La fase ellenistica

Ogni regime politico attraversa una fase arcaica, una classica e una ellenistica. I termini li prendo volutamente in prestito dalle fasi in cui gli studiosi sono soliti suddividere la storia greca.

Nella fase arcaica in genere c’è fermento. Le forze in campo partecipano attivamente alle dinamiche sociali e al dibattito sulla cosa pubblica. Non c’è ancora chiarezza, mestiere, equilibrio. L’andamento è fatto di strappi e ricucite, di balzi in avanti e retrocessioni. Il conflitto interno ai singoli gruppi è forse più forte di quello fra gruppi che la pensano diversamente. E’ una fase entropica quella arcaica.

La fase classica è quella dell’equilibrio. Della costruzione di edifici sociali che si immaginano imperituri. E’ il momento in cui i gruppi si consolidano e si danno battaglia per la gestione del potere. Idee forti si scontrano fra loro. Vengono aggregate in complesse strutture di significazione che pretendono di spiegare ogni cosa. Nascono le ideologie. E nasce il mestiere della mediazione selettiva. Su qualcosa si media per ottenere il miglior risultato possibile per i contendenti. Su altre ognuno rimane nella sua posizione. La missione sociale e il mandato (che sia divino, tramandato o elettorale poco importa) sono ancora ben chiari. L’interesse individuale è secondario rispetto alla responsabilità nei confronti della platea dei governati.

La fase ellenistica inizia nel momento in cui i termini di questa proporzione si ribaltano. Il potere, da strumento per realizzare idee diventa privilegio di base per acquisirne di ulteriori. Le idee non vengono più prodotte da tempo. Le poche che nascono vengono sottoposte al vaglio omologante delle ideologie. Quelle eretiche vengono semplicemente espunte. Il sistema premia sempre più il conformismo e sempre meno il pensiero laterale. Il potere viene esercitato in maniera dispotica. Non oltrepassa più verticalmente il diaframma tra chi gestisce e chi è gestito. Permane nella sacca impermeabile di chi gestisce e cala verso il basso attraverso norme sempre più prescrittive. La comunità viene chiamata in causa solo per ratificare decisioni già prese altrove.

Al termine della fase ellenistica, nei settori sociali ormai esclusi dalla gestione del potere inizia un nuovo fermento. Le ideologie perdono il controllo esegetico degli eventi. Le coordinate del conosciuto vengono messe in discussione da episodi che sempre meno riescono ad essere costretti nelle griglie interpretative. E’ il preannuncio del collasso del sistema. Una nuova età arcaica è all’orizzonte. Il pensiero laterale e divergente produce nuove idee. Gli eretici diventano i nuovi saggi. Gli errori commessi dalle moltitudini diventano le nuove regole.

A quel punto la storia può andare in due direzioni. Il conflitto può esplodere in forma aggressiva. E una guerra mette fine all’età ellenistica per proporre un nuovo modello politico e una nuova entità socio-culturale che la gestisce. Inizia una nova era arcaica. La Storia delle culture umane è praticamente un ripetersi ossessivo di questo modello. Il diverso combinarsi di fattori umani e ambientali porta inesorabilmente alla fase ellenistica. Che si tratti delle comunità isolate dell’Isola di Pasqua o dell’Impero Romano, centro propulsore dell’alba della civiltà occidentale, the song remains the same.

Oppure il sistema riesce ad assimilare l’anomalia e a rinnovare sé stesso dando vita a un’era arcaica in cui il potere torna a permeare le relazioni e a redistribuirsi verso le comunità che si riconoscono in un determinato organiamo sociale. Sul modello dei sistemi linguistici, ciò che prima era percepito come un errore o una corruzione del modello di partenza diventa la nuova regola. Il latino, da volgare, diventa italiano (e francese, spagnolo, portoghese, rumeno).

Purtroppo per i modelli socio-politici questa soluzione è molto rara. In genere, più i gruppi sono piccoli e in contatto con l’ambiente circostante più la transizione avviene in modo pacifico e graduale. Istituzioni leggere e flessibili permettono il reinserimento dell’anomalia all’interno del modello di partenza in modalità innovativa. Ed è questo il particolare importante. Più i gruppi umani sono estesi e in conflitto costante con l’ambiente, invece, più la transizione è dolorosa. Istituzioni ingessate, pesanti e stratificate, che permettono a gruppi di interesse di nascondersi negli interstizi del sistema, impediscono la modificazione del paradigma. Si tenta di controllare l’anomalia assorbendola e disgregandola in maniera coercitiva. Il che immette nuova pressione e nuovi conflitti nel sistema. L’esito è inevitabilmente fragoroso. E la nuova fase arcaica ricostruisce sulle macerie.

Il sistema politico che siamo soliti chiamare democrazia è evidentemente nel pieno della fase ellenistica. E ci è ormai da decenni. In giro per il mondo si levano voci isolate e collettive che alimentano piccoli focolai di pensiero laterale. Minuscole scintille di nuove idee. Che al pensiero dominante sembrano follie senza senso. E ovviamente il sistema continua ad optare per l’inglobamento coercitivo. La dissoluzione omologante. Cosa succederà? Ovviamente non è assolutamente chiaro.

Oggi su La Stampa ne parla anche Zagrebelsky in un’intervista più lunga di cui estrapolo la parte che riguarda questo tema:

Però è giustificato dire che questa nostra democrazia è in crisi e non funziona?

«C’è una legge universale della politica secondo cui i regimi politici con il passare del tempo (qualcuno ha detto nel giro di una cinquantina di anni) tendono a chiudersi su se stessi, a diventare oligarchie, gruppi chiusi di potere, degenerazione della democrazia, dove la distanza tra elettori ed eletti appare incolmabile».

È esattamente quello che percepiamo oggi in Italia, le elezioni ne sono state la dimostrazione. Professor Zagrebelsky, ce la farà la nostra democrazia?

«Se riesce a riaprirsi, a combattere i gruppi chiusi, i “giri” nascosti del potere, e riesce a far sentire i cittadini partecipi della cosa pubblica e non espropriati. Quando si parla di rinnovamento della democrazia si intende proprio questo. I gesti simbolici come la riduzione del numero dei parlamentari, il taglio delle spese che favoriscono i parassitismi politici. Se si riuscirà a fare ciò anche utilizzando virtuosamente i nuovi strumenti della comunicazione politica potremo dare una risposta positiva alla domanda che fu di Norberto Bobbio in uno dei suoi ultimi saggi: la democrazia ha un futuro?».

E se questo non succederà?

«Peggio per noi e per i nostri figli».

Giorni fa scrivevo e discutevo online sulla rilevanza dei simboli. E sul significato profondo della ristrutturazione etica della classe dirigente. Che secondo me è lungi dall’essere qualcosa di secondario. Ma che rappresenta un atto importante di ripensamento del modello gestionale del potere. Che tende (non lo realizza ma vi tende) alla rottura di quel diaframma (non solo percepito ma reale) fra la sfera di chi gestisce e quella di chi ormai si sente solo gestito. In quest’ottica l’entrata in Parlamento del M5S ha rappresentato un primo tentativo. Cha ha dimostrato ai cittadini che c’è ancora un barlume di speranza che al potere si arrivi anche riuscendo dal basso a lacerare il diaframma. La questione delle ristrutturazione della classe dirigente e di quella politica in primis rappresenta la perforazione dall’alto di quello stesso diaframma. E la tensione verso la sua eliminazione.

Allargando però lo sguardo a ciò che succede sul nostro pianeta è inevitabile pensare che un’uscita pacifica dalla fase ellenistica della democrazia è impensabile. Perché un conflitto è già in atto. Quello che si combatte a colpi di spread e di derivati nei luoghi in cui i cannoni sono per convenzione silenti. E con i missili terra-aria nel restante 50% delle terre di nessuno. Un conflitto misto. Ma permanente.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: