La Giornata della Dimenticanza e il marketing della memoria

Dopo quella della memoria ci vuole una Giornata della Dimenticanza. E propongo che sia il 28 di gennaio.

Premetto che gli ebrei mi stanno simpatici. Ma che per me non esistono. Come non esistono i cristiani, i musulmani, gli induisti o gli atei. Non sono solito etichettare le persone. Tanto meno in basa alla religione che professano o negano. Ma meno che mai digerisco il luogo comune secondo il quale gli ebrei sarebbero un popolo. Ossia che il solo criterio della fede professata sia sufficiente a individuare un’etnia. Cos’hanno infatti in comune l’ebreo della City londinese con il colono delle alture del Golan? Più o meno lo stesso di un commerciante cristiano di Roma e di un contadino cristiano di Puno. Ovvero, niente. Il commerciante romano è italiano, il contadino di Puno è probabilmente un quechua. E nessuno dei due si sognerebbe mai di reclamare uno Stato ex-novo in qualche regione del pianeta dove vivere con il suo fratello cristiano. Ognuno professa la propria fede a casa sua. Senza problemi, senza limitazioni. In piena libertà, sua e (quasi sempre) degli altri.

Quindi di fatto non esiste nessuna coerenza logica fra il rispetto sacrosanto delle opinioni individuali (religione compresa) e la costituzione di uno Stato che le rappresenti fisicamente in una particolare regione. Il primo si chiama vivere civile aggregato. Il secondo si chiama in un solo modo. Qualunque sia la sua matrice. Colonialismo.

Se l’opinione corrente corrispondesse alla mia, questo post sarebbe inutile. Si potrebbe tranquillamente ricordare la perversione nazista contro cittadini di diversi popoli e nazioni (non il popolo ebraico) da una parte e deprecare con altrettanta energia quello che potenti lobby economiche armate anche della stella a cinque punte hanno compiuto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma visto che non è così. Visto che ormai non si parla nemmeno di “popolo ebraico” ma di “popolo israeliano” come se le due cose fossero uguali. Visto che il marketing della memoria e il servilismo ideologico degli spettatori raggiunge ormai livelli ben oltre quello di guardia, non si può negare che oltre a ricordare la shoah, per essere cittadini modello (come ci vorrebbe la mostruosa macchina della disinformazione) è necessario dimenticare tutto il resto.

E necessario dimenticare ad esempio che in quel lembo di terra dove dal nulla fu letteralmente inventato lo stato di Israele i popoli nomadi della Palestina vivevano già da migliaia di anni.

E’ necessario dimenticare che quelle case, quelle fabbriche, quelle istituzioni furono conquistate con le armi, con i soldi e con la complicità di Americani, Britannici e affiliati di vario genere.

E’ necessario dimenticare che il motivo è chiaro anche a un cerebroleso. Ovvero quello di avere un alleato potente e riconoscibile in un’area strategica fra Mediterraneo e Medio Oriente ricco di petrolio.

E’ necessario dimenticare che una volta costituito, quello Stato si è dotato di armi di distruzione di massa in grado di neutralizzare sommosse e attacchi nell’arco di settimane. A volte di giorni. E che i servizi segreti israeliani sono dietro a innumerevoli black ops in tutto il mondo.

Insomma, per ricordare la shoah senza farsi domande è necessario dimenticare. Dimenticare molte cose. Altrimenti dovremmo ricordare molte altre piccole e grandi shoah. Di popoli che non ricevettero in dono uno Stato ma furono eradicati dalla storia, ricollocati in zone insalubri o costretti alla diaspora.

Vogliamo parlare dei 12 milioni di nativi nordamericani spazzati via dall’esercito americano e dei loro discendenti. E che vivono in riserve assimilabili concettualmente ai lager nazisti e fisicamente ai nostri campi nomadi? Vogliamo parlare degli Ogoni decimati e avvelenati al delta del Niger dalle compagnie petrolifere di Sua Maestà la Regina? Vogliamo parlare dei milioni di nativi mesoamericani annientati dai Conquistadores e dai loro successori meticci? Vogliamo parlare delle minoranze etniche cinesi decimate e tenute sotto scacco dalla maggioranza han e dal governo di Pechino? Vogliamo parlare dei rastrellamenti etnici di zingari e ucraini nella Russia di Stalin?

E sono solo i primi che mi vengono in mente.

Anche la memoria è vittima del marketing e del sensazionalismo. E strumentalizzata dallo spettacolo la memoria ufficiale finisce a fare gli stessi scherzi della memoria dell’individuo. Oblitera tutto ciò che non ci fa comodo ricordare e mette in risalto il piccolo frammento che ci salva la coscienza.

E’ per questo che l’11 settembre siamo tutti newyorkesi ma il 3 dicembre nessuno è bhopaliano. E’ per questo che se un uomo si immola esplodendosi in un mercato è un terrorista ma se un missile intelligente colpisce una scuola è un collateral damage.

E allora smettiamola di prenderci in giro e il giorno successivo alle giornata della memoria istituiamo quella della dimenticanza. Facciamoci iniettare il siero dell’oblio il 28 gennaio. Così almeno vivremo sereni e felici fino alla prossima giornata della memoria.


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