La patrimoniale

Abbiamo capito che il debito pubblico in realtà è una variabile dipendente. La vera questione è il debito privato, soprattutto estero. E il motivo principale per cui si accumula è rappresentato dalle operazioni carambolesche di finanza speculativa che le banche mettono in atto. Banche, prima anomalia da correggere, che hanno in deposito anche i soldi dei correntisti non-speculatori.

Abbiamo visto che il modus operandi del capitalismo contemporaneo ha trasportato direttamente dalla fabbrica alla banca il glorioso metodo del socialismo capovolto. Ovvero, tieniti i profitti finché li hai e redistribuisci le perdite appena compaiono all’orizzonte. Quindi, in sostanza, quando la banca si trova in rosso chiede aiuto allo Stato. Il quale, a sua volta aumenta il gettito fiscale (prima mano in tasca ai contribuenti) e per trovare altri soldi emette nuovi titoli indebitandosi (da cui a cascata compare una seconda mano in tasca ai contribuenti per ripagare il debito, che ora è diventato pubblico).

Abbiamo visto anche, nel caso di Cipro, che in situazioni di particolare emergenza e sotto particolari pressioni popolari (e non solo) lo Stato può ricorrere al prelievo forzoso sui conti correnti. E puntare solo a quelli al di sopra della cifra (simbolica e non necessariamente garantita) assicurata grazie a fondi che le banche dovrebbero accantonare. In questo caso, il provvedimento ha un nome nel gergo della politica: patrimoniale.

Il dibattito sulla patrimoniale è sempre acceso. Chi non ha risparmi di quell’entità è piuttosto favorevole. Che paghino i ricchi! Chi li ha, e non li ha rubati né accumulati speculando, si risente. Se il sacrificio deve essere fatto che lo si faccia tutti in proporzione! Dimenticando in questo secondo caso che in realtà la scelta della patrimoniale è sempre – in un sistema che favorisce chi ha a scapito di chi ha meno – un estrema ratio. Ovvero ci si arriva quando i meno abbienti hanno già pagato tutto. In termini di occupazione, sicurezza sociale e diritti. Ciononostante, le mani infilate direttamente nel conto corrente, chissà perché, danno fastidio più di una tassa iniqua. Che al prelievo forzoso equivale.

Problemi di percezione. Problemi di simboli che nonostante la loro irrilevanza materiale hanno la capacità di orientare comportamenti che per definizione sono economici e di conseguenza generano sostanza.

Una parentesi doverosa. Il discorso che segue parte da un presupposto. Ovvero che si dia per scontato lo scenario attuale. Perché la prima cosa che viene in mente a chiunque è la seguente. Se una famiglia mette da parte i soldi per i periodi difficili, perché una banca non dovrebbe fare altrettanto? Se una famiglia finisce indebitata non ha lo Stato che la protegge (cosa che dovrebbe essere sacrosanta). Perché una banca sì? Sono domande retoriche le cui risposte risiedono nella logica del sistema economico all’interno del quale ci troviamo a vivere. Ma la situazione in cui siamo va risolta nell’immediato. All’interno del sistema. Forse prima (o contemporaneamente) di tutta la più che legittima e condivisibile speculazione sulla revisione, distruzione o sostituzione del sistema stesso.

E dunque la patrimoniale. Nonostante la sua impopolarità, un rebound positivo sul sistema potrebbe averlo. Quindi non soltanto il recupero puntuale di risorse, ma un effetto strutturale, duraturo nel tempo.

In sostanza, il capitale principale di una banca sono i suoi correntisti-depositatori. Senza di essi la banca chiude. La patrimoniale, d’altra parte, spinge alla fuga dei correntisti dalla banca e dal sistema creditizio che, a causa delle proprie acrobazie finanziarie, finisce per chiedere aiuto allo Stato. E lo Stato in questione a imporre la patrimoniale stessa. Di conseguenza la patrimoniale, nella forma del prelievo forzoso e nel medio periodo, eserciterebbe una funzione moralizzatrice sulle azioni dell’istituto di credito.

In poche parole, quando deposito i miei soldi, se non sono uno speculatore, scelgo una banca che non abbia chiesto aiuti e alla quale lo Stato non abbia applicato il prelievo forzoso.

Chissà, potrebbe anche funzionare.

Qui se ne parla più approfonditamente


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