Gli sciacalli dell’interregno

Quando il vecchio Re è deposto e il nuovo ancora da fare, i cortigiani si scatenano ad arraffare l’arraffabile. Un amico mi raccontava tempo fa di scene da commedia napoletana in cui, fra un governo e l’altro, gente nei pubblici uffici si porta a casa sedie e lampade. Comportamenti riprovevoli, certo. Ma non è lì che sta il virus delle moderne democrazie. Sta invece fra le righe delle leggi, nei decreti dell’ultimo e penultimo minuto. E in quella Terra di Mezzo sono i l(h)obbyst a farla da padrone. Scivolando fra le pieghe dei poteri apparentemente vacanti. Fanno il loro mestiere per carità. Sono gli altri che con disattenzione e/o complicità glielo permettono.

Di cosa parliamo? Di una cosetta insignificante come la Strategia Energetica Nazionale (SEN). Il documento di base per la programmazione delle politiche energetiche dei prossimi anni. Forse lustri. Con una sortita lampo il 14 marzo Passera e Clini ne annunciano l’approvazione.

Nel panorama concitato delle vicende post elettorali e dell’elezione del nuovo papapauperista (evviva evviva!) se ne accorgono solo il web (e nemmeno troppo) e la Stampa di Torino. Roberto Giovannini si chiede molto onestamente come mai un governo ormai esautorato, che dovrebbe solo curare l’ordinaria amministrazione, emani un decreto interministeriale di approvazione di un documento così importante. La domanda è ovviamente retorica. Non sarà mica che dipende dal fatto che in Parlamento oggi ci sono onorevoli sensibili ai temi ambientalisti in una percentuale incredibilmente superiore al passato?

Eh sì perché a leggere la Sen c’è di che sospettare che il momento e il metodo soddisfino le richieste dei l(h)obbyst della Terra di Mezzo più di quelle di cittadini ed ecosistemi.

Il documento l’ho letto. Ovviamente nei dettagli mi perdo perché non sono un tecnico, ma sostanzialmente l’opinione che mi sono fatta è molto vicina a quella di Qualenergia.it:

Ma il senso della SEN non cambia molto rispetto alla versione di ottobre. Leggendo la presentazione sintetica della nuova SEN (pdf) e il comunicato stampa ministeriale percipiamo un approccio di ‘un colpo al cerchio e una alla botte’. Una strategia che continua a ritenere che la sostenibilità sia solo una questione economica e che pensa solo ad “una graduale integrazione della produzione rinnovabile”.

La potremmo leggere allora come il classico tentativo di controllare l’impetuosa crescita delle fonti di energia pulita in un sistema che punterà, secondo gli estensori del documento, ad essere caratterizzato da uno “sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi” e a diventare “il principale hub sud-europeo del gas”. Una classica tattica dilatoria nei confronti del cambiamento in atto nel sistema energetico e verso quella vera transizione energetica per la quale si richiedono ora altre mentalità e visioni.

Ma anche a quello che dice Relacci (responsabile Green Economy del PD):

Il parlamentare democratico evidenzia che «Oltre a questi “vizi di forma” anche nella sostanza la Sen non è condivisibile ed è assolutamente inadeguata ad affrontare le sfide che l’Italia ha davanti e alla necessità di puntare con forza sul risparmio energetico, sull’innovazione, sulla ricerca e sulle fonti rinnovabili. Nulla dice sull’aumento del carbone, facilita lo sfruttamento delle risorse petrolifere italiane sacrificando l’ambiente e il paesaggio sull’altare del nostro scarsissimo petrolio, e definisce strumenti del tutto inadeguati a raggiungere gli obiettivi ambiziosi che sulla carta si ponte per le fonti rinnovabili. Per la crescita dell’efficienza energetica il governo continua a produrre solo parole: dice di voler prorogare il credito di imposta del 55% per gli interventi di risparmio energetico in edilizia, ma tuttora l’eco-bonus è in scadenza a giugno».

Greenpeace ovviamente ci va ancora più pesante. “Si tolgono gli incentivi alle rinnovabili e si favoriscono le lobby dei combustibili fossili”.

Eh sì, perché a detta degli esperti gli obiettivi sulle rinnovabili indicati nel documento sono praticamente già raggiunti. Quindi sottodimensionati già nel breve periodo. Mentre il cuore della SEN ruota intorno a:

1)      Il gas. Dobbiamo diventare l’Hub del Sud Europa. Ovvero, costruire rigassificatori.

2)      Dobbiamo ridurre l’uso del carbone. Sì ma non troppo.

3)      Dobbiamo essere più autosufficienti con il petrolio. Ovvero, trivellazioni off-shore.

Il punto 2 e 3 si commentano da soli. Il primo, almeno per me, meno. Mi sono andato a guardare cosa fosse nello specifico un rigassificatore. E la cosa è sufficientemente inquietante. Il Gas per essere trasportato viene compresso in forma liquida. Una volta a destinazione (dove iniziano le tubature di distribuzione) deve essere rigassificato. E cosa succede?

L’Italia è interressata da un significativo numero di progetti per la realizzazione di impianti di rigassificazione del GNL, solitamente proposti nella configurazione a circuito aperto (ricordate questo punto mi raccomando!) che prevede l’utilizzo dell’acqua di mare per il riscaldamento del gas liquefatto. Le alternative tecnologiche, genericamente definite a circuito chiuso, richiedono un consumo energetico maggiore per non impattare l’ambiente acquatico. Una valutazione del diverso impatto tra un maggior consumo di energia per la rigassificazione in “circuito chiuso” e l’utilizzo di acqua di mare per la modalità a circuito aperto è stata completata nell’ottobre 2011 dal Comitato Scientifico del WWF-Trieste. Secondo tale fonte, le due tecnologie comportano l’una la combustione di un’aliquota supplementare (+ 0,87%) del GNL conferito in impianto, quindi una maggior emissione di CO2 e NOx, l’altra l’effetto cumulativo del raffreddamento dell’acqua di mare, della perdita dei servizi ecosistemici espletati dall’habitat marino, della distruzione di plancton e larve, della selezione operata a favore di specie batteriche resistenti al trattamento con cloro, del rilascio di sostanze tossiche ivi compreso il cloro libero residuo. Tra le due forme di contaminazione, la seconda solleva elementi di maggior preoccupazione, in quanto il cloro immesso nell’acqua di mare dà principalmente origine ad alogenoderivati organici (essenzialmente bromurati), come i trialometani (principalmente bromoformio), gli acidi aloacetici, gli aloacetonitrili, gli alofenoli. In relazione allo stato di ossigenazione dell’acqua e alle fioriture fitoplanctoniche, durante le fasi ipossiche o anossiche vengono prodotte notevoli quantità di ammonio, che interferisce con il cloro per la formazione di clorammine. Sono tutte sostanze prioritarie così definite nel D.Lgs. 152/2006, Allegato III, parte III (Norme in materia ambientale – analisi dell’impatto antropico): rientrano nella lista delle le sostanze più a rischio per il comparto acque. Sono tossiche, in parte persistenti e mutagene. Si accumulano nei lipidi e vengono trasmesse lungo la catena alimentare. Possono agire da endocrine disruptors.

A prescindere da altri aspetti legati alla sicurezza, alla salute di popolazione e lavoratori, di tutela del paesaggio che la realizzazione di questi impianti potrebbe comportare e per qualsiasi tipologia di impianto di rigassificazione previsto, al fine di preservare gli habitat marini andrebbero precauzionalmente adottati – secondo il WWF – schemi di funzionamento diversi da quelli a circuito aperto in tutti i mari italiani.

Quindi che siano a circuito aperto o chiuso sempre inquinanti e pericolosi sono. Certo, a circuito aperto sono proprio disastrosi.

Ma perché nel paese “d’o sole e d’o mare” invece di pensare al solare termodinamico o all’idroeolico continuiamo a ragionare così? Domanda retorica anche questa. Indovinate chi si aggiudicherà gli appalti per la costruzione dei rigassificatori? (Ma come non sono appalti pubblici? E già si sa chi vince? Ah, ok, siamo in Italia, pensavo fossimo in Svizzera ….) Risposta: la GNL Italia, controllata della SNAM. E con questo va da sé che buona parte dei rigassificatori la pagheremo noi in bolletta. 100 milioni l’anno per una diecina d’anni. Certo Passera dice che si recupereranno grazie ai tagli dei costi del Gas.

L’unico piccolo problema è che mentre la spesa è SICURA, nel SEN hanno almeno avuto la decenza di scrivere ATTESI vicino alle riduzioni dei costi. Vogliamo scommettere come andrà?


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