Le 3 scimmie a 5 stelle e il prossimo Garage Sale Italia

I nomi non ce li avevo. E se ce li avevo non ce li hanno chiesti. E se pure ce li avessero chiesti non li avrebbe votati nessuno. La strategia comunicativa di Crimi (e quindi anche della Lombardi e del duo Messora- Martinelli) non mi convince nemmeno un po’. Sembra una perenne escusatio. Non vedo, non parlo, non sento. In continua e perenne difensiva dal nemico numero uno: il tritacarne mediatico. Per carità, la capacità distorsiva dei media mainstream è sotto l’occhio di tutti. Ma nel momento in cui rilasci (oggi) un’intervista a pagina 4 di Repubblica – forse il peggiore dei media mainstream – non puoi allo stesso tempo dire “non abbiamo fatto i nomi perché i media li avrebbero massacrati”. Finisce che qualcuno (a ragione?) pensa che in realtà eravate in alto mare e i nomi non li avete mai avuti. Come la progettualità che quei nomi avrebbe dovuto sostanziare.

Ma tant’è. Prime mosse tattiche (elezione di Grasso e consultazioni afone) dal mio punto di vista completamente fallimentari. Speriamo nella strategia. Sempre che prima o poi ci facciate capire qual è oltre al sacrosanto repulisti della classe dirigente (che comunque come dicevo giorni fa non è cosa secondaria ma nemmeno questione che si risolva a breve termine, e che comunque va ben oltre la sola riduzione degli stipendi)?

Anche perché ora oltre a un Parlamento sedato, a un governo in carica che tutto sta facendo tranne che “ordinaria amministrazione”, al binario su cui Draghi e la troika hanno messo il paese, ora abbiamo le 10 piaghe da affrontare. Che da Quagliariello a Violante tenteranno di salvare la capra con i cavoli. Tenteranno. Perché dubito che ci riusciranno. Sempre che ovviamente i lunghi coltelli del PD non facciano fuori ora e per sempre Rhom-Bersani e si spiani la via alle larghe intese. Infatti, a meno del dipanarsi di questo scenario, la clama piatta (sulla superficie) ci traghetterà direttamente verso l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Una questione non da poco.

Ne parlano sia Feltri che Travaglio oggi. E meraviglia delle meraviglie si riesce ad essere d’accordo con parte del discorso di entrambi.

Mentre i saggi cominceranno il loro lavoro, presumibil­mente inutile al fine di agevo­lare la formazione del gover­no, i partitisi daranno da fare per selezio­nare l’uomo sbagliato da mandare al Qui­rinale, diventato ormai il fulcro della poli­tica. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: la Repubblica presidenziale, tanto invisa alla sinistra di origine comunista, e cara alla destra di ogni tempo, è stata di fatto realizzata da Giorgio Napolitano, miglio­rista, già dirigente di spicco del Pci. Un controsenso? Sì. Ma necessario, dato che il sistema parlamentare, imbastardito da leggi elettorali scritte a capocchia e irre­sponsabilmente varate, non funziona più. Lo sanno tutti, pochi lo ammettono apertamente. Il Colle ha acquisito un’im­por­tanza strate­gica inimmagi­nabile solo qualche anno fa. Lo si vede in questi giorni. Dinanzi al pro­bl­ema della suc­cessione di Na­politano, persi­no quello del­l’esecutivo, dif­ficile da risolvere in mancanza di una maggioranza, è passato in secondo pia­no. L’attenzione dei politicanti d’ogni se­me è concentrata sulla più alta carica del­lo Stato. Il Pdl punta su un personaggio non pregiudizialmente ostile a Silvio Ber­lusconi e che garantisca equidistanza tra i vari schieramenti. Il Pd desidera poter contare su un amico, meglio ancora: un compagno. E il Movimento 5 stelle gradi­rebbe un signore della cosiddetta società civile, non implicato in interessi di parti­to. Feltri sul Giornale.

Crimi sostiene che Napolitano non gli aveva parlato dei saggi. E che anzi sostenesse che solo un governo politico poteva uscire dalle consultazioni. Delle due l’una. O mente Crimi o mente Napolitano. E visti i trascorsi (Palermo docet) propenderei più per la seconda. D’altra parte solo recentemente aveva detto che se ne sarebbe andato annunciandolo a media unificate. E poi ci ha ripensato. Di conseguenza fidarsi di Napolitano sui prossimi passi è come fidarsi di un commerciante sulla bontà della sua merce. Eppure Feltri ha ragione. La nostra democrazia parlamentare è schiacciata da una doppia anomalia, il parlamento esautorato dai governi a suon di decreti legge, e i governi esautorati da un Presidente della Repubblica Re. Preso atto di questo, e nell’impossibilità di modificare lo scenario nell’immediato, sarebbe il caso che anche il M5S si svegliasse. Al di là delle semplici Quirinarie online.

La Smorta Decina non combinerà un bel nulla, come tutte le bicamerali e bicameraline degli ultimi vent’anni. E ci accompagnerà dolcemente all’elezione del nuovo Presidente, che dovrà riprendere le consultazioni per mettere in piedi un governo. Che dipenderà molto dal nuovo Presidente e da chi l’avrà eletto. Reggerà l’intenzione del Pd di concordare un nome nuovo, fuori dai partiti, insieme ai 5Stelle? E soprattutto: i 5Stelle decideranno finalmente di giocare le carte che hanno in mano (e non sono poche), o continueranno a fare da spettatori? Giocarsi le proprie carte non significa né sporcarsi le mani né fare inciuci. Significa fare politica coerentemente con le attese degli elettori. Che, riguardo a M5S, non vogliono dare cambiali in bianco ai partiti. Ma neppure di rinunciare a influenzare la politica ogni volta che si può. Siccome il requisito indicato da Grillo per la scelta online del candidato Presidente nelle “Quirinarie” è l’estraneità alle vecchie poltrone, esistono personalità degnissime che rispondono a quell’identikit e possono piacere anche agli elettori del Pd. Il Pd, lo sappiamo, sarà tentato di mandare al Quirinale le solite muffe, da Amato a D’Alema a Marini. Ma potrebbe esserne dissuaso da una rivolta della base, se i grilli avanzassero candidature più autorevoli (non ci vuole molto). Dopodiché, quando ripartiranno le consultazioni, potrebbero finalmente proporre al nuovo Presidente un nome analogo e sfidare allo stesso modo il Pd su alcune proposte che fanno parte del loro programma, ma che non dispiacciono agli elettori progressisti. A quel punto il cerino, dalle mani di Grillo, passerebbe in quelle di Bersani (o chi per lui): se le boccerà, confermerà che il dialogo con M5S era un bluff e si assumerà la responsabilità di aver perso (e fatto perdere agli italiani) un’occasione d’oro; se accetterà, avremo un governo che ci sogniamo da chissà quanti anni. Travaglio su Il Fatto

L’elezione del Presidente della Repubblica non è solo un passaggio istituzionale. Il M5S lo sa. Ma c’è qualcosa che temo di più. Cosa? Quello che teme Feltri (ma che implicitamente teme anche Travaglio). Ovvero che la saldatura fra PD e M5S si realizzi su un nome impresentabile come quello di Prodi.

Grillo lo scriveva sul suo blog

Il pdl vuole un presidente di garanzia, un salvacondotto per i processi dello psiconano. Il pdmenoelle vuole anch’esso un presidente di garanzia, che lo tuteli dalla prossima bomba ternmonucleare del MPS. Entrambi vorrebbero un presidente “Quieta non movere et mota quietare (Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato)”. Non un Pertini, ma neppure più modestamente un Prodi che cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche. [i grassetti sono miei. i suoi non a caso erano altrove]

E lo sanno anche i sassi che Prodi rappresenterebbe per Bersani il puntello contro i lunghi coltelli dell’ala renziana. Do ut des. Negoziazione. Il cuore della politica no? D’altra parte l’endorsement di Prodi al segretario dei segretari è arrivata di fronte a una piazza semivuota durante la campagna elettorale. Di conseguenza nessuna meraviglia che per Bersani il nome più papabile possa essere quello.

Ciò che né Feltri né Travaglio dicono è però che il vero pericolo rappresentato da Prodi (o da un “prodiano” qualunque) è il rinforzo per 7 lunghi anni e sine die della liturgia dell’euro e della dottrina cementificata del più Europa a ogni costo. Per chi non se lo ricordasse Prodi è il grande traghettatore del nostro paese verso la trappola dell’euro e dell’economia commissariata. E’ né più né meno che l’alter ego dei Monti-Draghi-Amato e compagnia cantante. Il Presidente ideale per la tecnocrazia europeista. Ovvero di quel Patto d’Acciaio cha ci ha portato esattamente dove siamo. E dove siamo è il bengodi degli speculatori. Quello dove sfruttando la crisi si fanno affari d’oro. Ascoltate ad esempio cosa racconta Andrea Bonomi, un nostro rampante uomo della finanza creativa al soldo di un grande gruppo di investimento.

MILANO (MF-DJ)–Come puo’ un Paese in piena recessione economica, in un momento di profondo cambiamento politico e generazionale e con un debito pubblico monstre, rappresentare ancora un luogo dove e’ interessante investire? Nelle ultime settimane l’Harvard Business School e la New York
City University hanno chiamato Andrea Bonomi, senior principal di Investindustrial, a rispondere a questa domanda che riguarda l’Italia.

Evidentemente, scrive MF, ai docenti dei due dei piu’ noti atenei americani in cui studiano i futuri top manager internazionali non pare cosi’ intuitiva la ragione per la quale un veicolo di investimento
italiano l’anno scorso sia riuscito a raccogliere 1,25 mld euro di impegni da parte di investitori internazionali. Per Bonomi, pero’, le due lezioni sono state una passeggiata, visto che il tema da affrontare e’ stato appunto lo stesso che il manager aveva dovuto svolgere di fronte ai potenziali investitori stranieri nella fase di raccolta dei capitali. E uno degli argomenti piu’ convincenti utilizzato da Bonomi ora come allora e’ stato il successo del caso Ducati. Con una quota di mercato piu’ che raddoppiata e un profittabilita’ triplicata in cinque anni la casa motociclistica ceduta da Investindustrial al gruppo Audi nella primavera del 2012 e’ un biglietto da visita importante per Investindustrial.

Bonomi agli studenti americani ha spiegato che quella ricetta puo’ essere applicata a numerose altre eccellenze italiane che, partendo da un importante piano di investimenti, hanno la possibilita’ di aprirsi ai
mercati internazionali e cogliere le opportunita’ offerte dalla globalizzazione. Dal punto di vista degli investitori esteri che guardano alle aziende italiane, se in Italia e in generale in Europa c’e’ la crisi,
e’ anche meglio. Perche’, ha spiegato Bonomi, si possono investire capitali a prezzi molto buoni con ritorni potenziali molto interessanti, nel momento in cui le aziende sono in grado di crescere velocemente, a ritmi da Paesi emergenti, perche’ e’ proprio quei Paesi rappresentano oggi i principali mercati dei loro prodotti.
Non e’ un caso che Bonomi sia anche uno dei fondatori di Why not Italy?, l’associazione creata da un gruppo di operatori di private equity, consulenti e docenti universitari italiani con l’obiettivo di promuovere l’immagine dell’Italia tra gli investitori esteri.

Per inciso la Audi (guarda caso) è tedesca. Gruppo Volkswagen. E Bonomi è uno dei tanti che organizzano il Garage Sale Italia. Ovvero il mercatino della domenica nel portico del nostro paese. Dove, viste le pezze al culo che abbiamo, anche aziende che funzionano si comprano a prezzi coreani. La crisi è un’opportunità. Per loro. Quelli che arrivano dopo che i sicari economici alla Prodi hanno affamato la bestia. Una partita di giro che non ha bisogno di colorite visioni complottistiche per essere concepita. Ma sta lì, davanti a tutti, dove nessuno la nota. Nascosta dagli slogan.

Vi ricordate Monti con gli Emiri del Kuwait? E i russi delle banche di Cipro? Dovrebbe essere ormai chiaro dove porta quella strada. Ovvero quella dell’indebitamento estero e della cessione a buon mercato degli asset nazionali. Di quelle che Bonomi chiama eccellenze.

Ebbene Prodi è uno degli inventori di questa strategia. Del “facciamo l’euro, serve la stabilità per attirare gli investimenti stranieri”. E’ un simbolo potente per le oligarchie internazionali e per le lobby finanziarie internazionali. Un simbolo e una garanzia. La sua nomina al Quirinale sarebbe il colpo definitivo da cui il Paese non si risolleverebbe più.

Speriamo nelle quirinarie? Speriamo che stavolta, avendocelo il nome, Crimi lo tiri anche fuori? Magari evitando di farsi scudo degli incubi orwelliani che sembrano disturbare i suoi sogni? Sveglia ragazzi perché se dopo Grasso fate eleggere pure Prodi passerete alla storia come quelli che hanno salvato Bersani da Renzi pagando il caro prezzo dei propri elettori. Io in primis.


3 responses to “Le 3 scimmie a 5 stelle e il prossimo Garage Sale Italia

  • robi

    Condivido su tutta la linea.
    Quei cazzi di nomi andavano fatti. Lo sai che lo penso da subito dopo il voto. Si tratta di lasciare il cerino in mano agli altri, a prescindere dal fatto se poi le cose sarebbero cambiate o meno.
    Spero che per il presidente venga fuori un nome votabile anche da parte del PD. E non quello di uno sconosciuto ai più conosciuto solo sul blog di grillo, tipo paolo becchi, per intenderci… che sembra essere l’ideatore della fine strategia “il parlamento può funzionare anche senza governo”…. su cui poi intestardirsi mettendo gli altri nella possibilità/necessità di inciuciare.
    Sembra esserci nella direzione del movimento, in questa fase, una pulsione all’automarginalizzazione che dal punto di vista psicologico sembra puro infantilismo. Da punto di vista politico un soggettivismo privo di senso pratico, che sfocia in un massimalismo sterile e incomunicativo.

  • Tengri

    Ma guarda. A me la storia de “il parlamento può funzionare anche senza governo” andrebbe pure bene. in quesa fase chiaro. Ma almeno oltre a dirlo lo facessero pure.

    Riguardo al Presidente della Repubblica, ho trovato il post di Grillo abbastanza inquietante. politicamente inquietante. sembrava un velato sdoganamento. E se lo sembrava (in politica) di fatto lo era. Poi decideranno le quirinarie? boh. Il nome ce ne uscirà almeno sarà scelto con un procedimento meno arbitrario. Spereri anche io in un nome che passasse il cerino in mano al PD. Ma ho i miei dubbi.

    Sull’atteggiamento in generale penso che sia una fase necessaria (è passato poco più di un mese dalle elezioni), ma che se diventa patologica risultarà in un suicidio elettorale senza precedenti. O meglio che dopo le prossime elezioni farà fare ai commentatori prezzolati l’equazione Italia=Grecia ….

  • La civiltà del telecomando | Tracce Bianche

    […] si troverà a gestire il successore di Napolitano. Su Prodi e Bonino nemmeno mi pronuncio. Sul primo ho detto già in passato tutto ciò che si potrebbe dire. Sulla seconda sono sostanzialmente […]

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