Una persona geneticamente di sinistra

Si definisce così il mittente di questa email. Potreste pensare che me la sono inventata. Non è così. Ma non ho nessuna intenzione di mettermi lì a tentare di dimostrare il contrario. L’autore vuole rimanere anonimo. E quello che m’interessa è mettere in evidenza il paradigma. Almeno altri 3 o 4 amici che hanno votato PD mi hanno detto le stesse identiche cose.

Fate un po’ voi ….

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Qualcuno mi ha detto che la poesia è una cosa e la politica un’altra. Io ho risposto in questo modo…

Poesia è immaginare che in questi vent’anni la sinistra, avendo la possibilità di un suo rappresentante alla presidenza della Repubblica, avesse fatto in modo da svelare gli oscuri intrecci delle stragi di stato, in cui tante persone, tanti cittadini hanno innocentemente perso la loro vita, per sempre. Patetico è stato il fatto che sia successo proprio il contrario!

Poesia è immaginare che a promuovere ciò fosse stato il Presidente della Repubblica, padre dei padri, garante per le nuove generazioni di verità e giustizia.

Poesia è pensare che la sinistra avesse fronteggiato il fenomeno ”Berlusconi” con una legge sul conflitto di interessi in grado di risparmiare al paese vent’anni bui, colmi di arroganza, ignoranza, intrallazzi e corruzione estesa. Vent’anni di inciviltà e razzia dei beni comuni a favore delle privatizzazioni. Patetico è pensare che la sinistra non sia stata complice in qualche modo, in qualche miserando modo.

Poesia è essere consapevoli che i cittadini non solo votano, ma vengono anche influenzati ed “educati a votare” in funzione della manipolazione di cui è capace la comunicazione di massa, poesia è essere consapevoli che in Italia pochi leggono i giornali e si informano, molti ascoltano la televisione e ascoltano acriticamente. Patetico è non riconoscere il contributo potente che la sinistra ha dato nell’affossare il nostro sistema scolastico tra i migliori negli anni 70/80

Poesia è immaginare che il Pd avesse accettato come Presidente Rodotà, uscendo dallo schema della propria convenienza, buttando il cuore oltre l’ostacolo e rischiando di ascoltare –dopo tanto tempo, troppo tempo- le indicazioni dei propri elettori di base. Patetico aver partecipato alle primarie, avere sperato, aver accettato di fare gli scrutinatori in condizioni da dopoguerra mentre il Partito dispone di ben altre risorse che dedica sicuramente non a coloro che sul territorio si fanno il c. per loro.

Poesia è immaginare che constatata l’impossibilità/incapacità di eleggere Rodotà, il Pd avesse votato compatto Prodi. Patetico è limitarsi a credere ad un manipolo di traditori che l’hanno fatta grossa, invece che all’esistenza di un bubbone coltivato da tempo nel cuore di una cultura gerarchica, fondata sull’interesse personale e del proprio clan, sulla vischiosità dei processi decisionali e il gioco dello scarica barile delle responsabilità.

Poesia è immaginare che in questi anni per dare forza all’opposizione la sinistra avesse promosso consentito contribuito a sostituire le vecchie generazioni con nuovi giovani preparati  e scelti in funzione delle loro capacità e competenze e non alle appartenenze. Patetico sentire alcuni lamentarsi del fenomeno Renzi, prodotto fisiologico di ciò che i padri e le madri della sinistra non hanno saputo fare

Poesia è immaginare che, se la sinistra avesse fatto la sinistra, Grillo non avrebbe avuto ragione di fare la sua comparsa  e Berlusconi sarebbe stato stroncato sul nascere, come avviene in tutti i paesi civili. Patetico è credere che in una situazione come questa possa funzionare il governo delle larghe intese, credendo ancora, ancora, che il meno peggio possa essere la soluzioni di problemi veri, complessi le cui soluzioni in buona parte dipendono da decisioni che si prendono a livelli di cui non abbiamo visibilità.

Forse se avessimo creduto di più tutti nella poesia non ci troveremmo in questa situazione oggi così inesorabilmente, drammaticamente, insopportabilmente patetica.


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