La lunga strada che ci attende

Stamattina ci siamo svegliati in un paese che può essere diverso.

Nella scorsa settimana sia qui sul blog, che davanti a una pizza, che sui social network, che di persona o anche solo per SMS molte persone mi hanno ringraziato per averli aiutati a vedere meglio. A chiarirsi le idee su come votare. Non li ho convinti. No. Gli ho solo facilitato una decisione autonoma. E per questo consapevole e duratura.

Ed è questo che ha portato il M5S ad essere il primo partito del paese. Non è stato Grillo lo show man. Anche se senza sondaggi e senza guru americani a San Giovanni lo aveva predetto “siamo la ter … la secon … la prima forza politica del paese”. Non è stata nemmeno la Rete. Sono convinto che una buona metà degli elettori non è nemmeno connessa. Un quarto non sa cosa sia internet. In televisione non l’hanno visto perché non c’era. Hanno provato a non fargli depositare le liste. I media lo ano demolito. Eppure. Secondo me è il caro vecchio passaparola ad aver vinto le elezioni. Attivato con tutti gli strumenti possibili. Il passaparola che si è innestato sulle necessità vere della gente. Che non ne può più di vedersi chiedere inutili lacrime e sangue mentre la classe dirigente gira in auto blu guadagnando a sue spese stipendi vergognosi. La gente che non arriva più alla fine del mese. Quella che trema quando arriva la rata del mutuo perché poi non sa con cosa pagare le bollette. Quella che le vacanze non sa più cosa siano. La gente schiava del proprio lavoro che non si può licenziare perché anche se ti molestano, anche se sei infelice, là fuori non c’è niente.

E come il popolo del Chiapas nel ’94, gran parte degli elettori di questo paese ha detto “ya basta!”. “Ora basta!”. E invece delle armi ha preso scheda e matita indelebile e ha riscritto la storia di questo Paese. Perché è innegabile che da oggi in avanti nessuno potrà politicamente prescindere dal Movimento 5 Stelle. Perché questa tornata elettorale ha spazzato vie le prime reliquie di una fase decrepita della storia repubblicana: i vari Fini, Di Pietro, Ferrero, Diliberto, Bonelli spariscono dalla scena politica. E il primo era il Presidente della Camera della legislatura uscente. Una cosa che non si è mai vista prima. Altre cellule parassitarie si sono salvate solo in quanto parte di una coalizione (SEL, Storace, ecc.), anche loro sotto la soglia di sbarramento. Le altre forze politiche possono ora prendere la palla al balzo e riformarsi, incamminarsi su una strada diversa. Oppure decidere anche loro di dissolversi. E’ un monito forte che il paese gli ha rivolto.

Ma purtroppo esiste un’altra opzione.

Non ce lo nascondiamo, dopo aver preso coscienza della svolta epocale che questa tornata elettorale rappresenta, è necessario anche riflettere su ciò che abbiamo difronte. E l’attacco è iniziato ieri sera, qualche secondo dopo il sorpasso della soglia del 20%. Guardavo in simultanea La7 e la diretta su La Cosa. Da una parte c’erano prima Mentana poi Formigli con Piazza Pulita. Dall’altra Peter Gomez al telefono con Matteo. Sembrava di ascoltare non dico due mondi diversi ma due pianeti situati su galassie distanti anni luce.

Intanto la trasmissione di Formigli si intitolava (come oggi i titoli dei maggiori quotidiani italiani e stranieri) “Grillo fa il pieno, Italia ingovernabile”. Istituendo una netta dipendenza della seconda frase dalla prima. Ovviamente chiunque capirebbe che titoli equivalenti sarebbero altrettanto legittimi. “Il PD al 30%, Italia ingovernabile”. “Il PDL al 30%, Italia ingovernabile”. In sostanza chi tenta di dare a intendere che il voto al M5S abbia reso il paese ingovernabile o ci fa o ci è. E siccome i media non ci sono. Allora ci fanno. E l’intenzione è evidente, istillare in chi ha votato M5S il senso di colpa. Beh. Io rigiro la cosa agli elettori delle altre due formazioni. Se anche parte di loro avesse votato M5S oggi il paese sarebbe perfettamente governabile.

E la domanda, i giornalisti di Mentana l’hanno fatta subito. E solo alla giovanissima venticinquenne romana del M5S. Che l’ha rimandata al mittente con fermezza, decisione e sicurezza “noi abbiamo detto che voteremo tutte le proposte sensate e d’accordo con il nostro programma. Per quanto riguarda l’ingovernabilità dovreste parlare con chi avrà il compito di formare il governo”.

Quello che si osservava ieri era il completo disorientamento di giornalisti e politici che si stavano ancora riprendendo dal colpo subito. Una forza dirompente che ha sparigliato le carte e ha messo a soqquadro tutte le griglie interpretative. E allora i tentativi beceri, che proseguono ancora oggi, di capire dove ha raschiato i voti Grillo. A destra o sinistra? Continuando a usare categorie come destra e sinistra che hanno appena mostrato la loro insussistenza. Il loro rappresentare l’urlo di agonia del ‘900 che muore. Ma non basta. I giornalisti hanno bisogno di sapere dove si siederanno i grillini nell’emiciclo. Non riescono a ricondurli a categorie conosciute. Non riescono ad operare con la tecnica classica del riduzionismo. E loro gli rispondono con una battuta di Grillo. “Ci siederemo dietro. A controllare cosa stanno facendo”. D’altra parte una persona intelligente a una domanda idiota non può che rispondere con l’umorismo.

Diceva bene uno dei commentatori di Piazza Pulita “Grillo ha messo fuori gioco la concezione marxiana di classe. Ha messo il piccolo imprenditore e l’operaio nella stessa barca. Opponendo l’economia reale a quella virtuale della finanza”. Roba che cerco di far capire alle teste dure dell’ideologia di classe da anni. Tutta gente che militava nei partitucoli oggi inesistenti e che non ha avuto il coraggio di capire le svolte e i cambiamenti sociali. Perché oggi il piccolo imprenditore, l’operaio, il precario e il dipendente a 1400 euro sono tutti nella stessa barca.

E questa cosa il PD non è attrezzato per capirla, rappresentarla, meno che mai cavalcarla. Bastava ascoltare le prime dichiarazioni di Letta: “Dobbiamo riflettere sulla fatica sociale del Paese ai tempi dell’austerità e sulla credibilità della politica”. Ecco appunto aspettate un altro po’ a riflettere!

Quando in collegamento dalla Sicilia dallo studio facevano osservare al gruppo del M5S che alla fine non erano altro che un movimento di protesta il giovane Presidente della Commissione Ambiente gli ha risposto: “Da quando sono qui abbiamo proposto 100 leggi. Altro che movimento di protesta. Abbiamo proposte precise. E sul MUOS e molto altro abbiamo spinto l’amministrazione Crocetta a convergere sulle nostre posizioni. Il MUOS non si farà”. E molti in studio e a casa si rendono conto che sugli F35 e sulla TAV il processo potrebbe essere lo stesso.

A un certo punto addirittura Vittorio Zucconi non riesce a non ammettere che “Berlusconi parla il linguaggio degli avvocati di terz’ordine. Bersani e i suoi parlano ancora i linguaggi dei compagni di sezione. I 5 stelle parlano il linguaggio normale della gente. Che in un paese come il nostro è una cosa straordinaria. E chi cambia il linguaggio, poi cambia la storia”.

Insomma, gli spazi per avviare una stagione di cambiamenti seri esiste e come. E ci sono anche le forze in campo. Ma non ci illudiamo. Quasi il 60% degli aventi diritto ha comunque scelto i partiti tradizionali e i media che da essi dipendono si preparano all’accerchiamento. Lo abbiamo visto fin da oggi. Si alleeranno per un governo che chiameranno di salute pubblica, istituzionale o con altri suadenti termini del politichese. Ma chiunque abbia un minimo di sale in zucca si rende conto benissimo di cosa c’è alla porta. Berlusconi, che non puntava a vincere ma a sedere al tavolo della spartizione, chiederà e otterrà lo scambio. Io faccio con te la legge elettorale, tu non fai il conflitto di interessi. E la legge elettorale sarà quella che Schifani, intercettato prima delle elezioni, puntava ad avere. Quella che doveva “fermare il pericolo Grillo”. Il pericolo per loro, ovviamente.

Per gli eletti del M5S sarà un anno duro in cui cercheranno di separarli, di comprarli, di coercirli in ogni modo. Li attireranno nei trabocchetti che i politici esperi tessono con i mandarini dell’amministrazione pubblica per innescare il meccanismo degli scheletri nell’armadio. E tutto questo per arrivare alla prossime elezioni con i cannoni ben puntati contro di loro, invece che gli uni contro gli altri.

Perché alla fine la grande paura che tutti hanno. Qui da noi e all’estero è che la rivoluzione incruenta italiana sia qualcosa di esemplare. Che in Spagna, in Grecia, nelle opulente Germania e Inghilterra qualcuno raccolga la fiaccola e metta in discussione tanto questa Europa, quanto il modello di sviluppo irrazionale che chiamiamo capitalismo finanziario. E lo faccia senza la delega classica del parlamentarismo d’élite.

Non è paranoia da accerchiamento. Le strategie della politica di palazzo sono uguali a quelle militari. Il nemico del mio nemico diventa mio amico. E ora Grillo e il M5S sono il nemico del sistema. Ne significano la definitiva messa in discussione. Ma soprattutto hanno dimostrato che è possibile sconfiggerlo, non attraverso la conquista violenta del potere, ma sul suo stesso terreno.

Bastava sentire i commenti di quasi tutti i blasonati opinionisti negli studi TV per capire. Qualcuno faceva notare che “dobbiamo tornare alle urne per rifare la legge elettorale  e mettere i paletti altrimenti questa e una marea”. Imputando alla legge elettorale la vittoria e quindi imperniando su di essa la possibile prossima sconfitta. Di una forza democraticamente eletta dai cittadini. E che cosa sarebbe questo se non eversione? Se non un Colpo di Stato? Qualcun altro sottolineava “un partito oltre il 25% deve avere la Presidenza della Camera. Ora dovranno dargli la presidenza delle commissioni”. E lo dicevano sbigottiti, contrariati. In diretta TV. Senza che nessuno, tranne lo sguardo a volte imbarazzato del conduttore, gli facesse notare che quello che stavano dicendo era inammissibile.

La strada che ci attende è lunga e irta di pericoli. Starà a quei ragazzi in Parlamento riuscire a resistere. E starà a noi qui fuori, ognuno con i propri strumenti e secondo le proprie possibilità, vegliare e agire.


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