Il fuoco di un autunno freddo

In questi giorni gli studenti iniziano a mobilitarsi. La polizia li carica. In maniera dura e sproporzionata rispetto all’entità dei cortei. E già qui c’è da farsi alcune domande. Come mai?

Il solito rito annuale? Che si gonfia con il fresco e muore insieme all’anno vecchio e alle vacanze di Natale per rinascere afflosciato  dopo la Befana ed esaurirsi quando tocca tornare a studiare? Chissà. Ne ho vissuti alcuni, visti molti ed esaminati diversi. Finora nulla di nuovo all’orizzonte.

Fra le righe di un articolo de Il Fatto ho letto però qualcosa di lucido, essenziale e significativo. Qualcosa che potrebbe rendere questo un anno diverso dagli altri.

“Hanno appena 18 anni gli studenti che a Palermo, sotto l’austero Palazzo d’Orleans, sede del governo regionale, bruciano i certificati elettorali. Quello per scegliere chi governerà la Sicilia doveva essere il loro primo voto e invece … Sentite cosa dice una studentessa, Bianca Giammanco. “E’ l’unico modo che abbiamo per dire la nostra sulle elezioni, ennesima vuota passerella di politici che andrà a riscaldare le poltrone del parlamento regionale senza produrre altro che tagli per il mondo della formazione e sacrifici per i più deboli mentre per loro aumenteranno vitalizi e privilegi”.

Poche parole che racchiudono una realtà tanto ovvia quasi invisibile. Nascosta in piena luce. Quella che nessun TG racconta in prima serata. Quella che si traduce nell’eversiva affermazione “la democrazia ha fallito”. Quella che chi gestisce il potere vorrebbe nascondere sotto l’etichetta dell’eccezione. Dimenticando che essa non fa che confermare la regola.

Ma è il gesto di quei ragazzi di Palermo che dovrebbe diventare la simbologia ricorrente di questo movimento. Un atto visibile che disturba ed evoca la forza purificatrice del fuoco. Mentre allo stesso tempo rinnova l’atto fondante delle lotte nonviolente. Ovvero la rinuncia a un diritto incompleto e l’infrazione alla luce del sole di una legge ritenuta ingiusta. Simboli potenti. Proprio quelli che il potere teme. Simboli visibili e utilizzabili per violare l’invisibilità a cui i media mainstream ti condannano.

Il mio sogno di questo autunno e vedere centinaia di manifestazioni di giovani che incendiano i certificati elettorali. In tutte le città. E poi tutti insieme a Roma sotto il Castello dei Fiorito. Rendendo esplicito il falso ricatto della partecipazione obbligatoria. Perché per una volta la libertà sia un nuovo spazio libero e non la costrizione coatta a un partecipare che puzza lontano un miglio di plebiscito latinoamericano, di ratifica acritica.

Quest’autunno lasciate a terra i sampietrini ragazzi e date fuoco ai certificati elettorali!!! Lì seduti nelle piazze mentre la Polizia in assetto antisommossa vi guarda senza sapere cosa fare. E convincete anche qualcuno di loro a dare fuoco a grandi fac-simile. Portateli al di qua dello scudo di plastica. Fateli sedere con voi.

Fate in modo che questo sia l’autunno in cui ciò che brucia non siano i negozi, le camionette, o i vostri visi esposti ai lacrimogeni. Bruciate le schede e con esse date fuoco simbolicamente ai meccanismi perversi che incatenano questo Paese.

Se non date vita anche a forme di protesta insolite e imprevedibili riprenderanno a strumentalizzarvi. Tutti. Dai finti amici sindacali agli avversari governativi. Dai FreakVendoliani ai Futuristi Ripuliti.

Se ce la fate, fate che questo per una volta sia un autunno FREDDO.


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