Viva Sansone e muoiano pure i filistei

Sono un paio giorni che i media e la gente sono più o meno sintonizzati. Forse perché – accade ormai di rado – ciò che fa notizia è anche ciò che agita gli elettori. Dopo anni di inedia, tornati a mangiare politica e partecipazione.

La questione è ovviamente “governo sì, governo no?”. Il M5S, una volta fissati i punti programmatici di un eventuale governo, dovrebbe accettare la proposta del PD di farvi parte? O magari sostenere dall’esterno un governo di minoranza?

Ieri sera ho passato il tempo leggendo qui e lì i commenti di simpatizzanti, militanti, elettori. Poi ho ascoltato per più di un’ora Radio Popolare. Ai tempi in cui “facevo radio” era una di quelle libere in area DS. Ora penso sia uno dei tanti organi ufficiosi della grande macchina della comunicazione pervasiva dei piddini. Una cosa tipo Repubblica. Al telefono un eletto del PD e un militante-attivista 5 stelle. Le posizioni erano più o meno quelle degli esponenti più noti di entrambe le formazioni. “Facciamo un programma sui punti, si assumano le loro responsabilità”. “Hanno vinto le elezioni, facciano il governo, noi voteremo le proposte in linea con il nostro programma”. Poi la parola è passata agli ascoltatori. Diciamo che la posizione di un buon 75% era quella espressa da un’ascoltatrice:

“Io ho votato M5S perché sono stanca della vecchia politica e degli inciuci. Prima dicevano di noi peste e corna, ora ci offrono di entrare nel governo. Ma pure un bambino si rende conto che è un trucco. E poi quale sarebbe la coerenza? Mai con Gargamella, mai con i morti e poi ci facciamo il governo? Se la trovino loro la maggioranza”

Il presentatore la incalza. “Quindi muoia Sansone con tuti i filistei? Se non c’è la maggioranza si torna alle elezioni?”

“Sì, si torni pure alle elezioni. Così il M5S prende il 45% dei voti e il governo lo facciamo da soli”.

Con qualche variante gli elettori erano su questa linea. L’impressione di tutti è che entrare in un governo con la vecchia partitocrazia sarebbe un errore tanto tattico quanto strategico. Sulla necessaria conseguenza di una  vittoria certa al prossimo giro, la cosa è da dimostrare. Ma è a mio avviso molto probabile se si inizia a far fronte subito, argomentando, all’insussistenza del richiamo alle “responsabilità”. E su questo prendo in prestito le riflessioni di un altro ascoltatore.

“Responsabilità? Ma responsabilità di cosa? 2000 miliardi di debito. Hanno sostenuto persino Monti pur di non andare a casa. Hanno candidato Penati e Govoni. E ora solo perché dicono che ci dispiace tanto tantissimo siamo pronti a cambiare, il M5S dovrebbe salvargli la faccia nei confronti del paese, dell’Europa e anche degli elettori della basi ante-austerità? Le responsabilità della situazione sono almeno per il 50% le loro. Se le assumano”.

Visto che il M5S si autodefinisce un movimento di cittadini, l’opinione dei cittadini-elettori non è secondaria. E a tutti è chiaro che l’opzione governo PD-M5S non s’ha da fare. Chi da un lato, chi dall’altro si rendono conto che si tratta di un adescamento. E che probabilmente dietro all’adescamento si nasconde la trappola. Ieri ho avuto diversi scambi con amici e conoscenti durante i quali si discuteva non tanto del risultato (no al governo con il PD) quanto della tattica. Io ero per il no secco, loro per il “sì per svelare il bluff”. “Che il M5S dia dei punti irrinunciabili su cui formare il governo e si faccia dire di no”. E’ chiaro che questa seconda opzione, nel momento in cui ti venga detto di no, è la più redditizia. Non tradisce il mandato elettorale perché chiede all’avversario un accordo sul tuo programma e, allo steso tempo, non ti carica dell’onere (lieve come dicevo prima) di dover spiegare il diniego. Il problema con questa seconda opzione, è se ti dicono di sì. A quel punto sei in trappola. Da una parte perdi gli elettori che ti hanno votato per un no deciso alla partitocrazia. E in più sei entrato con la volpe nel pollaio. E tu sei la gallina.

E poi mi faccio un domanda. “Trasparenza” è una delle parole d’ordine che ho sentito più evocata nelle piazze, nei programmi, dalla base. Il giochino tattico del bluff (ti propongo qualcosa che tanto non accetterai) non lo vedo, in questo senso, come una mossa vincente. Ricade infatti nell’alveo delle mosse che tutt’altro sono che trasparenti. Certo, si potrebbe obiettare che una volta che sei con la volpe o ti fai volpe o ti fai pasto. Ma un’alternativa c’è. Rimanere fuori dal pollaio.

Oggi l’asse sembra essersi spostato leggermente. Il bluff si fa più sottile. E’ sufficiente osservare le mosse si ieri dei massimi esponenti del PD. D’Alema prima apre al governissimo con Berlusconi, poi gli offre solo la presidenza di una delle due camere, in serata al TG1 dice che un governo con il PDL sarebbe un suicidio elettorale. Tutto nell’arco di una giornata. Plausibile che abbia cambiato idea? No, si tratta di tattica. Del gioco delle tre carte. Le muovi sperando che l’interlocutore non veda dove hai nascosto quella che per lui sarebbe meglio scegliere. Gli risponde Napolitano. Come Napolitano? Ma non è il Presidente super partes? Ma per favore. Napolitano è e rimane un militante del suo partito. In questo ha ragione Berlusconi. Infatti Grillo deve stare attento, perché dopo il cappello, non vorrei che si ritrovasse a doversi togliere anche le mutande. L’appunto fatto a Steinbrueck ricade nelle competenze del poliziotto buono. Laddove il D’Alema della mattina faceva quello cattivo. In mezzo si situa il Bersani di oggi. Lunga intervista a Repubblica (ieri D’Alema al Corriere – non so se mi spiego) in cui ad alcune domande fintamente puntute risponde con frasi fintamente risentite. Sorvoliamo e andiamo direttamente al programma di governo.

7 o 8 punti dei quali ne rivela solo 3. 1) Europa: Il deficit e il debito pubblico possono aspettare. Ora è importante rilanciare il lavoro. Bersani ne ha parlato al telefono con Hollande (da non trascurare questa cosa); 2) la questione sociale: la PA deve pagare le imprese e bisogna universalizzare gli ammortizzatori sociali; 3) democrazia: dimezziamo i parlamentari, stipendi come quelli dei sindaci, leggi che regolino la vita dei partiti, non solo i finanziamenti. Leggi anticorruzione e conflitto di interessi.

Da diffidente e scettico cronico provo a tradurre nel linguaggio dell’uomo della strada. Tenendo in considerazione che Bersani è il “poliziotto di mezzo”.

1)      Anche la Francia è in difficoltà rispetto al pareggio di bilancio. E come sostiene Bagnai sarà la Francia l’ago della bilancia della caduta della moneta unica. Bersani lo sa e anche in Europa fa il gioco delle 2 carte. A Merkel dice “rispetteremo gli impegni” e glielo fa ripetere da Napolitano. Poi chiama Hollande e si accoda alle preoccupazioni francesi. Che però non sono quelle per il lavoro e le questioni sociali, ma quelle riguardanti il 2013 e il pareggio di bilancio. Questioni che stanno lì da mesi e che erano lì anche durante lo scorso anno. Che garanzia abbiamo che una volta sollevate per avere la fiducia vengano poi perseguite? Nessuna. Anzi, abbiamo quasi la certezza del contrario. Come dicevo ieri non vai mica dal notaio e chi fra i partner non rispetta i punti paga la penale! Nella democrazia rappresentativa non esiste nemmeno il vincolo di mandato. Figuriamoci il vincolo fra i “mandati”. Sul punto 1) il programma del movimento poi è chiaro. Individuare un piano (io dico almeno biennale) di uscita dalla moneta unica per poi sottoporre la scelta agli elettori tramite un referendum. Mi sembra che sul punto 1) i contatti siano pochi.

2)      Universalizzare gli ammortizzatori sociali. Questo è politichese della peggior specie, sotto al quale normalmente si situa l’inganno. Se Bersani voleva dire “reddito di cittadinanza” (che, per capirci, ce l’hanno anche i suoi amici tedeschi, e non è un’iniziativa marxista-leninista) l’avrebbe detto. “Universalizzare gli ammortizzatori sociali” al mio orecchio suona come il verme sull’amo. Una promessa di pasto che nasconde una brutta fine.

3)      Stipendi come quelli dei sindaci. Quali sindaci Bersani? Leggi sulla vita dei partiti? A me francamente mi frega poco di come si regolano internamente. Facessero loro. Ma il problema dei finanziamenti, invece, non ha bisogno di leggi. C’è un referendum. Punto. Legge anti-corruzione e conflitto di interessi. Davvero? E poi come la mettiamo con le cooperative rosse e la TAV? Con Debenedetti e la sua tessera. Che vuol dire conflitto di interessi? Davvero legge ad personam contro Berlusconi?

Lle chiacchiere stanno a zero. Come nella vita, se vuoi dimostrare che sei cambiato la prima mossa la devi fare tu. La fiducia non la devi chiedere. Te la devi meritare. “Eh ma se prima non fai partire il governo”. Già lo sento l’urlo del piddino. Un modo c’è. Basta restituire il finanziamento pubblico rapinato agli italiani.

A quel punto io (e come me tanti di quelli che ascolto o leggo) sarebbero anche disposti a rivedere la propria posizione.

Ma tanto questa cosa non succederà. Perché le banche che non fanno credito a chi investe lo fanno ai partiti prima delle elezioni. Perché i rimborsi sono cosa certa. Non succederà perché quello del PD è un trucco. L’unico rimasto nel mazzo per non suicidarsi.

Certo, la situazione è talmente fluida che domani potrebbe già essere diversa. Intano gli americani già chiamano la nostra la “primavera italiana”. Sono americani che ci vuoi fare? Kerry dice a Monti che sono preoccupati per la stabilità e per i partiti tradizionali. Non vorrebbe che facessero la fine di Mubarak. A Washington non si sono accorti che non ci sono i lacrimogeni in piazza, non è stato sparato nemmeno un colpo. E non solo, non c’è nemmeno la loro mano o quella di magnati o autocrati dietro la nostra primavera (che ufficialmente è in realtà un bell’inverno). Si è trattato “solo” di un voto democratico. Roba che nel bipolarismo perfetto del mono partito a due facce a stelle e strisce è rivoluzionaria come la scoperta del linguaggio binario. Ma la posizione di Kerry è perfettamente in linea con l’appoggio americano (almeno quello ufficiale) alla “linea Monti”. Stabilità, non disturbate i mercati, ripagate il debito, siate più bravi e si fotta chi rimane indietro. I tedeschi aspettano di capire se e come consolidare il loro predominio. Fuori o dentro l’euro. E un po’ se la fanno sotto. Hanno le elezioni in autunno e anche lì il bipolarismo popolari-socialisti potrebbe essere frantumato da un Grillo giallo, nero e rosso.

E Berlusconi? Appena chiusi gli scrutini tutti i media escono con titoloni e strilli sul “nuovo” processo di Napoli. Corruzione di un parlamentare dell’IDV. A suon di milioni. Va beh, nulla di nuovo sembrerebbe. Ma sarà una pura casualità che la cosa faccia capolino proprio ora? Chissà, a pensar male qualche volta ci si azzecca. Comunque è chiaro che Berlusconi gioca al rialzo. E usa la stessa arma di Bersani con Grillo. La responsabilità, il bene del paese. Questi se ne ricordano solo quando c’è da proteggere il culo. E’ ovvio che a lui la proposta D’Alema (presidenza delle camere a M5S e PDL) fa gola eccome. Equivale alla protezione istituzionale della sua persona. E alla probabile prescrizione di qualche altro processo.

E allora, tornando alla metafora di radio popolare: viva Sansone (il paese) e che muoiano tutti i filistei (i politici della vecchia guardia). “Orrore, anteporre il bene del movimento al bene del paese”, già lo sento il secondo (magari fosse solo il secondo) urlo del piddino. Non saranno certo i 4-5 mesi che ci separano dalle elezioni a mandarci per stracci. Se non ci sono riusciti con un anno di governo tecnico, 5 mesi di non-governo (che poi in realtà significa una proroga per Monti) possono solo assomigliare alla pausa in cui il corpo si riprende dopo una terapia aggressiva. Un tregua. E che poi, come in una democrazia compiuta, gli elettori tornino a dire la loro.

Se Bersani li convincerà avrà il suo governo. Altrimenti ce lo avrà qualcun altro.

Anche perché francamente, se li ho votati, il bene del paese coincide con il bene di gran parte del programma del movimento e con il movimento stesso.

Almeno per ora. Perché ad accordo fatto per un governo con il PD il primo dei voti persi alle prossime elezioni (che ci saranno comunque a breve) sarebbe sicuramente il mio.


2 responses to “Viva Sansone e muoiano pure i filistei

  • LucaVi

    Concordo parecchio nella tua analisi, ma non sono così irriducibile nelle conclusioni, Si stanno muovendo molte coscienze, anche tra quelli di sinistra (e non parlo dei capi).

    • Tengri

      Sì Luca, le coscienze dei cittadini si stanno muovendo. Nell’apparato dei partiti della sinistra storica si stanno agitando parecchio e molti pensano alla resa dei conti. Ho timore che stiano usando i temi del M5S per questo ribaltone interno. Come pretesto. Poi mi piacerebbe capire cosa sarebbero disposti a fare rispetto al demzzamento delle loro poltrone, alla riduzione del 75% dei loro stipendi e alla restituxzione della rapina a mano disarmata che chiamano rimborsi elettorali. Quando queste tre cose prenderanno il loro corso legale, sarò disposto a iniziare a dialogare (in senso figurato e indiretto ovviamente) con gli eletti e i membri dell’apparato di PD e accoliti. Altrimenti sono parole al vento. Quelle che abbiamo sentito finora quando qualcuno proponeva la riduzione di parlamentari e stipendi, sapendo bene che il giorno della votazione del provvedimento in aula non ci sarebbe stato nessuno. E di rinvio in rinvio l’operazione di facciata si è schiantata contro il muro della verità che non possono più nascondere.

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