sovrastimata. Gli incidenti minori infatti saranno sicuramente di più

In sostanza valutare quanto sia pericoloso questo o quello dipende da diversi fattori. Dalla composizione di diversi numeri, non solo dai valori assoluti e dalle percentuali. E l’accettabilità del pericolo è spesso un’operazione emotiva. Ma anche quando fosse razionale e argomentata deve tenere conto non solo di un valore ma anche degli altri.

Di fatto, per una persona comune che vive come me fra casa, lavoro e percorrenze stradali è molto meno pericoloso l’occasionale volo di lavoro a Bruxelles di qualunque altra cosa faccia nella vita.

Questo ovviamente al netto della sfiga. Per quella non c’è matematica che tenga.


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