La realtà gassosa

Quando vidi quelle camionette in Chiapas nel ’93 sapevo che ero nel mezzo di qualcosa di grande. Qualcosa di significativo. Mesi dopo ne ebbi la conferma definitiva. Al grido di Ya Basta prendeva corpo la prima rivolta raccontata attraverso la Rete. Quella embrionale degli anni ’90. Ma per la prima volta i media ufficiali venivano scavalcati. E le informazioni viaggiavano dalla sorgente al destinatario senza mediazioni.

La cosa prometteva bene. Un’arma quasi invincibile nelle mani delle masse. La costruzione delle coscienze poteva avvantaggiarsi finalmente di uno strumento diretto. Soprattutto nei paesi dell’Occidente dove maggiore era l’influenza dei mezzi di disinformazione di massa e dove sempre minore era l’impegno sociale. Diluito ad arte nell’orgia dei consumi.

Sono passati quasi 20 anni. 20 porca miseria. Mi guardo intorno ma la situazione non sembra migliorata. Ogni cittadino – o quasi – in Occidente ha un PC. Ha virtualmente accesso a tutta l’informazione a disposizione per farsi un’idea sua. Per dare un’interpretazione critica e originale ai fatti. Eppure ciò non avviene. Tranne alcuni sporadici episodi di piccoli cambiamenti dal basso agevolati o prodotti dalla Rete, lo scenario, se possibile è peggiorato.

Come può essere?

Parlando con R sere fa ho provato a darmi una spiegazione molto pratica. D’altra parte la teoria sulle dinamiche del potere la conosciamo un po’ tutti. Da quello di matrice verticale a quello diffuso – alla Focault – in tutti i modelli c’è del giusto e dell’errato. Ma nei fatti la realtà è una. Avere zero possibilità di scegliere o averne infinite è praticamente la stessa cosa. E’ la consapevolezza necessaria a esercitare la scelta l’unica cosa che può fare la differenza.

Cosa cambia se la scelta non la puoi fare perché non ti è permesso o non la fai perché non riesci a farla, non ne hai voglia o hai altri problemi da risolvere? Il risultato è lo stesso.

Ed è su questa sottile linea di confine che secondo me si gioca l’esito futuro di una rivoluzione che per ora considero mutilata. Ovvero la rivoluzione della Rete. Quella dell’informazione ubiqua e dell’individualismo critico.

Per ora i  5 poteri tradizionali (legislativo, esecutivo, giudiziario, la carta stampate e la televisione) continuano a vincere la battaglia. Non credo in un complotto (modello verticistico) ma in un’agevolazione sottilmente accompagnata del combinarsi di una serie di fattori (modello misto fa verticistico e diffuso). Che in seguito, magari, in alcune stanze dei bottoni è diventata anche strategia di governo.

Di cosa parlo? Della realtà gassosa.

Secondo la fisica di base, ogni elemento della materia può assumere, al mutare delle condizioni (in genere di temperatura e pressione) sia una forma fortemente aggregata (solida) sia una altamente dis-aggregata (gassosa). Prendendo in prestito la definizione di Bauman, che parla di realtà liquida, mi azzardo ad ipotizzarne un’altra che meglio descrive l’attualità. Quella appunto di realtà gassosa.

Apriamo il browser. Digitiamo una parola in un motore di ricerca. Ci appaiono decine di migliaia di occorrenze. Il criterio di presentazione non è basto sull’attendibilità della fonte (e d’altra parte chi stabilisce l’attendibilità?) ma su criteri quantitativi. Il produttore del contenuto è riuscito a farsi clickare più volte, ha acquistato le parole chiave, la sua notizia ha suscitato l’interesse di alte persone che l’hanno condivisa. E via via, l’onda di marea di gonfia. Gli anelli prodotti dal sasso informazione che rimbalza sulla superficie liquida della rete si moltiplicano. E io che ne intercetto uno non so più da dove venga. Se sia vero, falso o accreditato la tam tam. So solo che è lì. Che molti lo hanno commentato. Che è diventato un pezzo di realtà solo per questo.

Il vocabolo della Treccani era accreditato da un’autorità suprema, monolitica e indiscutibile. Ed era quell’autorità a formare le coscienze dei ragazzini che facevano la “ricerca”. Una coscienza eterodiretta, condizionata. Una coscienza ammaestrata, governabile. La realtà solida.

Oggi il vocabolo lo cerco su Google e posso trovare tutto e il contrario di tutto. Leggo una, dieci, cento, mille pagine. E poi sono perso. Non mi ricordo più da dove vengo e cosa cerco. Il mio sasso ha rimbalzato troppe volte e non so più quale mano lo ha lanciato. E nel frattempo immagini, testo, video e varie combinazioni di essi mi hanno posto altre domande e ho avviato altre ricerche. La Rete si è fatta rete. E mi tiene stretto. E’ il paradosso della realtà gassosa. Nessuno mi vincola. Non c’è niente intorno a me ma sono fermo. Bloccato. Disorientato dalle mille vie possibili. Un atomo che sbatte all’impazzata contro gli altri suoi vicini.

Desisto e torno a vedere cosa dice la TV sull’argomento. Un bel talk show in cui le opinioni a confronto sono poche. E spesso simili. Si discute e ci si accapiglia sui dettagli. La sostanza è salva. Oppure apro Facebook. Guardo cosa hanno condiviso i miei amici. Lo leggo. E finalmente ho trovato la mia via. Quella degli altri. Quella dei più. Mi piace. E la condivido pure io.

1 è un numero confortante anche se rappresenta la monarchia. 1000 è l’essenza della libertà si dice, ma anche quella della confusione e del disorientamento.

E chi sta nelle stanze dei bottoni si frega le mani. Non è necessario reprimere una rivolta, diceva qualcuno, se riesci a reprimerne il desiderio stesso nella mente degli oppositori. Panem et circenses. Geniali i Romani. Ma oggi la storia si fa ancora più articolata. E il detto va rivisto. Non è necessario reprimere una rivolta, basta lasciare il popolo libero di proporne mille. Per ogni cosa. E stai tranquillo che tutto rimarrà invariato. Strategia della confusione.

Basta accompagnare le pecore in una stanza in cui possano ululare a più non posso. Non diventeranno mai lupi.

Ma viene prima l’uovo o la gallina? L’hanno progettata questa confusione così facile da utilizzare come strumento di governo? Oppure ognuno di noi – anche io con questo post – contribuiamo ad aumentare l’entropia e lassù ai vertici della piramide hanno solo colto al volo la possibilità, accompagnandola e trasformandola in strumento di governo? Difficile a dirsi. Come per l’uovo e la gallina. Ma certo è che la tentazione di cogliere la palla al balzo deve essere stata irresistibile.

La Rete è una grande opportunità. L’informazione per tutti è una delle chiavi per costruire un futuro migliore. Ma senza il filo rosso del senso critico che li congiunge i bit rimangono come i puntini di un’immagine da scoprire sulla settimana enigmistica: un mare di elementi senza dimensioni, che presentano possibilità molteplici ma che continuiamo a contemplare senza riuscire a dargli senso.


2 responses to “La realtà gassosa

  • Beatrice Salvatore

    Forse, allora, l’unico modo è continuare a rafforzarsi, costruendo spirito critico e consapevolezza…più lento, ma valido. Scoprendo anche il valore dell’istinto.. Grazie

    • Tengri

      grazie a te Beatrice per il commento. Lo spirito critico e la consapevolezza sono un percorso difficile e costoso. Spesso chi ti ascolta scansa le tue opinioni con fastidio. Infilarsi nel mainstream è più facile. ma penso che in questo, come dici tu, l’istinto giochi un ruolo importante. E’ quella parte dimenticata del nostro essere mammiferi che abbiamo dimenticato e spaerlo ascoltare ci porta spesso fuori dai percorsi segnati e a contatto con visioni “diverse”. Almeno questa è la mia esperienza. M.

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