Un metodo vecchio per rimanere in recessione

L’intervista al Ministro dell’economia del Sole 24 Ore in realtà si intitola “Serve un metodo nuovo per tornare a crescere”. Leggendola l’impressione è esattamente quella opposta.

Siamo sempre e comunque all’interno di quegli angusti confini delimitati dai vincoli europei. Il giornalista lo incalza per quasi tutta l’intervista sul tema della ripresa. Ma niente, il Ministro non sa dire quanti fondi per la crescita ci saranno nel 2014.

La parte più divertente – si fa per dire – è quella sulle PMI. Dice il Ministro come fosse una trovata geniale che la soluzione saranno i prestiti della Banca Europea d’Investimenti. Che, bontà sua hanno uno spread molto basso. Quindi in sostanza le banche potranno prenderli a buon mercato. Per poi ovviamente girarli alle PMI. Sì, peccato che nella partita di giro i tassi aumenteranno consistentemente. E’ su questo che le banche capitalizzano. E pe gli utenti finali del credito la cosa non cambierà di molto.

Tutto qui Signor Ministro?

Non abbiamo speranza. Moriremo virtuosi.

Buona lettura

 

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Quel che occorre è innanzitutto un metodo nuovo. Va cancellata la dicotomia tra i cosiddetti ministri di spesa e il ministro dell’Economia. Fermo restando che sono io ad autorizzare la spesa, ho detto chiaramente ai ministri di contribuire a individuare le coperture in contropartita alle richieste che vengono avanzate, cominciando ad esempio a ridurre gli sprechi”. Il giorno dopo l’ufficializzazione dell’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni illustra al SOLE 24 ORE il piano per la crescita e l’occupazione del prossimo biennio. “Penso, poi, – continua – a una vera e propria cogestione, in sede politica, che passi anche attraverso il pieno coinvolgimento delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato”.

Ministro, l’Italia è tornata in serie A, ma le indicazioni che ci dà la Commissione europea sono molto stringenti

Anche qui serve un cambio se non di metodo, di approccio. Bisogna uscire dalla logica del “siamo sotto tutela”. Va superata la ricorrente rappresentazione che vede la Commissione emettere pagelle, promuovere con riserva, dettare compiti e agende. Al contrario, occorre mettere in luce il fondamentale aspetto del sostegno che la Commissione europea sta offrendo per strutturare al meglio le politiche economiche, che hanno un impatto diretto sulla vita dei cittadini.

Lei condivide quelle indicazioni?

Le raccomandazioni della Commissione si collocano nella linea delle priorità indicate dal presidente del Consiglio nella sua esposizione programmatica in Parlamento. Si tratta di istanze chieste dagli stessi elettori. Mi riferisco tra le altre cose alle semplificazioni, con la riduzione degli oneri burocratici che pesano su aziende e cittadini, alla riduzione del prelievo fiscale sul lavoro e sulle imprese, bilanciato da riduzioni di spesa, alla rapidità del processo civile, alla lotta alla corruzione e alla riforma scolastica. Si tratta di riforme fondamentali per far fronte ai problemi della bassa crescita della nostra economia. Non vi è nulla in questa lista che ci sorprenda.

L’uscita dalla procedura di infrazione può darci più ossigeno in vista della politica di crescita che è necessario attuare?

Diciamo subito che chi sostiene la tesi che si debba tornare sopra il 3% non ha la piena percezione del contesto e delle conseguenze che questo determinerebbe. Lo capisce chiunque: se sei stato promosso perché sei rientrato sotto il 3% non puoi chiedere dieci minuti dopo di tornare sopra. Sarebbe un danno reputazionale per l’Italia, ma anche per la Commissione stessa e per la credibilità di tutta l’Europa. Il rispetto degli impegni è fondamentale: se siamo usciti dalla procedura lo si deve all’azione di risanamento condotta dai precedenti governi, in particolare il governo Monti, ma è risultata altrettanto decisiva la clausola di salvaguardia che abbiamo inserito nel decreto che ha disposto il rinvio del pagamento della rata Imu di giugno e la conferma degli obiettivi di finanza pubblica per il 2013 e 2014.

Gli impegni vanno rispettati, ma di soli vincoli si muore.

Grazie al fatto che siamo sotto il 3% l’Italia avrà, ad esempio, minori vincoli di quanto non abbiano Francia o Spagna. Questo non bisogna dimenticarlo. Detto questo non c’è dubbio che alcuni margini si aprono. Margini innanzitutto di tipo politico e strategico. L’Italia intende riprendere con forza l’iniziativa per modificare la strategia europea e porre in primo piano una maggiore attenzione ai problemi della disoccupazione, soprattutto giovanile, in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno. I lavori preparatori sono in corso. Vi sarà a Roma una riunione del Comitato economico e finanziario dell’Eurogruppo a livello tecnico. Il ministro Giovannini è già pienamente al lavoro su questo fronte e stiamo lavorando ad un’azione coordinata dei quattro grandi paesi dell’Unione: Italia, Germania, Francia e Spagna.

Ma a livello nazionale, sugli investimenti per esempio, che prospettive si aprono?

Sarà possibile dedurre dal computo del deficit la quota nazionale di cofinanziamento dei fondi strutturali europei. Investimenti che dovranno essere connessi all’attuazione delle riforme strutturali.

Possiamo quantificare le risorse impiegabili?

Bisogna valutarlo, anche in base all’andamento della crescita e del deficit. Ricordiamo che è stata sbloccata dal governo Monti un’ampia quota dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Questo impegna già lo 0,5% del Pil e spinge il deficit al 2,9%. Quindi nel 2013 altri margini non ci sono. Il provvedimento è in dirittura d’arrivo. Lo abbiamo seguito nel suo iter parlamentare. Dai primi di giugno questi soldi entreranno in circolo.

E i margini sul 2014?

Le stime dicono che uno spazio c’è. Bisogna verificare le dinamiche del Pil e dei conti pubblici.

L’Europa oggi indica una stima del rapporto deficit/Pil per il 2014 al 2,5%, nel Def è prevista l’indicazione di 1,8.

Vedremo. Tutto quello che ci separa dal 3% potrà evidentemente essere utilizzato. Ma occorre sempre ribadire che per noi la riduzione del debito è una strada obbligata. Lo impongono i 400 miliardi di titoli che dobbiamo emettere ogni anno per finanziarlo. Abbiamo conseguito un elevato avanzo primario. Non è sadismo fiscale, ma serve ad accantonare riserve per onorare il servizio del debito.

Investimenti, semplificazioni… cos’altro intendete fare per rilanciare l’economia e la crescita?

Puntiamo alla maggiore utilizzazione dei fondi della Bei, che proprio nei giorni scorsi ha ottenuto un importante aumento di capitale di 10 miliardi, cui anche l’Italia ha dato il suo contributo per 1,6 miliardi. I fondi della Bei potranno essere utilizzati sotto forma di finanziamenti diretti alle banche perché si traducano in altrettanti prestiti alle piccole e medie imprese. La Bei gode della tripla A e dunque può attivare prestiti con uno spread molto basso. E potrà anche garantire operazioni di cartolarizzazione dei crediti bancari per smobilizzare gli attivi delle banche.

Il tema del credito alle Pmi è cruciale.

Il sistema bancario italiano è consapevole di questa emergenza. La Bei potrà aiutarci. Ma puntiamo anche sul Fondo centrale di garanzia. Intendiamo rafforzarlo e garantire un accesso più ampio al credito delle Pmi. Anche in questo modo, oltre che con i pagamenti dei debiti della Pa, sarà possibile ridare liquidità alle imprese. E lo facciamo senza pesare direttamente sul deficit.

L’Italia soffre per il peso di un cuneo fiscale record che grava sulle buste paga. Pensa che sarà possibile dare un segnale consistente in questo senso?

Per ora non ci sono grandi margini. Le coperture vanno trovate. E in questo caso si parla di risorse importanti.

Parliamo allora di coperture. Dove si possono recuperare risorse per lo sviluppo?

Sia il finanziamento degli interventi che vareremo nelle prossime settimane sia la copertura delle riforme strutturali li individueremo attraverso due canali: la spending review e il taglio delle agevolazioni fiscali. La prima ha già dato effetti positivi, per esempio sul contenimento della spesa sanitaria. Ora bisogna rilanciarla. Ci stiamo lavorando.

Sulle agevolazioni fiscali che fine ha fatto il lavoro impostato da Vieri Ceriani nel precedente governo?

Vogliamo ripartire proprio da lì. Ho appunto chiesto a Ceriani di far parte del mio gabinetto, sarà lui stesso a occuparsene. Ceriani è anche l’autore della delega fiscale che nella scorsa legislatura era quasi arrivata al traguardo… Infatti. Lì ci sono rilevanti interventi di semplificazione del sistema fiscale. È un elemento chiave quando si parla di tributi. Ridurre la pressione fiscale è importante, ma sul piano delle normative si può fare molto per rendere il sistema più semplice. Gli italiani chiedono soprattutto un fisco più chiaro e più certo. Posso annunciare che riproporremo a breve quella delega, chiedendo al Parlamento una corsia accelerata in considerazione proprio del fatto che era già quasi al traguardo nella scorsa legislatura. Vogliamo anche spingere il pedale sulla piena integrazione delle banche dati, e sul contributo decisivo che possono fornire le agenzie fiscali, la Sogei e la Consip. Proprio Sogei, grazie all’esperienza acquisita nella gestione del sistema informativo della fiscalità, è stata individuata come soggetto attuatore dei primi importanti progetti dell’agenda digitale: la carta di identità elettronica, l’Anagrafe Nazionale e la fatturazione elettronica.

A proposito di coperture, rivedrete alcune clausole di finanziamento per la Cig in deroga?

Ci stiamo lavorando anche per ripristinare la parte di copertura sottratta ai fondi per la produttività.

Sull’Imu quando arriverà la riforma complessiva?

L’impegno è di rivedere entro il 31 agosto l’intera materia della tassazione sugli immobili. Favorendo anche il rilancio dell’attività immobiliare, un settore importante per la crescita e il lavoro. Ma vorrei uscire da questa logica delle misure che si susseguono settimana dopo settimana. Occorre impostare ogni intervento seguendo una strategia che collochi in cima queste tre priorità: casa, lavoro, riforme strutturali. E tra queste ultime colloco la riduzione della burocrazia che ostacola l’attività d’impresa, elemento fondamentale per la crescita.

Intanto a breve dovrete prendere una decisione sull’Iva.

Un giorno mi fanno dire che voglio lasciarla aumentare, il giorno dopo il contrario. La verità è che stiamo valutando tutte le soluzioni, compresa quella di un intervento selettivo.

Domani (oggi, ndr) sarà finalmente il giorno buono per i bonus sui lavori nelle abitazioni?

Credo proprio di sì.

Sbloccherete le dismissioni?

Nel Def si delinea già un percorso. Bisogna tenere conto della situazione di mercato. La necessità prioritaria è di valorizzare e rendere efficiente il patrimonio immobiliare. Lo Stato paga cifre altissime per gli affitti, e vi sono immobili non pienamente utilizzati. La Sgr creata dal precedente governo sarà tra breve operativa e si stanno studiando varie ipotesi per finanziare la valorizzazione degli immobili.

Quando procederete con le nomine in Finmeccanica, alle Ferrovie e nelle altre aziende controllate dallo Stato?

Ormai ci siamo, qualche settimana. Abbiamo voluto introdurre una procedura trasparente e criteri mirati al merito e alla competenza.

Per Finmeccanica circolano diversi nomi, quali caratteristiche servono per guidare il rilancio del gruppo?

Vi posso dire che un comitato di garanti si occuperà di fare lo screening dei candidati.

Sta per assistere dall’altro lato della barricata all’Assemblea della Banca d’Italia. Cosa si aspetta?

Tradizionalmente il ministro dell’Economia non assiste alla lettura delle considerazioni finali; io sarò invitato al ricevimento che il Governatore offre ai dipendenti e ai pensionati nel pomeriggio. Naturalmente leggerò con attenzione le considerazioni finali del Governatore.

In qualche modo c’è anche il suo contributo…

Ho lavorato in Banca fino al 26 aprile e le considerazioni finali si scrivono a maggio”.


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