Porcherie Democratiche

Quando su questo blog parlo degli intrecci fra finanza, affari e politica qualcuno alza il sopracciglio con aria di sufficienza. Si sa i blogger sono complottisti per definizione. Quindi ogni cosa che scrivono puzza di dietrologia.

Quando poi sostengo che l’attuale arco parlamentare non offre alternative a quella triade perversa il sopracciglio si inarca ancora di più. E qualunquismo è il sostantivo più utilizzato.

Dietrologia, complottismo e qualunquismo. Mi sembrano sempre di più le etichette diffuse da chi governa per screditare ogni barlume di opposizione. Anche quella di noi irriverenti parolai del web che tentiamo disperatamente di diffondere informazione altra. Di contribuire a scardinare i meccanismi di connivenza sui quali si regge questo sistema di governance. E questo con buona pace di chi ingolla la pasticca ordinata dal medico senza porsi il problema di cosa c’è dentro.

Giovanni Consorte è l’ex presidente di Unipol. Quello che fra il 2000 e il 2005 ha aiutato i DS a salvarsi dalla Bancarotta. Quello che per i DS ha tentato la scalata alla BNL. Fallita l’operazione si è beccato 3 anni e 10 mesi. Li sconterà? Forse no. Ma poco importa. Già il fatto che gliene abbiano dati così pochi fa capire bene come funzioni il sistema giudiziario in Italia. Poco importa dicevo perché l’interessante è quello che l’ingegnere racconta sui traffici di DS e Margherita nel periodo della fusione nell’attuale PD.

Sì, avete capito bene. Il PD. Quello del “noi siamo giusti loro sono dei banditi”. Quello del “conflitto di interessi e del Berlusconi indecente”. Per carità, che non mi si fraintenda. Che Berlusconi sia indecente è cosa assodata. E che scoprire gli altarini del PDL sia come sparare sulla Croce Rossa è altrettanto evidente. Ma quanto sia grave trovare un cristiano praticante con la donna di un altro lo capisce bene chi la fede ce l’ha.

Trascrivo per chi ha voglia di leggere parte dell’interessante intervista di Panorama a Consorte. I neretti sono miei. Spero la leggano soprattutto quelli ancora convinti che mettere una crocetta accanto ai simboli del centro-sinistra rappresenti un’azione per il cambiamento. Un atto da cittadini responsabili. La prossima volta nell’urna portate anche queste informazioni.

“ ……

Mi sono occupato della ristrutturazione del debito dei DS tra il 2000 e il 2005. […] Mi chiamarono l’allora segretario, Fassino, e il tesoriere Sposetti. Il Partito rischiava la bancarotta: fra debiti e fideiussioni siamo riusciti a transare circa 250 milioni.

Lei quindi li ha salvati dal tracolo finanziario?

Ho sviluppato con i miei collaboratori i piano di risanamento e ho portato avanti le trattative con le banche: San Paolo-Imi, Monte dei Paschi e Banco di Roma

Con chi affrontò la questione?

Fassino e Sposetti. Ma anche D’Alema e La Torre

Ne parlò anche con Bersani?

E’ capitato.

Quanto sono stati gli incontri?

Un centinaio. Tutti documentabili.

Chi comandava nella Quercia?

Era una troika: Fassino, D’Alema, Bersani

Dove li vedeva?

A Roma in via Nazionale. C’era anche il mio vice Sacchetti. Lui era nel CdA del Monte dei Paschi. E loro si informavano sul processo di governance della banca: gli scenari, le future alleanze.

Come avevano accumulato un debito così mastodontico?

Per 4 motivi. 1: i fallimenti delle società che controllavano l’Unità. 2: Le insufficienti risorse finanziarie che arrivavano dalle sedi periferiche. 3: il pesante costo degli apparati. 4: si dovevano fronteggiare i grandi mezzi di Berlusconi nella Comunicazione.

In che modo è stato gestito il profondo rosso?

Le garanzie vennero fornite alle banche dal partito attraverso fideiussioni. La preoccupazione fondata era per le conseguenze del fallimento. Che a sua volta avrebbe causato un cataclisma politico.

[…]

Ebbe riconoscimenti politici?

Finito i lavoro, nel 2004, Fassino disse a me e Sacchetti: “Adesso potete fare i Senatori”. Magari però scherzava.

E’ sua l’idea di blindare il patrimonio immobiliare della Quercia, valutato mezzo miliardo, in 51 Fondazioni?

Fu un’idea di Sposetti ma anche io ero favorevole […] la scelta degli ex diessini ha avuto come conseguenza il proliferare di associazioni e fondazioni riconducibili ai leader

I think tank nascono solo per raccogliere soldi?

Per la sinistra è stata una mutazione genetica epocale. Nel PCI ogni lira finiva al partito.  Con le fondazioni, invece, i politici raccolgono soldi per se stessi. Si organizzano come vogliono. E poi ci sono convegni, seminari, libri, riviste tutto passa dalle casse di questi pensatoi.

[…]

Lei ha mai finanziato fondazioni?

Italianieuropei du D’Alema e Nens di Bersani sono state sponsorizzate da Unipol. Con qualche decina di migliaia di euro.

Quando incontrava Bersani di cosa parlavate?

Con lui e Sacchetti valutammo l’entrata di Unipol in Telecom a fianco di Colaninno nel 1999. Erano gli anni successivi al governo D’Alema, quello che Guido Rossi definiva “l’unica merchant bank in cui non si parla inglese”.

Bersani si spese anche per la scalata di Unipol alla BNL?

Dopo il lancio dell’OPA, il 18 luglio del 2005, Bersani incontro più volte Della Valle. Allora pensavo cercasse di capire perché Della Valle e Montezemolo fossero contrari all’operazione. Oggi non ne sono più così sicuro.

Oltre a lui nei DS chi era interessato?

Nelle intercettazioni è emerso chiaramente: Fassino, Sposetti, La Torre, D’Alema. Ed erano loro a cercare me. Non il contrario.

Proprio una telefonata di Fassino è entrata nella storia giudiziaria. Quando le chiese “abbiamo una banca?”.

Quell’atteggiamento da tifo è stato uno degli elementi che impedì il successo dell’operazione Unipol-BNL. […] A quei tempi si discuteva della nascita del PD e qualcuno aveva paura che la riuscita rafforzasse l’asse D’Alema-Bersani-Fassino e iniziò a farci la guerra.

A chi si riferisce?

Alla Margherita. Rutelli, Parisi, Letta. E alla luce di quanto sta emergendo su Lusi, mi ha colpito una cosa: le operazioni effettuate dal tesoriere della Margherita sono state fatte transitare proprio su un conto BNL. […] Sarebbe interessante conoscere quali erano i rapporti fra chi si opponeva all’OPA su BNL e la banca stessa.

Qualcuno temeva che una volta acquisita BNL Unipol scoprisse rapporti poco chiari tra istituto bancario e partito di Rutelli?

Non ho elementi per affermarlo, ma non posso escluderlo.

Il suo partito l’ha quindi scaricata per accontentare la Margherita

La ragion politica aveva superato l’importanza industriale

Con Bersani avete più parlato della tentata acquisizione di BNL?

Nel 2007 lo incontrai e lui mi disse “Gianni, se risulterai estraneo a questi fatti prenderò le tue difese, perché nell’operazione BNL non c’è stata alcuna irregolarità”. Quell’inchiesta è stata archiviata ma Bersani non l’ho più visto né sentito

…..”


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