Più europeisti dell’Euro

Mi piacerebbe iniziare questo post con un bel “ve l’avevamo detto”. Ma cercherò di evitare.

Anzi limiterò i miei commenti e lascerò la parola ai diretti interessati.

“Se questa esperienza finisce male, io non ho dubbi. La battaglia elettorale sarà fra europeisti e antieuropeisti. Ecco, voglio mettere saldamente il mio governo nel campo dei primi.” Per questo a Montecitorio i deputati ascolteranno l’apologia dell’Europa, dei suoi organismi, dell’integrazione e della moneta unica. “Se siamo arrivati fin qui, seppure con tutti i nostri problemi, lo dobbiamo alla nostra adesione al progetto europeo. E al fatto che per 50 anni abbiamo guidato questo percorso. Dobbiamo ricominciare a farlo”. (Enrico Letta a Repubblica)

“Non faccio parte di questo governo perché credo sia prevalso un segno di continuità con il governo Monti, che una figura come la mia non poteva garantire” (Stefano Fassina al Corriere della Sera)

Vi ricordate quando Draghi disse che il nostro Paese era su un bonario e che qualunque governo non avrebbe potuto “deragliare”? Beh, eccoci serviti. Oggi il Financial Times ci informa che “Sarcomanni (ministro dell’Economia) è uno dei 4 tecnocrati nel governo. La sua nomina è stata richiesta da Napolitano, Presidente della Repubblica e gestore del potere che ha obbligato i politici italiani a formare un governo. Mario Draghi, capo della BCE ed ex capo di Sarcomanni alla Banca d’Italia era anche lui a favore”. Il Financial Times prosegue dicendo che Sarcomanni punta a ridurre la spesa per poter poi ridurre l’entrata fiscale. Vi ricorda qualcosa? Ma non finisce qui. Più in là nell’articolo si dice che “l’agenda Napolitano (non è un errore di stampa) prevede la limitazione dell’influenza dei sindacati e riforme per liberalizzare l’energia, le assicurazioni, il gas, e i settori farmaceutico e postale”.

Chiacchierando con amici ieri, si affrontavano ovviamente le questioni della politica. Io sostenevo la versione che sostengo dalla deposizione di Berlusconi a suon di spread. Ovvero che il governo del paese risiede altrove. E che già prima, ma sicuramente da allora, l’uomo al governo deve essere “giusto” per garantire determinati interessi. E che non c’è bisogno di immaginare la Spectre per parlare di “mercati”. Ma che è sufficiente il saldarsi di interessi potenti con l’idiozia suicida di una classe politica inetta o collusa. E il gioco è fatto. Letta è quell’uomo. Basta il suo cv a chiarirlo. E in questa luce anche i piddini possono tranquillamente rivedere la storia recente del loro partito. Che non a caso si stringe oggi (a parte una ridottissima frangia di resistenti) attorno al suo nuovo leader. Confermando ciò che da almeno un decennio sostengo. Che il vero pericolo per questo paese non è il Caimano, ma i Piraña Dementi (PD) del partito avversario. Più europeisti dell’Euro. Più liberisti degli operatori di Goldman Sachs. Più a destra di qualunque destra.

Ora hanno aggiunto un’altra serratura alla gabbia. Getteranno dentro qualche polpetta per calmare i rantoli dello stomaco vuoto del Paese. Per evitare che qualche altro disperato spari a casaccio. O peggio che le armi si organizzino. Ma la musica sarà la stessa. Tutti uniti a cantare con la mano sul cuore “l’Europa lo vuole. L’Europa lo vuole”.


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