Taxi … liberi o futuri schiavi?

A Roma per prendere una licenza oggi ci vogliono 120.000 euro. Non la compri allo sportello comunale. Te la vende uno che si sta ritirando. Che smette di lavorare e va in pensione. Che va a fare qualcos’altro. Spesso fra te e chi vende capitano losche figure di intermediari.

Di taxi in passato sono stato costretto a prenderne molti per lavoro. Guidare ore nel traffico di una grande città non è proprio divertente. Un mestiere usurante e poso salutare. Che qualcuno fa per decine di anni. Alla fine vai in pensione con 600 euro al mese. Vendere la licenza è la tua buona uscita.

Come tutte le corporazioni anche i tassisti non mi stanno in genere simpatici. Ma il mercato funziona così. L’aggettivo “libero” messo dopo è una finzione filosofica. Il mercato, lo dimostra la storia, o è regolamentato o è corporativo/monopolistico. Se poi a regolamentarlo – ed è quasi sempre così – sono gli stessi che hanno interessi corporativo-monopolistici, o di essi sono garanti, si capisce bene che il mercato è SOLO monopolistico-corporativo. Quindi perché i tassisti dovrebbero fare eccezione?

Ciononostante i tassisti non godono di buona reputazione nell’immaginario comune. Si pensa che molti di loro evadano le tasse. E’ vero. Delle decine che ho incontrato lavorando quasi tutti ti rivelano che dichiarare tutto quello che incassi significherebbe soccombere dopo alcuni anni. Ma anche qui. Che differenza c’è fra un tassista e un qualunque libero professionista?

Vivono bene intendiamoci. Non fanno di certo la fame. E chi evade si può permettere anche il secondo mutuo per la casa. Un bel privilegio no? Molti di loro guadagnano più di un impiegato laureato che parla tre lingue. Ma anche qui, che colpa ne hanno? Il mercato funziona così.

Un amico, dopo mesi di disoccupazione, ha deciso di fare il grande passo. Si indebiterà per decine di anni acquistando una licenza e infilandosi ogni giorno nel traffico di Roma. E’ entusiasta. Non ci dorme la notte perché alla gioia di un nuovo inizio si mischiano le preoccupazioni dei soldi da restituire e degli inconvenienti del mestiere.

Non solo, su di lui aleggia lo spettro della liberalizzazione. In soldoni se le intenzioni de Governo arrivassero in porto la licenza che ha appena acquistato non avrebbe più valore di mercato. Da 8 mila quali sono i tassisti in giro aumenterebbero a dismisura.

Bene! Osserverebbe qualcuno. Liberalizzare fa bene alla concorrenza e la concorrenza fa bene ai prezzi. Queste sono le fandonie che si leggono sui manuali classici del liberismo. E’ la filosofia. La realtà dei fatti è un’altra. E “liberalizzare” è solo un verbo politicallly correct che non a caso ha soppiantato nel gergo comune il suo omologo semantico “privatizzare”. Quello che accade non è che si “libera” l’accesso a qualcosa. Lo si mette a disposizione dei privati. E nella giungla del mercato il privato più forte e più grande la fa da padrone.

Nel caso dei taxi, i tassisti non sono dipendenti pubblici. Quindi la liberalizzazione avrebbe solo lo scopo di consegnare il mestiere in mano a grandi concentrazioni di denaro, riducendo gli attuali tassisti in proprio ad autisti dipendenti. E lì il passo verso il baso sarebbe immediato. Un’autista vale l’altro, se è bengalese o nigeriano si accontenta pure di uno stipendio più basso.

Questo dal punto di vista del lavoratore. Dal punto di vista dell’utente mi piacerebbe capire quando è mai successo che una privatizzazione irragionevole abbia abbassato i costi e migliorato il servizio. Lo sanno anche i sassi che alla fase monopolistica succede immediatamente o quasi quella dei cartelli. Stabiliti i monopoli questi si mettono d’accordo sulle tariffe e il gioco è fatto. Benzina, telefonia, cibo, assicurazioni. E chi più ne ha più ne metta. La fase di convenienza dei costi è solo transitoria, e si situa in genere fra quella corporativistico-monopolista e quella dei cartelli. Ed è su questa fase transitoria che si gioca tutta al propaganda sulle liberalizzazioni/privatizzazioni.

Per i tassi sarà lo stesso.

Per vincere l’arroganza di piccoli padroni si decide di consegnare tutto a grandi padroni. E’ come scegliere di placare la sete con il prosciutto.

A questo proposito copio e incollo una bell’articolo di Telese per il Fatto Quotidiano che intervista il Deus Ex Machina dei tassiti romani. Un arrogante tesserato del PDL che in modo accurato e preciso spiega le ragioni dei suoi “colleghi”.

“Oh, dico: cercate di non massacrarci le chiappe. Non siete mica Repubblica che ci spara un razzo in culo al giorno”. Loreno Bittarelli, detto “Bitta”, presidente, leader e padre padrone del radiotaxi 3570 (quindi di tutti i tassisti romani) è un umbro trapiantato nella Capitale, e alterna eloquio istituzionale a improperi in due dialetti.

Mentre si raccomanda è in piedi sulla guida di velluto rosso, scalone in boisserie della villa di via Casal Lombroso, comprata – con orgoglio – da Roger Moore (“Cinque miliardi e dieci anni di mutuo, un affare!”). Bittarelli, secondo dei non eletti nelle liste del Pdl nel 2008 annuncia mobilitazioni oceaniche: “Sabato riempiremo il circo Massimo. Solo con i fuori turno, stiamo solo scaldando i motori”.

Bitta è orgogliosissimo della sua sede, mi mostra stanze piene di database e hardware, call center, centro servizi, officina persino un megaschermo con monitoraggio di tutti i taxi della centrale in movimento: “Altro che 007. Questa è fantascienza!”.

Bittarelli, lei ha politicizzato i tassisti romani, portandoli nelle braccia del Pdl.
Che dice? Ho fatto legittima difesa contro chi ci ha attaccato. Se ci attaccava la destra diventavo pure maoista”.

Era iscritto ad An…
Sono orgoglioso della tessera Pdl.

Le foto dietro la sua scrivania parlano chiaro: il Papa, Berlusconi, Storace e Fini.
Guardi, anche il governo del centrodestra non ha fatto quel che ha promesso.

Ad esempio?
Il riconoscimento di lavoro usurante. Il sito Inps dice che siamo il secondo mestiere più duro. Ma non ai fini previdenziali. Ma questo governo di sinistra ci vogliono ammazzare.

Il Pdl vota la fiducia al governo che la vuole ammazzare.
Scenderemo in piazza. Non possiamo far passare un orrore. Sabato inizia la guerra.

E le licenze compensatorie?
Balle. Per indorare la pillola…

Dice?
Prenda Roma. Ci sono 8mila licenze. Se ne danno altre 8mila non varranno più nulla e diminuiranno le corse medie: da 8 di oggi a 5, se va bene.

Un giovane per diventare tassista paga 120mila euro.
Ed è giusto.

Mi spiega perché?
Anche un giovane che vuole diventare barista, si deve comprare la licenza. E anche uno che vuole vendere perline… Un tassista si deve formare. E se vuole il posto si mette il mutuo, come abbiamo fatto tutti.

Perché non volete rinunciare alla licenza negoziabile?
È la nostra liquidazione. Lavoriamo 35-40 anni, e prendiamo 600 euro di pensione!

Quindi lei è contro tutte le liberalizzazioni?
Contro quelle che colpiscono i lavoratori poveri. Che gli devi chiedere a un edicolante che si alza alle 4 del mattino?

È solidale coi farmacisti?
Parliamone: la licenza di farmacia vale 1 milione di euro, capisco che lo Stato ci voglia mangiare qualcosa sopra.

Perché ce l’hanno con voi?
Ci sono interessi economici in campo. Vedo la Marcegaglia molto attiva, sui taxi.

Non deve?
Non siamo in Confindustria noi! Ma non è un mistero che cosa vogliono: licenze multiple, e lavoratori schiavi sul modello delle cooperative delle pulizie che prenderanno 600 euro al mese.

Perché così poco? Vuole suggerire che gli imprenditori siano tutti cattivi?
Non mi interessa. Siccome un tassista guadagna 1500-1800 euro al mese, l’unico modo per alzare i margini, che sono all’osso, è sottopagare i lavoratori.

Diceva Rutelli: “A New York se alzo un braccio….”.
“…Trovo un taxi”, lo so, lo so… Non mi ripeta la puttanata.

Non è vero?
A New York i tassisti poveracci sfruttati del Bangladesh dormono in macchina. E servono solo il centro.

E voi anche le periferie?
Glielo dimostro. Mi dia un indirizzo di periferia, lo conosce?

Via Ciamarra 26, Cinecittà.
Mandi un sms con l’indirizzo a questo numero nazionale: 3666720000.

Fatto.
In un minuto le arriva un primo messaggio e in 3 il taxi: scommette una cena?

È arrivato un messaggio di risposta: “Pisa 06, 3 minuti”.
Ora lo annullo. Mi deve una cena.

La corsa Roma-Fiumicino costa 40 euro, è troppo?
È troppo poco. Faccia questo conto: il costo di un pieno in un anno è salito vertiginosamente. Le assicurazioni anche. I trasporti pubblici pure. Per 33 chilometri 40 euro è nulla!

Nel 2007 aggrediste il ministro Mussi.
Mannò, era solo la macchina. Non ci sono stati né morti né feriti. In tanti anni è volato qualche schiaffone, nulla di più.

I taxi non si trovano perché i tassisti abbandonano i turni.
Questa è una cazzata colossale. Semmai di questi tempi la disciplinare lavora per punire quelli che lavorano di più.

Ma un tassista guadagna troppo o troppo poco?
Secondo i calcoli 5 euro all’ora. Al polacco che le imbianca casa lei darebbe di più.

Ce l’ha con gli stranieri?
No. Con chi non rispetta le regole. Le mie figlie avevano un bar, adesso lo hanno lasciato, e c’è un cinese.

Che c’è di male?
Che sia cinese nulla. Ma invece di saltare uno scontrino su tre, per arrotondare, quelli battono tutti i clienti. E sa perché?

Me lo dica lei.
Perché molti di loro riciclano denaro o sfruttano persone, o tutte e due le cose. Ecco come fanno a stare sempre aperti. Ecco perché impediremo che questo accada con i taxi”


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