Concordia: c’è qualcosa che non quadra

All’Isola del Giglio ho passato l’estate dei miei primi 30 anni. Gli scogli li conosco come fossero le stanze di casa mia. E qualcosa non mi torna.

Non penso ci sia bisogno di ripercorrere nei dettagli gli eventi. Praticamente ogni giornale, tv, radio, sito italiano e non solo ha ricamato sulla vicenda. Gli americani addirittura con le foto d’epoca del Titanic in parallelo e in sottofondo la colonna sonora del film con Di Caprio. Insomma il peggior delirio mediatico orientato alla spettacolarizzazione della tragedia. Bastino a confermarlo i numeri agitati al vento in questi giorni. Morti, feriti e dispersi usati per i click e le copie da vendere.

Qui, Luciano Castro, un giornalista che era a bordo prova a ricostruire la vicenda. Almeno questo resoconto proviene dall’interno e, a ragion veduta, dovrebbe essere più informato sugli eventi.

Fatto sta che con rapidità estrema il Comandante Schettino è stato prima fermato e poi arrestato. Visto che una sentenza non c’è ancora,  si tratta ovviamente di un arresto preventivo. Che in genere scatta quando una persona può inquinare le prove o fuggire. In questo caso inquinare le prove sarebbe quantomeno complicato. Sono seppellite in acqua di fronte all’isola toscana. Forse i magistrati pensavano che sarebbe fuggito. Visto che ci sono i morti è legittimo proteggersi dall’eventualità. Tuttavia la celerità del provvedimento nel Paese che non riesce a mettere dietro le sbarre capicosca di ben altre levature, dentro e fuori il Parlamento, qualche quesito lo solleva.

Ma veniamo agli eventi. Ovviamente la certezza la avremo solo quando la scatola nera verrà recuperata. Se sarà integra e se non ci metterà prima le mani qualcuno. Ciononostante Castro, che ricostruisce la vicenda a posteriori e in maniera molto serena ed equilibrata – forse troppo? – dice che prima si è percepita una sterzata e poi il classico rumore di lamiere che segnala la collisione con le rocce. Questa sequenza l’ho ascoltata anche in altri racconti dei passeggeri alla radio e alla TV. Teniamola a mente.

Le Scole. Plurale. In tutti i resoconti l’ho letto al singolare, in realtà sono più di una. Scole è il nome che i gigliesi danno agli scogli che fuoriescono dall’acqua non lontano dal porto del Giglio. Leggo da qualche parte che la responsabilità del comandante risiederebbe nel fatto che invece di passare a 3 miglia dalla costa sarebbe stato a 500 metri o giù di lì. Questa è una fandonia! Da ragazzino partivo a nuoto dalla prima delle scole, quella che esce dall’acqua a 20 metri dall’isola e in pochi minuti la superavo. Aspettavo nel canale che separa la prima dalla seconda scola dove in genere passano le barche dirette in porto. In estate ne passano molte e quindi è come attraversare la strada. Quando all’orizzonte non vedi nessuno, parti di corsa e spingi a morte per arrivare di là. A girare la seconda scola ci vuole quanto a girare la prima. Poco. La terza, quella dell’impatto, è lì fuori a 30 secondi a stile libero. Insomma io non sono mica Phelps e i ricordi a cui accenno sono quelli di un ragazzino di 12-15 anni. La terza scola sarà a 150, massimo 200 metri dalla costa.

La Concordia è una nave alta 52 m. La cabina di comando è situata più o meo nel punto più alto. Non so se i 52 metri comprendano anche la chiglia o siano calcolati dal pelo dell’acqua. Ma anche comprendessero il pescaggio il comandante sarebbe a più di 35 metri dall’acqua. Ovvero contando 3 metri a piano, sarebbe in cima a un edificio di 11-12 piani. Da lì la costa a 150-200 metri la vedi come se ci fossi addosso.

Ho sentito da molte parti raccontare questa usanza di strombazzare sotto costa per compiacere gli isolani o per salutare un comandante in pensione che risiederebbe al Giglio. In primo luogo, per quanto possa essere distratto e incapace il comandante Schettino ho i miei dubbi che per cose così triviali si sia avvicinato così sotto costa. E vi spiego anche perché. Non so se avete mai sentito il segnale acustico di una di queste navi.  Quando ero in vacanza al Giglio quella del battello che fa la tratta da Porto Santo Stefano si sentiva dal quadruplo della distanza fra la costa e il punto dove ora la Concordia è arenata. E il battello in questione è 10 volte più piccolo della Concordia. Se Schettino avesse voluto “salutare” il collega in pensione l’avrebbe potuto fare tranquillamente mantenendo tutti i margini di sicurezza del caso.

Fatto sta che Schettino è da qualche ora l’unico responsabile degli eventi.

Inoltre, quando le grandi aziende si trovano di fronte a eventi del genere mettono in moto una unità che in termini tecnici si chiama crisis management unit. Unità di gestione della crisi. Qualcuno lo sa fare bene perché ha un buon capo della comunicazione, qualcuno fa errori, qualcuno non sa proprio cosa fare. Ci sono interi manuali sui quali si studia il crisis management con casi quali quelli della Concordia. Anzi, mi gioco una mano che anche questo diventerà un caso da manuale. E in senso positivo. Sì perché la prima regola esplicita in questi casi è “ammetti l’innegabile”.

Basta leggere il comunicato ufficiale di Costa Crociere per capirlo. Scritto a regola d’arte. Primo paragrafo il cordoglio. Secondo paragrafo l’impegno per fare di tutto. Dal terzo paragrafo si parla del Capitano. Poi nei paragrafi successivi il disclaimer. I nostri equipaggi si sottopongono a test ricorrenti sulla sicurezza. Le nostre scialuppe sono equipaggiate con viveri e strumentazione. Stiamo facendo di tutto per far in modo di rimuovere il relitto con il minimo impatto ambientale possibile.

Il testo non fa una piega. Eppure qualcosa che stona c’è. A un certo punto si legge: “Costa Crociere opera nel pieno rispetto di tutte le norme relative alla sicurezza”. Ma siamo sicuri che sia così? Girano in rete fotografie raccapriccianti di navi che attraversano il Canale della Giudecca. Qui si vede proprio la Costa Fortuna. Stessa flotta, diverso itinerario. Passano assistite dai rimorchiatori. In un’intervista al TG1 l’assessore veneziano di competenza rivelava che pur di alimentare il turismo chiudono un occhio sulla sicurezza. Nelle immagini dello stesso servizio alcuni cittadini agitavano un cartello sul quale era scritto che un solo passaggio equivale all’inquinamento di 18.000 auto.

A questo punto tiro le mie conclusioni. Assolutamente da verificare.

1)      La sterzata avvertita da più parti prima dell’impatto potrebbe far pensare a qualche malfunzionamento. Dopo l’impatto il capitano avrebbe fatto il possibile per avvicinarsi al porto e rendere così più rapide ed efficaci le procedure di salvataggio.

2)      Lungi da essere un’iniziativa personale dell’incauto capitano, l’avvicinamento alla costa sarebbe un’abitudine consolidata. Una sorta di addendum non esplicitato alle meraviglie offerte con il pacchetto viaggio. Qualcosa che la compagnia sa ma che tollera a fronte del profitto generato. Guardare l’isola illuminata da vicino sarebbe, in quest’ottica, come ammirare i palazzi d’arte di Venezia dal balconcino della propria cabina.

In entrambi i casi gli interessi in gioco sono enormi. Costa Crociere è un gigante quotato in borsa almeno dal 1989. Dal 1997 la famiglia Costa ha venduto per 455 miliardi il pacchetto di maggioranza alla Carnival Corporation. Ovvero il monopolio anglo americano nel settore delle crociere. Da allora Costa è di fatto la filiale italiana del gruppo creato da Ted Arison. Se la responsabilità non fosse allocata all’errore umano ma a una illecita pratica consolidata e implicitamente favorita dall’azienda le ripercussioni sarebbero colossali. I danni alla reputazione incalcolabili. Le perdite future da capogiro.

Per fari un’idea basta moltiplicare. Un cliente paga circa 1000 euro per una crociera nel Mediterraneo. Sulla Concordia possono essere ospitati 3780 passeggeri. Parliamo quindi di quasi 4 milioni di euro di entrate a viaggio. Inoltre i clienti che salgono su quelle navi non appartengono di certo alle classi meno agiate. Sono gente che spende. In piena crisi mondiale la nave era stracolma di gente. Oggi le motovedette dei carabinieri sorvegliano il relitto. Nelle casseforti delle cabine sembra ci sia una fortuna in soldi e gioielli.

E mentre si cercano le motivazioni per crocefiggere quello che già tutti considerano il colpevole di questa vicenda al largo del Giglio si prepara una delle catastrofi ambientali più raccapriccianti della storia del Mediterraneo. All’interno di un Parco e di un ecosistema già fragile.

Morti, feriti, perdite economiche, disastro ambientale. Ce n’è abbastanza per far tremare i polsi al CdA della Costa e della Carnival. Ce n’è abbastanza per aver bisogno disperato di un capro espiatorio che ha probabilmente l’unica grave colpa di aver ceduto al panico abbandonando la nave prima dei suoi passeggeri.


2 responses to “Concordia: c’è qualcosa che non quadra

  • Matt

    Intanto qualche giorno dopo emergono fatti inchiodanti le tremende responsabilità di un capitano promosso a quel grado di colpo dopo essere stato assistente alla sicurezza (sic!). Strano, pensavo che a questo grado si accedesse dopo lunga militanza in plancia come minimo dopo essere stato Comandante in seconda. Ma tant’è.

    Io ci vedo molte meno dietrologie e alcune colpe molto gravi, che possono essere riassunte in pochi punti:

    – Costa ha responsabilità nella scelta del personale e nella sua formazione, e soprattutto nella mancata vigilanza costante della formazione e della verifica del personale. Ma soprattutto: come può un equipaggio così multietnico essere in grado di muoversi e comprendersi in modo veloce in caso di emergenza?

    – c’è un organismo esterno o statale che dovrebbe vigilare sulla sicurezza sulle navi da crociera? Se si, ha gravi mancanze

    -il comandate ha ENORMI e CONCRETISSIME responsabilità: questo maledetto inchino che pare pratica consolidata, la mancanza di ordini chiari all’equipaggio (per evitare panico credo sia normale nascondere ai passeggeri la catastrofe, ma l’equipaggio andava informato), l’ABBANDONO DELLA NAVE praticamente prima dell’80% dei passeggeri, il rifiuto di obbedire agli ordini della capitaneria (“Coamndante lei si rende conto che qui è buio?” ha detto. Forse dovrebbe ripeterlo davanti al vicesindaco di Giglio che è salito sulla nave col buio ed ha salvato centinaia di persone, scendendo per ULTIMO. E non era nemmeno suo dovere). E al di là della vigliaccherìa, rimane l’enorme mole di palle continentali che ha raccontato alla capitaneria e ai giornalisti.

    Poi ovviamente io non sono un marinaio nè un giudice, ma semplicemente mi attengo alle registrazioni e alle relazioni degli atti ufficiali pubblici disponibili in rete.


    Per quanto riguarda le crociere sul Canal Grande, passando molte estati a Venezia mi sono informato: non vi è alcun pericolo di naufragio nei canali scavati in laguna dove transitano le crociere. Venezia è uno dei primi porti crocieristi d’Europa e le misure di sicurezza per navi e passeggeri esistono. Il vero problema del passaggio di questi mostri in laguna è dato dalle vibrazioni e dal moto ondoso accelerato che aumentano con ogni probabilità di qualche mm al decennio la possibilità che le isole toccate dal suddetto moto ondoso si abbassino sotto il livello medio dell’acqua alta. Un problema da non sottovalutare (sono storico dell’arte e per me è un problema enorme) ma da quanto so è in progettazione una nuova soluzione che eviti questo percorso “in città” deviandole verso l’esterno, prima di arrivare alla bocca tra Punta Sabbioni e Lido.

  • Tengri

    Ti rispondo così:
    1) passano 68 minuti prima che la Costa Crociere comunichi ufficialmente il naufragio DOPO che il comandante li ha avvisati. Per circa 75 minuti dall’impatto la nave sta dritta. Poi inizi a inclinarsi
    2) Il responsabile Costa delle manutenzioni ordinarie telefona a una ditta di Savona per fare una riparazione allo scafo della Concordia. Sono le 23.30 passate e l’impatto è già avvenuto
    3) Durante i 68 preziosi minuti Schettino comunica per almeno 3 volte con Ferrarini capo dell’unità di crisi di Costa
    4) E’ stato accertato che la Costa aveva fatto almeno altri 52 cosiddetti “inchini” prima di questo

    La magistratura ha avviato un’inchiesta sulla Costa.

    Troppo facile non credi prendersela SOLO con il comandante. Sarà sicuramente responsabile ma le responsabilità grosse risiedono altrove.

    Sai quanto risarciscono a ogni passeggero coinvolto in traumi del genere? 10.000 euro. 10 volte il biglietto. A fronte di un entrata di 3 milioni di euro la compagnia ne perde 30. E stiamo parlando solo di quelli diretti. Immagina quanta gente ora prenoterà un bella crociera con la Costa nei prossimi mesi😉

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