Non cambierà niente – Parte II

Come titolo mi piaceva più “li stanno facendo a pezzi”. Poi mi sono accorto che non era proprio così. O almeno non solo. La cosa è più complicata. La giornalista della televisione svedese che per prima intervistò Grillo glielo aveva chiesto esplicitamente. “Sono giovani e inesperti. Appena entreranno in Parlamento li faranno a pezzi?”. Ma si sbagliava. Sui tempi. Li stanno già facendo a pezzi e nessuno di loro ci ha ancora messo il naso in Parlamento. E certo è che una mano gliela stanno dando anche loro.

Ma andiamo per ordine.

Li stanno facendo a pezzi. Si ma non solo attraverso l’opera di denigrazione che loro stessi denunciano. E su questo mi faccio aiutare di nuovo dagli strumenti delle scienze sociali. Quando i Padri della Chiesa si prefissarono l’obiettivo di affermare il Cristianesimo quale religione ufficiale si trovarono ad avere a che fare con la pletora di culti pagani (così li chiamavano – attenzione perché il linguaggio non è secondario nella ristrutturazione delle narrazioni) che i popoli già professavano. C’erano due strade. La repressione e l’assimilazione. All’uomo della strada viene subito in mente la prima. Ma basta soffermarsi su alcuni particolari per capire che è sempre la seconda quella più efficace. Il Natale venne posizionato al solstizio d’inverno (anche se in Galilea in quel periodo i bambini non nascevano). La Pasqua vicino all’equinozio di primavera. Due esempi, ma ce ne sono altri. Cristo nasce per indicare il cammino nel momento in cui il sole si abbassa sull’orizzonte e inizia il freddo. Quale momento migliore! Poi muore e risorge nel momento in cui l’inverno cede il passo alla rinascita primaverile. Il Cristianesimo sembrerebbe proprio una religione pagana!!

2000 anni dopo gli strumenti sono diversi ma la tecnica è sempre la stessa per neutralizzare un avversario. Colpisci e assimila. Colpisci e assimila.

In questi giorni mi capita spesso di ascoltare la radio, dove si parla della televisione, del web, dei giornali. Magia della multimedialità. E l’impressione è proprio quella. I pagani del Movimento 5 Stelle stanno subendo la cura riservata a tutte le anomalie. Colpisci e assimila. Colpisci e assimila. La Religione monoteista della partitocrazia si sa attrezzando.

Ieri sera su Radio Città Futura Sergio Staino, che sottolineava “sono di sinistra” a gran voce, diceva – quasi testualmente – “ma cosa abbiamo insegnato a questi ragazzi,. Seguono un pazzo. E’ il problema delle sette. Hanno fatto a tutti il lavaggio del cervello. Dice che ora vuole il 100%. Eh sì come Benito”. Colpisci. E poi proseguiva “a Roma feci un film e avevo bisogno di una faccia da violento. Presi uno dei centri sociali. Lo misi in un albergo e quello mi disse che non c’era bisogno, che non voleva l’auto. Dopo tre giorni non voleva più uscire dal parco de’ Principi. I deputati 5 Stelle? Finiranno così”. Assimila.

Poco dopo su Radio 24 in 3 facevano a pezzi il figlio di Dario Fo interrompendo a metà le sue frasi. Le domande – quasi tutte retoriche – giravano in torno al quesito di questi giorni “Ma perché seconde lei Grillo è democratico?”. E poi giù duri su padre, “qualcuno lo definisce il vecchio idiota al servizio di Grillo”. Colpisci.

Ieri Sartori sul Corriere smantella reddito di cittadinanza e vincolo di mandato. Poi afferma perentorio “Io ho spesso criticato molte delle regole che abbiamo. Però riesco a capire che non possiamo vivere e convivere senza regole. Se Grillo non le rispetta o non le accetta, le regole che abbiamo debbono rifiutare lui. Per esempio, se il suo non è un partito, allora i suoi eletti non hanno il diritto di costituire un gruppo parlamentare né di usufruire dei benefici connessi (per esempio di utilizzare una sede che grava sul bilancio del Parlamento). E prima di precipitarsi a cercare di «comprarli» (così direbbe Grillo) qualcuno ci dovrebbe spiegare che razza di rappresentanti sono”. Colpisci e assimila.

Il 5 marzo Repubblica scomoda il politologo biellorusso Evgeny Morozov. Che ha 29 anni. Ma come i giovani non erano inesperti? Gli fa una lunga e interessantissima intervista (in buona parte è facile anche essere d’accordo con lui. Sui contenuti di teoria generale è sempre così) in cui Morozov ammette candidamente di non sapere molto sulla politica italiana a parte quello che legge sui giornali americani, inglesi e tedeschi. Un esperto di Rete si informa così! Però questo gli basta per affermare “le inefficenze della politica, per usare un linguaggio da computer, non sono un bug (un difetto) ma una feature (una funzione). Per me il test è semplice: dimentichiamoci per un momento che stiamo vivendo una “rivoluzione digitale” e cerchiamo di cimentarci sugli argomenti dei movimenti come il 5 Stelle, basandoci su quel che sappiamo di filosofia e teoria politica. Queste argomentazioni, secondo me, non reggerebbero un’ora di seria discussione in un rigoroso seminario di Scienze Politiche di base”. Colpisci.

In un’altra intervista Umberto Eco ci va in vece morbido. Scomoda il Rosseau del Cotratto sociale e l’agorà ateniese. ”Il grillismo parlamentare è una contraddizione, di qui gli imbarazzi di Grillo, perché la sua idea era quella di un grillismo informatico. Se é impossibile riunire a legiferare i cittadini su una piazza, si crea la piazza informatica e mediante Internet si ricrea l’agorà ateniese, per cui il Sovrano è online. Ma l’idea non tiene conto del fatto che gli utenti del Web non sono tutti i cittadini, per cui le decisioni non vengono prese dal popolo sovrano ma da un’aristocrazia di blogghisti”. Il semiologo aggiunge, “l’impasse del grillismo che deve scegliere tra democrazia parlamentare, che esiste e che lui ha accettato partecipando alle elezioni, e agorà, che non esiste più o non ancora. Se ho delle esitazioni nei confronti di Grillo – che evidentemente si trova in un momento di stallo perché sta passando dalla protesta, in cui eccelle, alla gestione in positivo della sua rappresentanza parlamentare – ho invece una certa speranza nei confronti dei grillini, che non altro non hanno ancora rubato”. Colpisci e assimila.

Oggi Curzio Maltese recupera le domande a Berlusconi e ne fa una a Grillo. Lui che vuole il referendum sull’euro perché non ne fa uno alla sua base per capire se vogliono l’accoro con il PD? Non lo fa perché perderebbe! Maltese colpisce e poche pagine più in là Serra assimila. Colpisci e assimila. Lo stesso Serra che gridava al demagogo populista oggi tranquillizza gli animi. Il giornalismo in Italia in effetti fa schifo e stende il tappeto rosso alla politica accattona. Ma non preoccupatevi, non inseguite Grillo con i microfoni, la libertà di stampa non c’entra. Perché tanto parleranno. Prima o poi con noi parleranno.

Ma l’apoteosi è quella del prossimo numero dell’Espresso. Da una parte l’inchiesta sulle 13 società caraibiche dell’autista di Grillo. Dall’altra una lunga intervista Rodotà che bacchetta il suo partito e lasci aperto il futuro. Il Movimento 5 Stelle può avere evoluzioni opposte. Certo, ci vorrebbe un PD a 5 stelle. Colpisci e assimila.

In questo solco si situa anche la non trascurabile trovata (un po’ datata in realtà) della D’Urso. Invitare in trasmissione Matteo De Vita, iscrittosi ad un Meet Up il 24 febbraio 2013. Il giorno delle elezioni. E lo presenta come rappresentante del Movimento 5 Stelle. Facendo in modo ovviamente ce faccia una pessima figura. Colpisci e assimila.

Intellettuali, giornalisti di punta, presentatori, mettono in scena (più o meno volontariamente) dalla sera delle elezioni il paradigma del colpisci e assimila. Basta poi navigare un po’ la rete per capire che la tendenza dei mercenari (molti li pagano  – con i rimborsi elettorali – quindi il termine è solo in parte inappropriato) del Partito di Stato è la stessa. Forse un po’ più spostata verso il “colpisci”. La violenza verbale di molti commenti del variegato popolo del web anti-M5S testimoniano che l’organismo sociale è stato scosso nella sua interezza.

Dicevo che una mano gliela stanno dando anche gli eletti. Eh sì, perché se entri nella vasca dello squalo e fai la cernia c’è una sola fine possibile. Diventi il pasto di qualcuno. Le tesi di San Sepolcro e il socialismo rivoluzionario del primo Mussolini sono oggetto di riflessioni e dibattiti storici da decenni. I socialisti rivoluzionari che non vogliono Mussolini nelle proprie fila. Gli anti-fascisti indignati che qualcuno possa salvare anche un pezzo di Mussolini. I cosiddetti democratici che dicono “certo, infatti fascismo e socialismo hanno la stessa matrice totalitaria”. Insomma chi più ne ha più ne metta. Un ginepraio che puzza di trappola lontano un miglio. E tu che fai appena eletta? Il primo post che scrivi sul tuo blog affronta proprio l’argomento tabù per eccellenza. Alla Lombardi risponde  Bernini che intervistato da Ballarò si lancia in affermazioni quantomeno discutibili. Gli americani sperimentano chip sottocutanei per il controllo della gente. E poi mostra Zeitgeist come fosse la Bibbia rivelatrice dei funzionamenti occulti del potere. Per carità ognuno creda a ciò che vuole, c’è qualcuno che ancora crede ai programmi del PD quindi tutto è lecito. Personalmente mi interessa poco se credi a Zeitgeist o a Scientology, abbiamo politici che credono a Dio e orientano le politiche laiche dello Stato sui presupposti insegnamenti di un presupposto Messia nato e morto 2000 anni or sono. Ergo, quello che mi interessa è ciò che fai. Ma siamo sicuri che sia proprio quello il modo e il consesso in cui tirare fuori quelle idee? Non sarà un caso che prima di sapere che Vendola era gay l’abbiamo dovuto vedere in cima alle liste elettorali e con alle spalle un’avviatissima carriera politica? Insomma, in alcuni casi non ci vuole esperienza, ma semplice buon senso.

Accerchiati dai media e dalla classe dirigente pronti a destrutturarli e digerirli. Assediati dal 60% che ha votato per i partiti tradizionali. E nemmeno si sono seduti sugli scranni. Questo paese non riuscirà a cogliere il messaggio lanciato dai cittadini il 24 e 25 febbraio. E non ci saranno le piazze incendiate di cui parla Grillo. Perché è vero, lui ne è stato il catalizzatore. Ma allo stesso tempo le ha disinnescate. Quindi non ci saranno. Almeno non subito. Ci sarà il reflusso. Il ritorno di ognuno alla sua personale disperazione.

Perché questo alla fine è il paese che si appoggia sulla comoda stampella delle anti-identità. Ancora lo sento l’urlo della folla virtuale, gridato alla Lombardi. “Deve dichiararsi antifascista!”. Perché in Italia l’importante è essere anti qualcosa. Anti-fascisti ma anche anti-comunisti. Anti-berlusconiani. Anti- partitocratici. Anti-proibizionisti. Anti-abortisti. Anti-abolizionisti. In un paese dilaniato e distrutto, governato per 60 dei 70 anni dopo la Seconda Guerra Mondiale da forze di centro-sinistra nessuno sente però il bisogno di dichiararsi anti-centrosinistra.

Come governante la stampella dell’anti-identità ti permette di non assumerti responsabilità. Perché sono sempre di quelli dopo il trattino. Ti permette di governare senza realizzare un programma, perché c’è sempre lo spettro di quelli aldilà del trattino. Quando sei in difficoltà ti permette di sventolare il drappo rosso del pericolo oltre il trattino. E i cittadini terrorizzati faranno cerchio intorno a te. Perché la paura è da sempre il più efficace strumento di governo

Come cittadino la stampella dell’anti-identità ti permette di non metterti mai in gioco. Puoi fare come gli opportunisti sui campi di calcio quando ero bambino. Sempre defilati per evitare di sbagliare un passaggio e di poter essere derisi. Ma pronti a tuffarsi sulla palla sicura per mettere la firma su un goal.

In un paese incapace di realizzare il sincretismo fra le idee la rivoluzione pacifica è semplicemente impossibile. Nell’arco dei prossimi mesi il paese onnivoro digerirà e normalizzerà una parte del M5S, quella che oggi si manifesta propensa a un accordo con il PD e quella che nel tempo si piegherà. L’altra parte, quella di San Giovanni (che suona quasi come San Sepolcro – perché il fascismo represso era quello rivoluzionario, quello che ebbe la meglio era quello conservatore. Tanto per chiarire ai fanatici del dualismo da che parte sta oggi il fascismo che temono) verrà respinta fuori dal Castello Parlamentare. Una parte nel non-voto, un parte nelle manifestazioni, una parte nell’indolenza e nel menefreghismo, una parte nella solitudine della disperazione. Per questa parte inventeranno un novo anti. Anti-grillista? Anti-cinquestelle? Chissà. Sarà comunque un’altra di quelle etichette da salotto di cui fieri intellettuali si fregeranno. In un paese sempre uguale a sé stesso.


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