Cosmologie: la Grande Fratellanza Euriana di Fubini

I luoghi comuni sono relativamente facili da creare. Ed estremamente duri a morire. Quelli sull’economia, poi, arrivano fino alle parole dei capi delle redazioni economiche. Ovvero quelle voci che dovrebbero informare lettori e ascoltatori e che inevitabilmente, invece, li formano. Li addestrano. Contribuendo alla cementazione delle culture di cui parlavo ieri. E creando vere e proprie cosmologie rassicuranti.

Parto da un esempio di oggi. Eh sì, ormai sempre più spesso è necessario fare il quotidiano debunking di ciò che viene detto e scritto sui media mainstream. Una nobile professione si penserà. Orientata a mostrare le cose sotto luci diverse. Certo però che palle! Ma questa gente non potrebbe approfondire un po’ di più? O forse nemmeno i loro comportamenti interpretativi sono poi così semplici da spiegare? Vediamo.

Prima pagina del Corriere della Sera. Federico Fubini, classe ’66, caporedattore Economia. Uno che scrive libri premiati. Una penna di quelle accreditate. Credibile. Il titolo di oggi è “L’illusione di avere tempo”. Scrive Fubini.

Nel 1992 l’Italia, oberata dai debiti fu costretta a uscire dall’accordo di cambio europeo e svalutare la lira del 30%. Gli investitori esteri che avevano comprato i Btp sulla base dell’impegno del Paese a restare nel sistema monetario, si ritrovarono con una perdita effettiva di un terzo del capitale. Fra loro c’è senz’altro chi si sarà sentito tradito, ma gli italiani non ebbero mai la percezione di non aver mantenuto i propri impegni. Al contrario, con i loro sforzi e grazie la scelta politica del resto d’Europa sei anni dopo erano già nell’euro: mai un Paese è passato così in fretta dalle stelle alle stalle dell’affidabilità finanziaria, da tassi argentini a tassi tedeschi. Questa manna non può tornare, ma devono essere stati episodi così ad aver convinto qualcuno che lo stellone ci assisterà sempre.

Una parentesi necessaria prima di passare al debunking. Le culture di tutti i tempi per spiegare ciò che le circonda sono costrette necessariamente alla semplificazione. E’ un’attitudine umana. La religione ad esempio ma anche la scienza sono semplificazioni della complessità del reale. Che rispondono a criteri ordinativi diversi ma che servono allo stesso scopo: aiutare l’uomo per sottrarsi dal caos. Questa semplificazione parte dalla creazione di simboli, ovvero di saperi paradigmatici, che vengono poi organizzati in sistemi coerenti chiamati cosmologie. Le culture che siamo soliti definire occidentali, a differenze di quelle di interesse etnologico, ne accatastano diverse , una sull’altra, di queste cosmologie. Si tratta di narrazioni coerenti che rassicurando, spiegano. O forse spiegando, rassicurano. Nella creazione di una cosmologia i fatti vengono spesso digeriti e modificati. Non si tratta quasi mai di mistificazioni coscienti, di atti deliberati a tavolino. Ma dell’equivalente digitale dell’oralità delle società tradizionali. E’ così che i luoghi comuni si trasformano in cosmologie. Come succedeva quando eravamo cacciatori-raccoglitori. In base alla ripetizione. Ed è incredibile notare come, nonostante la scrittura ci permetta di risalire al fatto originario, la modificazione mitologica sia comunque più forte.

La storia del ’92 (se non ricordo male sarebbe meglio dire ’93) infatti è diversa. Amato prima infilò le mani dello Stato nelle tasche dei contribuenti. Con un prelievo forzoso tipo quello cipriota. Poi svalutò. E fu proprio quella svalutazione (competitiva) a far sì che la crescita fosse rilanciata. Non furono gli eroici sforzi dell’Italia lavoratrice nei successivi anni a portarci con il debito pubblico in ordine e il PIL crescente all’appuntamento con l’Euro. O almeno non solo. Fu il rilancio della competitività anche attraverso l’esercizio della sovranità monetaria. In sostanza, quella parentesi aveva dimostrato ciò che tutti gli economisti accreditati  – da Alesina a Krugman, da Mosler agli stessi monetaristi equilibrati – sostenevano. Che l’Europa non è un’area valutaria ottimale e che il cambio fisso (leggi la moneta unica) avrebbe creato un disastro epocale. Caro Fubini, non erano i debiti il problema del ’92-’93, e nemmeno la classe politica che affrontava tangentopoli. Il problema erano i cambi fissi dello SME. La svalutazione li aggirò e rilanciò la crescita. In sei anni siamo risaliti per poi ricadere nello stesso errore. O era una trappola, Fubini? Una trappola ideata pe realizzare un progetto politico ben preciso? Scattata alla perfezione anche grazie alle cosmologie create e diffuse come mantra salvifici dai media e dal passaparola acritico?

Ma Fubini ci avverte. Dobbiamo fare in fetta perché la manna non può tornare. E’ chiaro, perché per il suo ragionamento anchilosato dalla cosmologia dell’euro, la manna è fu Maastricht. Ma basterebbe uscire dai confini del mito ed esercitare un po’ di pensiero laterale per capire invece che la manna fu proprio la svalutazione. E la manna può tornare, Fubini. E si chiama “uscita controllata dal cambio fisso”. Come dopo il ’93, grazie all’operosità che non ci manca e all’esercizio della sovranità monetaria torneremmo dall’economia reale del Burkina Faso a quella della Nova Zelanda. Economia reale Fubini. Altro che tassi. Vallo a chiedere ai lavoratori tedeschi se hanno apprezzato la deflazione interna e le decurtazioni salariali per conservare i tassi! E poi vallo a chiedere agli argentini se invece hanno apprezzato le mosse della Kirchner sul debito e sullo sgancio valutario dal dollaro!

L’articolo continua poi facendo notare che “nonostante non ci sia un governo lo spread è sceso a 300 e la borsa vola fino addirittura a capitalizzazioni del 6,7%”. Nella cosmologia dell’euro questa è un’anomalia. Come non c’è il governo che fa le ristrutturazioni, che taglia servizi e spesa, che alza le tasse per pagare i debiti eppure la borsa vola e lo spread scende? La cosmologia è in pericolo e quindi è necessario che digerisca nuovi elementi e si riposizioni. Sia Fubini che Rampini da Repubblica ci raccontano infatti che lo spread scende perché i giapponesi e gli americani stanno invadendo i mercati con moneta fresca di conio (come se la moneta si stampasse ancora!). Visto che i titoli del debito sovrano dei giapponesi non rendono più, i risparmiatori del Sol Levante starebbero puntando ai nostri titoli di Stato. E questa cosa Fubini la mette accanto all’annuncio di Bruxelles che “le turbolenze finanziarie sul debito sovrano italiano possono contagiare il resto d’Europa”. E alla sempiterna spada di Damocle del declassamento da parte delle agenzie di rating. Ma come Fubini, siamo o non siamo “affidabili”? Ha ragione l’Europa o hanno ragione gli investitori giapponesi? Tutti scemi questi ricconi con gli occhi a mandorla che investono sui nostri titoli invece di andare altrove? Qual è la verità Fubini?

La verità ovviamente, unica e incontrovertibile, non esiste. Ma un’altra verità fuori dai confini della cosmologia dominante, e che potrebbe spingerla a un cambio di direzione consistente per riuscire a digerire un’informazione così divergente, risiede nell’esercizio del buon senso. E’ chiaro che i mercati dei governi se ne fregano. O meglio che non è l’esercizio coordinato della gestione della cosa pubblica a interessare i capitali. Ma le dichiarazioni di chi governa. In Europa poi, dei governi “locali” non gliene frega nulla a nessuno. I capitali sanno che a Monti farà seguito la sua agenda. Che la teoria del binario di Draghi è realtà e non finzione, e che il governo risiede negli stanzoni illuminati di Francoforte e non nelle aule occupate dai Capitan Italia a 5 Stelle. Ma soprattutto che nella Borsa, come in tutte le arene dove si scommette, si punta su chi vince, ma si vince grosso puntando su chi perde.

Sembra chiaro a chiunque, quindi, che continuare a orientare la politica sulla base dell’umoralità dei mercati equivale a decidere la rotta in funzione del vento. E non a sfruttarlo in funzione di dove si vuole arrivare. L’esito è abbastanza prevedibile. Il naufragio.

Piccola curiosità. I capitali giapponesi che acquistano i nostri titoli, ma che presto si sposteranno su asset più tangibili sono i famosi capitali esteri. Quelli che dovrebbero arrivare quando un paese è affidabile. Ma quindi siamo affidabili o siamo untori? Non è dato sapere. Ma non sarà che questi capitali arrivano semplicemente quando gli conviene? E che il mito dell’affidabilità non è nient’altro che uno dei tanti che compongono la cosmologia dei Taleuriani? Attenzione poi, perché i mitici capitali esteri sono quelli che alimentano il debito estero e avviano il ciclo di Frenkel. Non vorrei che nel bel mezzo dell’ultima fase stessimo già inaugurando una nuova fase 1.

L’articolo di Fubini si conclude peggio di come era iniziato.

L’idea che ci sia ancora tempo e qualcosa e qualcuno alla fine ci salverà forse aveva senso nel ’92 quando Maastricht era il futuro. Vent’anni dopo la sola Maastricht che può salvarsi è qui in Italia, nella sua capacità di cambiare le proprie istituzioni economiche per prosperare, Bersani e Berlusconi ne stanno parlando, O no?

Il cerchio si chiude e la cosmologia rinforza se stessa ripetendo il mantra dell’incipit. Gli italiani spendaccioni sono di nuovo sull’orlo del tracollo. Se non rimettono a posto le loro istituzioni economiche saranno perduti. E questo va letto in funzione dell’agenda Monti-BCE. Ovvero tagli alla spesa, tasse per ripagare il debito. Più Europa! Più Europa! Sì perché nel ’92 avevamo  l’euro futuro che ci avrebbe salvato. Oggi cosa ci attende dietro l’angolo? Mi chiedo come mai Fubini, nell’ottica della sua formula, non si appelli a un’unione monetaria ancora più ampia. Se nel ’92 ci salvò Maastricht, perché non accordarsi anche con i paesi ancora fuori dall’euro ma nella UE per un SuperEuro che salvi tutti dallo spettro della crisi che non molla? O magari chiedere ai Russi di rinunciare ai rubli e di unirsi tutti nella grande Fratellanza Euriana (l’assonanza non è casuale). Forse perché ci manderebbero al diavolo mettendo in evidenza il campo minato in cui vgliamo attirarli? In tutto simile a quello dove i Taleuriani alla Fubini ci hanno attirato a inizio millennio?

In realtà Fubini non lo dice perché è un vero Taleuriano. E sotto sotto ha anche una vocina divergente che gli suggerisce di dire ciò che la cosmologia non prevede. Che il cambio fisso non fu la soluzione, ma il problema. E che il debito pubblico è il minore dei problemi, perché visto dall’altra parte è credito privato. Ovvero incentivo alla domanda, alla crescita dei consumi e al tanto invocato PIL. E che se il debito pubblico si calcola in percentuale sul PIL non è solo la riduzione del primo a renderla minore, ma anche l’aumento del secondo. Se ad esempio il credito alle imprese fosse stato liberato anni fa – con un forte vincolo che favorisse le assunzioni -, fregandosene dei dettami di Francoforte e Bruxelles e dell’aumento del debito pubblico (che è comunque aumentato nel conto che ieri Monti ha presentato con il DEF), oggi il PIL sarebbe in condizioni diverse. Così la domanda, la spesa dei cittadini e
il tasso di disoccupazione. Guardiamo spesso oltre oceano. E guardiamoci allora. Obama ha presentato la legge di bilancio USA 2014. Certo, per accordarsi con i repubblicani ha inserito anche una riduzione della spesa sociale spalmata su 10 anni. Ma il progetto nel breve è quello di “investimenti pubblici”. Il linguaggio, ricordiamoci, è il primo sistema di simboli sulla base del quale si creano le cosmologie. Investimenti pubblici, visto dall’interno della logica di Fubini, si traduce con aumento del debito. Immaginiamoci cosa succederebbe se l’esecutivo del prossimo governo italiano mettesse nella legge di stabilità per il 2014 l’aumento di investimenti pubblici! Fantasia ovviamente perché l’Eurogruppo boccerebbe immediatamente l’operazione e scatenerebbe il grido di dolore della Cosmologia, dell’apparato mediatico comunitario e a cascata delle scommesse sul cavallo perdente.

Leggendo e ascoltando ciò che legge e ascolta la gente rimango sempre più convinto che hanno ragione – per motivi opposti – sia Prodi che Bagnai. Il referendum sull’uscita dall’euro, se mai si dovesse fare, sarebbe una minchiata di dimensioni cosmiche. La cosmologia dei Taleuriani è troppo diffusa e resistente, ancora impreparata a riposizionarsi. Perché il volume del passaparola divergente è ancora basso, il numero degli eventi anomali da digerire ancora ininfluente. L’uscita controllata deve essere fatta come la svalutazione del ’93. Per decreto e a sorpresa. D’altra parte ci hanno abituato alle più grandi porcate firmate il 15 di agosto. Non vedo perché per una volta non si possa fare qualcosa di funzionale con la stesa metodologia.

Ah. È vero. La cosmologia assemblearista degli occupanti a 5 stelle lo impedisce.

Ma tanto ci salveranno il SuperEuro e la Fratellanza Euriana. Quindi niente di cui preoccuparsi.


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