Il rifugista

Ovvero il tipo, spesso uomo ma non sempre, che gestisce un rifugio di montagna. Inizio subito con l’escludere da questa categoria tutti quegli pseudo ristoratori e/o albergatori che rimpinzano le panze di turisti danarosi in luoghi suggestivi raggiungibili con macchine o funivie. Spesso nei fondovalle ma in alcuni casi anche in quota, questi signori per me sono fuori dalla categoria.

Il rifugista vero è quello con la pelle cotta dal sole e dall’aria rarefatta. Quello con le mani dure. Che magari cucina una schifezza ma che se gli fai una domanda su una cima, su una via, ti risponde con i dettagli. Perché lui o qualcun’alto del personale lassù c’è stato. Nei giorni liberi. Nelle ore libere. Fuori stagione. Quasi sempre un alpinista che per vivere di montagna fa anche il cuoco. Uno che si carica sulle spalle cibo in salita e mondezza in discesa, se necessario. Perché non sempre c’è l’elicottero.

Questo tipo di rifugisti inizia a scarseggiare. O almeno, nella mia limitata e parziale esperienza, facendo la media, sono più quegli altri.

Quelli che cucinano meglio. Ma che ti ripetono a pappagallo le informazioni di qualcun altro. Magari vecchie di settimane. Magari dell’anno prima.

Quelli che se ti senti male ma il rifugio è pieno ti dicono che non puoi stare. Nemmeno se puoi pagare.

Quelli che non ti sorridono neanche se fuori c’è il tramonto più bello del mondo. Perché loro l’hanno visto mille volte ma non capiscono che per te è la prima e potrebbe pure essere l’ultima da lì. Difficilmente tornerai nello stesso posto.

Quelli che diventano gentili solo se si rendono conto che sei quello che si adatta e allora i chiedono di mangiare nel corridoio o di dormire in due su una branda.

A prescindere dal fato che sia un albergare i fondovalle, un cuoco d’altura o un vero montanaro, il rifugista più comune è il rifugista paranoico.

Che se c’è stato un piccolo incidente te lo monta fino al punto che ti guardi col compagno e i chiedi se non è il caso di desistere e rimanere a dormire. Il rifugista ansiogeno è la cosa peggior che ti può capitare se vai a tentare un itinerario mai fatto prima.

E’ quello che guarda il cielo e per definizione ti dice che domani il tempo sarà pessimo. Che ti racconta che il crepaccio dove uno è caduto ieri è grande come la bocca della balena di Pinocchio. Poi tu vai e ti accorgi che per scavalcarlo non devi nemmeno saltare.

Insomma. Il rifugista è uno strano tipo. Se non ti capita quello giusto meglio una bella tenda o il silenzio delle stelle.


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