ControRivoluzione … poco civile

Ovvero perché penso che votare Ingroia e i suoi accoliti sia non solo inutile ma dannoso.

Per carità Ingroia è persona seria. Le scaramucce fra magistrati in cui l’isterica Boccassini decide chi è “grande” e chi è “piccolo” sono idiozie da cabaret che, non a caso, finiscono in terza pagina e nei titoli di testa delle PartitoTV. Spettacolo. Niente di più. Ingroia è il magistrato che è stato fermato dai cavilli a cui il Quirinale è riuscito ad aggrapparsi per salvare Napolitano. Non sapremo mai se le mani nella marmellata di Mancino ce le aveva anche il capo dei miglioristi. Ma Ingroia ha insistito finché ha potuto. In altre epoche l’avrebbero trovato morto in una discarica di Palermo.

Il problema è che Ingroia è già in scacco. La sua forza politica è nata sotto il tiro incrociato dei partitelli di cui fortunatamente ci eravamo liberati nella scorsa legislatura. E di alcuni altri che sarebbero spariti in questa. Di cosa parlo? Guardatevi le liste. In Piemonte Ferrero (Rifondazione Comunista), Bonelli (Verdi). In Lombardia Di Pietro (IDV) e Ferrero (e due). In Emilia Romagna Di Pietro (di nuovo) e Diliberto (PDCI). Lazio Di Pietro (e tre) In Campania Bonelli (e due). In Sicilia Ferrero (e tre). Insomma la tiritera è chiara.

Usciti dalla porta principale con in mano le bandiere in cui nessuno (o quasi) si riconosce più, rientrano dalla porta di servizio. Personaggi dalle ombre marcate che appartengono alla storia dell’antipolitica (quella vera) di questo Paese. Espressione degli apparati più inossidabili della partitocrazia. Gli stessi che “no alla casta” (ma poi quando si tratta di abbassarsi gli stipendi tutti d’accordo), che “il volere del popolo sopra a tutto” (e poi quando si tratta di intascare i rimborsi elettorali, contro il referendum vinto sull’abolizione del finanziamento pubblico … eh, si ma quel giorno non c’ero), che “la sporca guerra del capitale no” (e poi votano le missioni militari. Ancora mi ricordo il PRC e la guerra in Bosnia). Eccetera, eccetera.

In questo senso l’operazione Ingroia è una vera controrivoluzione. E’ la restaurazione del Congresso di Vienna. E’ la riproposizione sotto falso nome di qualcosa di cui non avevamo bisogno allora ma soprattutto non abbiamo bisogno adesso. Ed è molto poco civile. Perché il cives, il cittadino, da questa operazione non trarrà nulla. Diliberto, Ferrero, Bonelli, Di Pietro e compagnia cantante torneranno invece ad occupare le poltrone. Poltrone che avrebbero bisogno di facce, idee ed eticità nuove.

Ingroia prenderà una percentuale di voti pari a quella dei carboidrati nella bistecca ai ferri. Forse poco di più. Non condivido il discorso sul voto utile. O meglio non lo condivido in un paese normale. In un paese in emergenza umanitaria come il nostro, forse sì. E in quest’ottica il voto per Ingroia è sicuramente inutile. Non produce risultati tangibili e concreti.

Non solo. Riportando quei personaggi e le loro cricche para-politiche nelle stanze dei bottoni è, ahimè, anche dannoso. Dietro il volto pulito del magistrato si nascondono, non a caso, i volti impresentabili dei soliti noti.

Sarebbe ora di lasciarli a casa.


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