Regime di repressione finanziaria

Su tre parole due suonano male. Ma è la vecchia storia del contesto. Tutte e tre insieme rappresentano in realtà un’iniziativa di politica economica che impedisce la lievitazione speculativa del debito pubblico di uno Stato sovrano.

Fino a una ieri non sapevo nemmeno cosa volesse dire. Poi leggendo e ascoltando economisti ed esperti di diritto mi sono fatto un’idea che provo a condividere.

Se hai accumulato risparmi per 1 miliardo di sesterzi (sì mi sono rotto i coglioni di fare esempi con la moneta dell’incubo) hai diverse opzioni all’interno del regime di repressione finanziaria:

  1.  Li investi mettendo su un’azienda. Rischi e se ti va bene guadagni tanto. Se ti va male perdi
  2. Li presti ad un amico che li investirà fidandoti delle sue competenze. Lui te li restituirà con interessi sui quali vi accorderete prima. Anche qui rischi
  3. Compri azioni. E anche qui rischi. Se le vendi a un prezzo maggiore di quello a cui le hai acquistato ci guadagni. Sennò perdi parte dell’investimento
  4. Te li metti sotto il cuscino. E idealmente, non rischiando, nemmeno guadagni. Ma te li potrebbero rubare. E allora perderesti tutto. Ma anche se non subissi furti perderesti comunque il valore d’acquisto che si muove con il variare dell’inflazione
  5. Li presti allo Stato. Che ti protegge dal furto ma che ti applica tassi bassissimi. Ti protegge dalla perdita di parte dell’inflazione ma tu paghi lo Stato per questo servizio. Come? Perdendo comunque sul capitale quei 2-3 punti d’inflazione che non ti vengono garantiti.

Il punto 5 ovviamente è esercitabile sono nel momento in cui uno Stato ha la sovranità monetaria che impedisce il default e che conferisce alle istituzione la possibilità di essere solventi.

Non si tratta di una teoria rivoluzionaria o di un’innovazione. L’Italia ha funzionato in regime di repressione finanziaria fino al 1980. Ovvero fino alla separazione fra la Banca d’Italia e il Tesoro.

Il senso di questa strategia di politica economica risiede nell’incentivo allo spostamento del capitale dalla rendita finanziaria al lavoro. Se hai soldi e li vuoi investire di assumi rischi direttamente proporzionali ai ricavi che vuoi generare. Se li vuoi semplicemente al sicuro, ti accontenti di ricavi minimi (o nulli) e paghi per il servizio di “tutela” che lo Stato ti offre. Il capitalismo dovrebbe funzionare così.

Ah, negli anni del regime di repressione finanziaria la nostra economia cresce al 5 virgola qualcosa annuo. Poi arrivarono i geni dell’economia. Da Ciampi, ad Amato, a Prodi. Gli eroi della globalizzazione finanziaria. I traghettatori che attraverso l’Ade dell’euro ci hanno condotto dritti dritti nell’inferno che stiamo vivendo.


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