Usciremo dall’euro e Berlusconi vincerà

Come dire, spererei nella prima e non nella seconda. Ma in un paese in cui l’idiozia ti porta più in alto che più in alto non si può, ho la vaga impressione che si realizzerà la seconda. E che la prima non sarà un’evenienza strategicamente pensata. Ponderata e gestita. Ma un tracollo rovinoso.

Berlusconi vincerà perché sarà lui a cavalcare questa battaglia. E la cavalcherà magari solo in funzione elettorale. Uno dei suoi “organi” oggi inizia a preparare il terreno. Libero scrive a firma De domnicis

Il conto, un po’ brutale, fa impressione e sfiora i 2mila miliardi di euro. Stiamo parlando dell’avanzo della bilancia commerciale tedesca, calcolato nel periodo che va dal 1999 al 2012: in 14 anni di euro la Germania ha portato a casa un bottino incredibile. La differenza tra le esportazioni  e le importazioni – indicatore che fino all’arrivo della moneta unica  era in profondo rosso dalle parti di Berlino – ha assicurato all’economia tedesca un avanzo pari a 1.873,3 miliardi di euro. Facendo un raffronto tra la bilancia commerciale tedesca e  quella italiana,  salta fuori la  «sconfitta» secca per il nostro Paese. Che con l’euro, nonostante l’export abbia tenuto botta (pure sotto i colpi della profonda recessione), ha invertito la rotta positiva assicurata dalla lira e ora segna un deficit. Ora l’Italia deve fare i conti con un disavanzo, calcolato nel periodo 1999-2012, di 351,5 miliardi di euro.

L’errore è all’origine. È il 1998. Si deve decidere il tasso di cambio delle valute europee: Berlino impone il valore del marco a tutto il Vecchio continente  e – proprio grazie al cambio favorevole, insieme coi restrittivi parametri di Maastricht sui conti pubblici tarati su misura per la Germania –   riesce  in pochissimo tempo a rovesciare il tavolo dell’import-export.

Sul cartaceo l’articolo prosegue affrontando gli altri temi: disoccupazione, bilancia commerciale. Ma il senso è chiaro. La grande battaglia per l’Europa Unita era una trappola. Ben architettata, in cui per incompetenza o per collusione i paesi europei (ma in primis i signori del nostro centro-sinistra di allora … vi ricordate i vari Prodi-Amato-D’alema e compagnia cantante?) caddero. E se la rivendettero con i popoli come una mitica età futura di equità, cooperazione e prosperità. Un po’ alla maniera dei  Conquistadores che reclutavano la ciurma per i velieri promettendo l’Eldorado.

Oggi ne paghiamo tutti le conseguenze. Soprattutto quelle economiche. Ma anche quelle culturali. Anche i più scolarizzati, infatti, continuano a pensare che la nostra sia una crisi di debito pubblico. No way. Siamo nel cuore di una tempesta che dipende dal debito PRIVATO e dalla BILANCIA COMMERCIALE.

D’altra parte però anche la Germania non se la passa bene. Il FMI ha rivisto al ribasso la crescita per il 2013. In sostanza, le misure di riduzione salariale (deflazione interna) e la spinta mercantilistica (esportazione verso i paesi dell’Eurozona grazie a prezzi bassi dovuti alla deflazione), non può durare. Cosa esporti se chi importa non ha più un euro per acquistare?

E infatti il cannibale prima o poi muore di fame se non dà ai suoi simili almeno il tempo di riprodursi.

Come dico da tempo … mi raccomando signori della pseudo-sinistra e dell’opposizione a 5 stelle … aspettate che sia Berlusconi a cavalcare questa battaglia !!

Neanche se ve la spiaccicano in faccia riuscite a vedere la luna mente continuate a guardare il dito … che assomiglia sempre più a un bel medio alzato!!

L’Eurozona si smembrerà come si smembrò lo SME. Tutto sta a capire quando e come. Più tardi succederà. Meno sarà pianificato. Più dure saranno le conseguenze. Per tutti.

Qui una bella analisi con i dati che vi copio e incollo.

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Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita della Germania per il 2013. Ad aprile, infatti, si prevedeva una modesta crescita dello 0,6% che adesso viene derubricata a un’ancora più misero +0,3%.

Spiegare perché la Germania sta morendo assieme ai suoi “partner” dell’Eurozona è molto semplice:

1. La politica economica e commerciale tedesca di tipo mercantilistico (esportare il più possibile e ridurre le importazioni per mantenere un saldo estero positivo: “essere competitivi” come si dice spesso sui media) ha dapprima condotto a una forte riduzione dei salari dei lavoratori tedeschi, che sono fortemente scesi in termini reali a partire soprattutto dal 2003 – vedi il grafico tratto dal documento dell’International Labour Organization delle Nazioni Unite, Global Employment Trends 2012, p. 45. Come fra l’altro ha anche confessato pubblicamente uno dei consulenti che ha preso parte alla riforma del mercato del lavoro introdotta in Germania (le cosiddette riforme Hartz).

salari-tedeschi

E perché, domanderete, i salari non crescevano? Ovviamente perché se il salario non cresce difficilmente il lavoratore tedesco può comprare beni e servizi prodotti a casa propria o all’estero (meno soldi hai e meno cose compri). In questo modo, da un lato, i beni prodotti dai lavoratori tedeschi  potevano essere esportati e, dall’altro, si conteneva anche la spesa per beni e servizi di importazione. Il tutto a vantaggio del produttore tedesco che vedeva così aumentare i propri profitti via export.

Qual è in altre parole il concetto di fondo: deprimere i consumi interni per favorire una politica di stampo mercantilistico che punta tutto su un saldo commerciale ed estero attivo. Ovviamente se i salari non crescono in linea con ciò che si produce, anche i consumi interni stenteranno a crescere. Infatti, non stupisce che la Germania dall’ingresso nell’Euro e fino allo scoppio della crisi americana nel 2007 sia stata il paese che è cresciuto meno in Europa (dietro solo all’Italia). Non ci credete?! Ecco i dati tratti dal Fondo Monetario Internazionale (World Economic Outlook Database, aprile 2013):

media-tasso-crescita-1999-2007

Quando si parla dei vantaggi che la Germania ha tratto e trae dalla permanenza nell’Euro non dobbiamo mai dimenticare che ci si riferisce sempre ai vantaggi di una determinata categoria: il produttore, l’industriale, il capitalista tedesco. Non si parla certamente dei lavoratori tedeschi, che di fatto producono di più per guadagnare di meno e vendere al resto del mondo i propri beni a tutto vantaggio dei profitti delle grandi aziende alemanne. Che dite, la cosa potrà finire bene?

Ma non finisce qui, arriviamo al secondo aspetto cruciale:

2. Il giochino è andato avanti fintanto che i paesi del sud Europa avevano abbastanza soldi per comprare i beni tedeschi (soprattutto perché le banche tedesche veicolavano prestiti ai paesi del sud Europa, che in parte venivano usati proprio per comprare gli stessi beni tedeschi). Ma adesso che i redditi dei paesi della periferia sono stati sbriciolati via austerità (imposta proprio dai creditori esteri, tedeschi in testa, ai paesi debitori) anche la domanda estera teutonica sta inesorabilmente calando. In parole povere: se nessuno ha più un soldo in tasca chi ti compra ciò che produci?

Quindi l’equazione è semplice:

calo della domanda interna (causato da diminuzione dei salari) + calo della domanda estera = implosione dell’economia tedesca.


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