Le Cayman del Mediterraneo

Sì, quando si pensa ai conti offshore tutti visualizzano le isole dell’Atlantico fra Messico e Cuba. O magari la vicina Svizzera. In pochi (me compreso) sanno che le banche di Cipro hanno svolto per molto tempo questa nobile funzione.

Il processo è lo stesso di sempre. Pochi giorni fa parlavo di Ungheria. Oggi la crisi di Cipro. Apparentemente una crisi di debito pubblico da salvataggio europeo, come da manuale si trata invece di una bella crisi da debito privato. Questa volta con una vena speculativa più aggressiva del solito. Su questo copio e incollo il pezzo di Pastidio.net che mi sembra fatto molto bene.

Intanto, l’antefatto: Cipro ha un sistema bancario terribilmente ipertrofico, rispetto alla dimensione economica del paese: gli attivi bancari sono pari a circa 8 volte il Pil dello stato-isola. In pratica, prescindendo dal modo in cui questa ipertrofia si è sviluppata, possiamo dire che Cipro è una Islanda con l’euro. E questo conta moltissimo, nel trattamento e negli esiti della crisi. Le banche cipriote si sono gonfiate a questo modo essenzialmente perché l’isola è divenuta, nel corso degli anni, un centro finanziario offshore entro l’Eurozona, intercettando depositi, soprattutto russi e britannici. Anche la crisi greca ha giocato un pesante ruolo: le banche cipriote sono state riempite di depositi di cittadini greci in fuga. Questi enormi afflussi di fondi sono stati impiegati soprattutto in speculazioni immobiliari ed acquisti di titoli di stato greci. Operazioni andate ovviamente a rotoli, e che hanno prodotto un enorme buco negli attivi delle banche cipriote, stimato intorno ai 6-7 miliardi di euro.

Tale buco andava ovviamente coperto. Le stime della Ue indicavano un fabbisogno complessivo di circa 17 miliardi di euro, che può sembrare poca roba, ma alla fine è pur sempre pari a circa il 100 per cento del Pil del paese. Il salvataggio della Troika prevede 10 miliardi di aiuti ufficiali (bailout) ed i restanti 7 miliardi posti a carico degli investitori-risparmiatori ciprioti (bail-in). E qui sono sorti i guai sistemici, cioè contagiosi. Purtroppo pressoché inevitabili, vediamo perché.

Dove colpire per ristrutturare? Forse sul debito sovrano cipriota? Escluso, perché circa metà di tale debito è stato emesso sotto la legge britannica, e contiene della clausole di azione collettiva (CACs) che prevedono che la ristrutturazione sia possibile solo con accordo vincolante del 75 per cento dei creditori. Ciò preclude l’attuazione rapida ed indolore di un concambio “volontario” di titoli di stato, tale da ridurne il valore attuale, come fatto ad esempio due volte per la Grecia. Inoltre, la parte di debito sovrano cipriota emesso sotto la legge locale è nelle banche del paese, quindi ristrutturare (pur se tecnicamente possibile) non farebbe altro che gonfiare il prezzo del salvataggio a carico della Troika. E voi ricordate che a settembre si vota in Germania, vero?

Fonte http://phastidio.net/2013/03/18/cipro-lultimo-di-una-lunga-serie-di-casi-unici/#more-9026

Quindi di fatto le banche acquisiscono capitali esteri e fanno speculazioni immobiliari e finanziarie. Queste vanno a rotoli e, quando si tratta di risanare, alzano le mani e si rivolgono al governo perché infili le mani nelle tasche dei cittadini. Quello che probabilmente succederà è che i conti al di sopra dei 100.000 euro verranno tassati al 9,9%. E fin qui qualcuno potrebbe dire “E chissene frega! E’ una patrimoniale. Che paghino i ricchi”. Anche se i cosiddetti ricchi starebbero pagando per errori speculativi ai quali non necessariamente hanno partecipato. E quindi, correttezza vorrebbe, che pagassero in primis quelli che hanno partecipato. E non che sia così difficile individuarli. Ma oltre la beffa, di slito c’è anche l’inganno. E a Cipro assume le sembianze di un vero esproprio. Infatti anche i conti inferiori ai 100.000 euro saranno tassati. Al 6,75%. E questi sono i conti di tutti. Quelli di chi sa mettendo gli spicci da parte per i momenti difficili. Per mandare i figli a scuola. Per sopravvivere una volta vecchio.

E allora la domanda che viene spontaneo farsi è “perché arrivare a questo?”. Non è una mossa furba per un governo eletto dai cittadini. Ma si sa i cittadini contano poco più di niente in un sistema di finte alternanze in cui chiunque governi persegue le stesse linee di politica economica. In genere dettate da tecnoburocrazie finanziarie. E Nicos Anastasiades non fa eccezione. Durante la riunione di venerdì sera dell’Eurogruppo, il Presidente cipriota, è andato con il cappello in mano dai padroni di questa Europa. Tedeschi, finlandesi, olandesi gli hanno risposto piccche. Il diktat è stato: 7 miliardi dai conti e 10 miliardi dall’Europa per ricapitalizzare la maffior parte del buco. E ai “nordici” poco importa da dove vengano i soldi dei cittadini. Se dai più ricchi o dagli altri.

Il Financial Times ha fatto un resoconto dettagliato della riunione serale a Brussell. E Peter Spiegel scrive:

Backed into a corner, the only thing the Cypriots could do was mitigate the damage. Several officials suggested putting all of the burden on deposits over €100,000. Berlin was agnostic about where the axe fell. But Cypriot officials, with the backing of the commission, felt anything over 10 per cent would appear so onerous that it would make the situation even worse.

“The Cypriot president did not want to agree to a levy higher than 10 per cent,” said one top negotiator. “People were joking that he has only rich friends.”

Fonte: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/f890566a-8f24-11e2-a39b-00144feabdc0.html#axzz2NyQrwN00

Di fatto il presidente cipriota ha più a cuore i destini dei conti off-shore dei burocrati russi che quelli dei suoi cittadini. E anche qui mi sembra di assistere a un tristissimo dejavu. Cosa peraltro confermata dal fatto che al prestito europeo e al prelievo sui conti si aggiungeranno 1.4 miliardi fra privatizzazioni (leggi svendita di asset pubblici, spesso quelli funzionanti ed efficienti) e nuove tasse sulle imprese. La solita ricetta della troika che ha un solo esito conclamato: la spirale recessiva dalla quale non si esce più.

Si poteva fare altrimenti? Phastidio.net sembra pessimista. E sembra pesimista anche sul fall-out di questo “salvataggio”.

Che accadrà, ora? Il contagio verrà contenuto e riassorbito oppure scivoleremo inevitabilmente verso la resa dei conti in Eurozona? La Bce vedrà drammaticamente depotenziato il valore deterrente del “whatever it takes” di Mario Draghi e delle sue Outright Monetary Transactions? Come reagirà Vladimir Putin alla tosatura dei suoi oligarchi? Riusciranno i nostri eroi a far passare per l’ennesima volta che Cipro è “un caso unico”, come lo è stata la Grecia? Italia, Spagna e Portogallo subiranno un gradino all’insù nel costo della raccolta bancaria ed un nuovo chiodo conficcato nella loro bara? Attendiamo e vedremo. L’unica previsione che ci sentiamo di fare con una certa confidenza è che Cipro uscirà a pezzi da questo salvataggio. Ma non pensiamo vi fossero reali alternative a tale esito, purtroppo.

Resta un punto fondamentale, nel progressivo denudamento del re europeo e nello sbriciolamento delle nostre antiche certezze. Senza questo salvataggio, le banche cipriote saltano. Se saltano, il sovrano salta con loro. Se il sovrano salta, pensare che l’assicurazione pubblica sui depositi possa essere onorata è purissima illusione. E’ questo l’insegnamento più inquietante della vicenda cipriota, ed anche quello realmente sistemico, al di là della “unicità” della vicenda. Difficile che i mercati se ne dimentichino presto.

Certo è che vedere sempre in campo la regola aurea del capitalismo “de noantri” – privatizzazione dei profitti finché ci sono e socializzazione delle perdite non appena non si può fare più nulla – lascia con l’amaro in bocca. Con le banche poi il ricatto è ancora più consistente. Perché la scusa è “se cade la banca vengono polverizzati anche i risparmi dei cittadini”.

Forse che ci sia qualcosa da ripensare nel rapporto fra banca e correntista/risparmiatore? Non sia mai!

Cos’altro dovrà succedere perché ci si convinca che questa non è l’Europa che ci serve?


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