No + No = Sì

Ieri due importanti No hanno caratterizzato la scena politica dell’Italia di Monti. Il No della Camera all’arresto di Cosentino e il No della consulta ai referendum anti porcellum.

Cosentino è colpevole. Andava arrestato. Per una volta sono d’accordo con Saviano. L’accertamento delle sue responsabilità strettamente legali è secondario. La sua colpevolezza sta nell’essere, oltre ogni dubbio, l’interlocutore della politica – si badi bene “della politica” e non del PDL – con la Camorra di Caserta. La magistratura, arresto o meno procederà alle indagini. L’arresto era quindi fin dall’inizio non un atto procedurale ma un atto politico. Doveva essere il segnale con sui il Palazzo faceva almeno finta di avviare una stagione di “pulizia”. E invece no. Cosentino prende gli abbracci di tutti mentre Bossi nemmeno entra in Aula.

Nel frattempo la Consulta definisce inammissibili i quesiti referendari che avrebbero portato la gente a esprimersi sul sistema elettorale. Anche qui, ho scritto più volte che il sistema elettorale è come ogni strumento. Non possiede un valore in sé, positivo o negativo. E’ l’utilizzo che se ne va che glielo attribuisce. Certo è che il “porcellum”, definito così dagli stessi suoi estensori, appartiene alla più buia stagione della strategia elettorale. E’ stato studiato apposta per permettere a Berlusconi e ai suoi soci (di ogni bandiera eh) di replicare sé stessi fra 2006 e 2008. I referendum erano anche essi un segnale politico. Ammetterli e riportare ai cittadini almeno la parvenza della possibilità di decidere sarebbe stato strategicamente efficace. Dico “strategicamente” perché è di questo che si tratta. Pura strategia. Fumo, non sostanza. Al cittadino si dà in genere l’illusione del potere decisionale, poi la macchina della propaganda cerca di indirizzare le opinioni. Se non ci si riesce a referendum avvenuto si aggira il risultato. Un esempio? Basta pensare al finanziamento pubblico dei partiti o (a breve) a quello sull’acqua.

Una classe politica non onesta, ma che almeno sapesse fare il proprio mestiere, avrebbe mandato Cosentino in galera e i cittadini alle urne referendarie. Pensate che bella campagna mediatica di pulizia della facciata! Il Parlamento che si affida da una parte ai magistrati e dall’altra ai cittadini. Una specie di rivoluzione. Se mi occupassi delle relazioni pubbliche di Camera e Senato avrei consigliato ai due Presidenti di fare pressioni in questa direzione. Una mossa quasi geniale per mettersi al riparo dall’indignazione popolare per almeno un’altra legislatura.

E invece no.

L’arroganza della politica nostrana supera ormai ogni livello di decenza. Nemmeno più la faccia si cerca di salvare. Nemmeno più un’immagine di decenza si cerca di mantenere. E anche oggi si nasconde dietro alle schermaglie teatrali, riportate in pieno regime di par condicio dai media, quello che dovrebbe diventare il motto del Parlamento. “Siamo tutti Cosentino”. Perché ha ragione Saviano, non c’è bisogno di commettere atti illegali in prima persona per essere colpevoli. Basta guardare dall’altra parte. Assentarsi. Contarsi e fare in modo che le cose succedano.

Ma siamo sicuri che sia tutto qui? Che basti l’arroganza a spiegare questo ulteriore atto di sprezzo nei confronti dei cittadini da parte dell’insieme delle istituzioni che regolano la vita pseudo-democratica?

Forse no.

“Gli elettori non capiranno” dice Bocchino. E dice bene. Ma non lo dice per solidarietà con questi ultimi. Lo dice ai suoi colleghi. Glielo ricorda. E visto che non capiranno meglio rimandare il più possibile le elezioni. Elezioni che sarebbero state anticipate se potevano essere occasione per schivare il referendum. Ma visto che, guarda caso, la Consulta lo ha respinto, tutti salvi. Tutti indistintamente. Quelli che urlano e quelli che stanno zitti. Quelli giovani che pur se hanno maturato il vitalizio ancora non avuto il tempo di costruire le reti che poi garantiscono la permanenza nelle sale dei bottoni. Ma soprattutto i venerabili del Governo Monti.

Il doppio no si traduce per il Barone di Ferro in un bel sì al suo esecutivo. Che in seguito a questi pronunciamenti vede allontanarsi il ritorno agli elettori e prolungarsi nel tempo le misure “schiavizza-Italia”. Se nel frattempo non intervengono ulteriori perturbazioni l’asse Monti-Merkel-Draghi è salvo. Con molti mesi a disposizione per portare a termine il “garage sale” di quel poco di valore che ci resta e portare la disoccupazione ai livelli del Burkina Faso.


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