Fanno solo il loro mestiere

VI ricordate i famosi mercati finanziari? Quelli ai quali dovremmo garantire la stabilità? Quelli che tramite le agenzie di rating di danno le triple A? Quelli che se non rispetti i vincoli di bilancio poi non ti portano i capitali? Quelli che se non eleggi il duo Bersani/Monti poi lo spread finisce alle stelle e la casalinga di Voghera rimane in mutande?

Ricordate le “liberalizzazioni”? La scuola del mostro bifronte tremonti/bersani del “meno Stato più mercato”? Del vendiamo le aziende di Stato perché i privati sanno fare meglio?

Vi ricordate i boiardi di Stato che voi non eleggete ma che da 30 anni si alternano alla guida di aziende, enti  e consorziate varie, le distruggono e poi le vendono a  soldi ai loro compagni di merende?

Beh, se intendete votare per consegnare il Paese ai dipendenti dei mercati finanziari – il cui stipendio ufficiale lo pagherete però voi – ai profeti delle liberalizzazioni, agli sponsor trasversali dei boiardi di Stato … beh, ecco le cifre di cui più o meno stiamo parlando. Ricordatevene quando Bersani presenterà la prima legge di stabilità. O magari un manovrina correttiva perché la patrimoniale sui grandi capitali no, non si fa. Il Cencelli dell’economista lacchè non lo permette.

Da Distuzione di Valore di Sergio Rizzo – (Corsera: un noto fogliettino rivoluzionario, antiliberista. Anarco-insurrezionalista). I grassetti sono miei

Leggendo le cronache di questi giorni c’è da rabbrividire. I magistrati sospettano che al Monte dei Paschi di Siena agisse una banda del 5 per cento, destinataria di una tangente su ogni operazione. Comprese quelle che danneggiavano la banca. La Seat Pagine Gialle, venduta nel 1996 dal Tesoro per 850 milioni, ha fruttato ai privati nei vari passaggi di mano almeno 12 miliardi. E sta ora scivolando in un penoso concordato dopo aver subito una colossale distruzione di valore, dai 23 miliardi dell’epoca d’oro a 17 milioni.

Su quel cadavere già spolpato a dovere volteggiano consulenti, professionisti, banche d’affari. Perché quando succede una cosa del genere state sicuri che lì intorno si muovono un sacco di soldi. Ha fatto scalpore la cifra impegnata nei primi due anni per la liquidazione Parmalat affidata a Enrico Bondi, pari a 32 milioni. Ma altrettanti ne avrebbe distribuiti in consulenze il liquidatore dell’Alitalia Augusto Fantozzi che, dopo aver ricevuto 6 milioni di compensi, ne avrebbe pretesi altri 3 successivamente alle dimissioni causate dalla decisione del precedente governo di sostituire il commissario unico con una terna. Tre commissari, tre compensi: mentre gli italiani già tiravano la cinghia.

Va detto che sarebbe ingiusto non considerare anche i risultati ottenuti, per esempio il salvataggio della Parmalat (poi finita ai francesi). Ma se in Italia le procedure di liquidazione durano decenni un motivo c’è, ed è legato ai soldi. In ogni caso l’ordine di grandezza di alcuni compensi ha oltrepassato di gran lunga la soglia moralmente accettabile.

E le astronomiche parcelle delle banche d’affari? Per i derivati del Comune di Milano, oggetto di un processo concluso in primo grado con la condanna di quattro istituti, l’accusa stimava 80-90 milioni. Gli advisor finanziari incaricati di seguire la ristrutturazione del debito Seat, ha scritto il Sole 24Ore, hanno portato a casa ben 40 milioni: e non è servito a evitare il concordato. Mentre 20 milioni di commissione avrebbe incassato per l’ormai famoso «Fresh» del Monte dei Paschi, finito nel mirino della magistratura, l’americana JPMorgan. La medesima banca che, dopo aver gestito quel singolare prestito obbligazionario, all’inizio di gennaio abbassava il rating dell’istituto senese. Strabiliante.

Duecento milioni sono invece i balzelli pagati a banche e studi legali per l’acquisizione di Fonsai da parte di Unipol. Per non parlare del pregresso. Dal 2005 al 2011 la famiglia di Salvatore Ligresti ha guadagnato 407 milioni grazie a operazioni concluse dalla Fonsai «con parti correlate», come l’acquisto di immobili della stessa famiglia. Di più. La società che negli ultimi due anni perdeva 2,7 milioni al giorno versava 42 milioni per «consulenze» al suo azionista di riferimento e 11 milioni di buonuscita all’amministratore delegato. Alla faccia dei risparmiatori che avevano comprato le azioni in Borsa.

Alla fine Rizzo si chiede cosa sia successo nel nostro Paese da riuscire a trasformarlo nel territorio prediletto di queste scorribande. Non è successo niente Rizzo. Ognuno fa solo il proprio mestiere. I banditi della politica rapinano. I banditi dei mercati finanziari rapinano. I banditi manager di Stato rapinano. Sono solo i cittadini coglioni che votano i primi perché servano i secondi attraverso i terzi che non hanno ancora capito qual è il loro mestiere.


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