La favola del Mostro chiamato Austerità e della Fata Fiducia

Quando ci guardiamo intorno e vediamo la desolazione in cui versa il Paese pensiamo alle stanze dei bottoni. Alle grandi centrali di interesse che come le iene ai bordi della boscaglia aspettano che le vittime spirino per gettarsi sulle carni ancora calde. E spesso pensiamo che nei Ministeri delle Finanze dei nostri paesi ci sia gente che studia, vaglia, decide. Magari in mala fede. Per fare soldi alle nostre spalle. Almeno, però, con capacità e competenze.

Diciamo che è molto probabile che non sia così. La classe politica che in Europa ha avviato e sostiene le politiche di austerità si rifà principalmente agli studi di 3 scienziati dell’economia. 3, non 30 o 300 messi a confronto. I loro nomi ormai vengono pronunciati come un mantra salvifico. In nome  di Alberto Alesina di Carmen Reinhart e di Kenneth Rogoff. Amen. Guarda caso tutti docenti e ricercatori ad Harward.

I loro tutti studi appartenenti alla corrente più liberista delle discipline economiche. Quella che in sostanza sostiene che:

“se la contrazione fiscale è parte di un credibile programma di “consolidamento” volto a ridurre in modo permanente la quota dello Stato nel Pil, le aspettative delle imprese saranno così incoraggiate dalla prospettiva di tasse più basse e profitti più elevati, che la conseguente espansione economica sarà più che compensata dalla contrazione della domanda causata da tagli alla spesa pubblica”

Una vecchia solfa sentita e risentita. Quella che Paul Krugman la chiama “Fata Fiducia”.

Per carità, in economia c’è chi dice tutto e il contrario di tutto. Ma di fronte all’evidenza dei fatti, una volta applicata per un decennio una teoria, e di fronte al suo peggiore fallimento, è possibile mai che a nessuno venga in mente di applicare uno dei principi base del buon senso? Se una cosa non funziona, fanne un’altra.

Ecco. Non funziona. E lì bisogna stabilire bene per chi. Perché per qualcuno funziona eccome.

Ma di nuovo … la recessione, la disoccupazione, il disagio … sono cancri sociali che prima o poi si trasformano in metastasi. E le metastasi non stanno più tanto a guardare dove si trova l’organo malato di partenza. Aggrediscono tutto e distruggono il corpo stesso che le ospita. Morendo con esso. Anche quei qualcuno che oggi ci guadagnano, prima o poi si troveranno alle strette. In una versione pacifica, semplicemente perdendo anche loro reddito, eroso dall’incapacità della gente di spendere – ovvero la molla unica del sistema dell’economia liberale. In modo meno pacifico, quando al momento di un eventuale crollo del sistema la gente si presenterà alla loro porta con il fucile alla mano. Siamo sicuri che questo andazzo gli convenga?

Nonostante la loro estrema devozione alle dottrine di Friedman e dei Chicago boys questi signori, è evidente, hanno letto anche Keynes. Solo che hanno letto male. Laddove l’economista diceva “nel lungo periodo saremo tutti morti”, loro devono aver interpretato “nel lungo periodo saremo tutti poveri”. Ergo meglio pochi giorni da leoni che anni da agnelli. meglio arraffare tutto subito e poi si vedrà.

L’atteggiamento più diffuso, infatti, sembra un misto di totale incompetenza e incredibile miopia. E questo prendendo in considerazione solo e unicamente l’interesse personale. Che se poi ci si imbarcasse nella considerazione più ampia degli interessi della collettività di cui la classe dirigente dovrebbe sentirsi responsabile, il discorso non finirebbe più.

Nel frattempo il Financial Times ci dice oggi che l’Europa allenterà le maglie dell’austerità. Dando più tempo a Spagna, Olanda e Francia per riportare il fatidico rapporto debito/PIL sotto il 3%. Dunque i burocrati si sono accorti che “nel lungo periodo saremo tutti poveri”? E invece del sacco di Francoforte puntano a innescare una nuova spirale di crescita della quale sarebbero i primi a beneficiare? Stanno forse abbandonando la dottrina Alesina- Reinhart –Rogoff.

Nemmeno per sogno.

In realtà usano la concessione di maggior tempo per premere sui Governi per le riforme tanto care ai super liberisti di ogni risma. E’ la vecchia scuola del FMI e dei Chicago Boys. Quando presti soldi (o in questo caso concedi tempo, che è lo stesso) poi hai il coltello dalla parte del manico. E ciò che chiedi in cambio ti verrà dato. Ascoltiamo cosa propone a proposito Christian Noyer, Governatore della Banca di Francia

“He said on Tuesday the government would have to go further in pension and labour reforms, warning that Paris cannot rely only on increased taxes and must cut spending to close its fiscal gap.

“Over a certain threshold, which our country has probably crossed, any increase in public spending and debt has extremely negative effects on confidence,” Mr Noyer said in presenting his annual report on the French economy to Mr Hollande. “The old model doesn’t work any more” he said of traditional efforts to boost demand by encouraging spending.

He added that France had to move away from public policies “overly concerned with preserving the jobs of the past” and allow for liberalisation that could help future job creation”.

Liberalizzazioni, riforma delle pensioni, precarizzazione del lavoro, tagli alla spesa pubblica. Tutto per creare fiducia nel deus ex machina degli investimenti (possibilmente stranieri). In una nuova versione sì … ma siamo sempre alla Fata Fiducia di Krugman.

Nelle favole che raccontiamo ai bambini le fate di solito sconfiggono i mostri. In quella di Alesina- Reinhart –Rogoff, imbracciata dai regnanti europei, la Fata Fiducia aiuta il Mostro Austerità a divorare i popoli del vecchio continente. Fino a quando il Mostro privato del cibo di cui si nutre si accorgerà che i suoi ideatori s’erano sbagliati. Aveva ragione Keynes, nel lungo periodo non saremo solo poveri … saremo morti.


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