5 Stelle: non è voto di protesta! Ma di proposta e visione

Questi sono gli elettori del PD con cui si può discutere e che possono accompagnare il cambiamento del Paese.

 

http://www.huffingtonpost.it/alessandro-rimassa/5-stelle-non-e-voto-di-protesta-ma-di-proposta-e-visione_b_2761178.html

Voto di protesta. Questo commento riecheggia nella serata Tv con i vecchi giornalisti che ospitano i vecchi politici che parlano vecchi linguaggi sempre meno comprensibili (chi ha capito la dichiarazione di Letta alzi la mano. E chi non ha pensato che Monti andasse internato quando si è detto “Siamo soddisfatti”?).

Quello dato al MoVimento 5 Stelle non è un voto di protesta. Né un voto inutile, in quell’antipatico richiamo al voto utile che tanto abbiamo ascoltato nelle ultime settimane. Si tratta invece di un voto meditato, pesato, dato con la testa a chi ha fatto proposte. Proposte diverse, contrarie a quelle fatte dai partiti tradizionali, di rottura.

Lo dico con chiarezza, per non sembrare né lecchino né parte del MoVimento: ho votato Pd sia alla Camera sia al Senato, ho dato il voto ai 5 Stelle alla Regione Lombardia perché conosco e stimo Silvana Carcano, la candidata Presidente.

Fatto questo inciso, il punto è chiaro: Beppe Grillo ha vinto le elezioni e se Pd e Pdl tenteranno di fare un governissimo e/o una legge elettorale per metterlo da parte, alle prossime elezioni prenderà il 40% dei consensi. Ciò che infatti non si può fermare è l’onda non anomala che sta attraversando il Paese, un’onda di persone normali che fanno proposte normali, che vogliono riprendere in mano l’Italia così come si fa con la propria famiglia, la cerchia di amici, il negozietto di quartiere.

Gente normale.

Quelle stesse persone che i grandi partiti, soprattutto il Pd, hanno dimenticato, in nome di una serie di non proposte (sfido chiunque a ricordare una cosa concreta proposta da Bersani in campagna elettorale) figlie di chi era convinto di vincere. Il Partito Democratico, ora, ha un grande problema: ricostruirsi, credere in se stesso, pensare al domani: se Matteo Renzi non ha vinto le Primarie è anche perché chi voleva cambiare il partito non si è saputo unire. Lo dico a Renzi e a Pippo Civati, uno troppo solitario, l’altro troppo timido. Datevi una svegliata, smettete di fare i ragazzi e diventate uomini veri: di voi, e non dei politicanti alla Letta, c’è necessità. Non perché la soluzione ai problemi passi dal PD (non ha nulla in più di un MoVimento 5 Stelle o di un PDL), ma perché il cambiamento del Paese passa dal cambiamento dei partiti e dei metodi per coinvolgere i cittadini, stendere i programmi, azionare la partecipazione popolare. C’è quindi bisogno di un’azione diffusa per il rinnovamento, non giocando allo sparatutto contro gli altri, ma cercando di capire come innescare processi differenti: niente accuse di voto di protesta nei confronti del MoVimento 5 Stelle, dunque, ma l’applauso e il rispetto.

Ora si seguano i metodi messi in campo da Grillo, la capacità di parlare al cuore e dire che Paese si immagina: perché in fondo il punto è qui, raccontare che Italia si vuole, che visione di futuro si ha, non battibeccare sulle sciocchezze da vecchia partitocrazia


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