Kochtopus

Gioco di parole che unisce il cognome della famiglia più ricca di New York – i Koch appunto – e la parola inglese “octopus” – polipo. Sì perché il potere dei Koch abbraccia tutto e arriva un po’ ovunque.

L’idea di cercare di capire un po’ di più sui fratelli David e Charles Koch mi è venuta leggendo una striscia dell’Internazionale. Provo a raccontarvela. Un cronista intervista gente a una riunione del movimento dei Tea Party. Chiede a un uomo cosa ne pensi dell’idea di far pagare tasse giuste ai milionari. Quello gli urla in faccia che Obama vuole un’America socialista. Poi è la volta di una signora che vuole Dio al governo. Il giornalista disorientato si dirige verso il camioncino di “americans for prosperity” chiedendosi chi ci sia dietro. Un cappellaio (quello di Alice nel paese delle meraviglie) volante gli indica un tombino dove guardare. Il cronista viene precipitato in un tunnel che lo sputa direttamente in un  luogo grigio e inquinato dove anche respirare è rischioso.

Su questa realtà in putrefazione regnano sovrani David e Charles Koch. Creatori di finte associazioni di cittadini tipo americans for prosperity e alimentatori finanziari dei tea party. Finanziatori poco meno che occulti di istituzioni scientifiche come il Cato Istitute, che sfornano studi che negano riscaldamento globale, necessità della previdenza sociale, ecc. Foraggiatori di candidati come Rick Perry che in cambio sostengono il bisogno di ridurre le tasse alle corporation.  Contrari alla riforma sanitaria, ai diritti dei lavoratori ma favorevoli a una legge che permetta alle corporation di non dichiarare i soldi devoluti alla politica.

La curiosità mi è scattata proprio perché alcune volte analizzare le gesta di potenti dinastie americane ci aiuta a capire – come se non fosse chiaro – come funziona il connubio perverso fra affari e politica che rende la democrazia semplicemente una facciata politicamente corretta di ben altro.

Le Koch Industries sono la seconda azienda privata degli USA e fanno di tutto. Raffinano petrolio, fanno tessuti, producono derivati chimici degli idrocarburi. I due fratelli D&C hanno ereditato dal padre Fred una piccola industria del petrolio e l’hanno trasformata in una delle più potenti multinazionali del mondo. Come? Lavorando sodo direbbero loro. Basta però leggere questa lunga e dettagliata inchiesta di Bloomberg Markets – non certo un foglietto sovversivo – per capire che le cose stanno diversamente.

Ce n’è per tutti i gusti: mazzette per vincere appalti in mezzo mondo, terre indiane usurpate e pagamenti truccati ai nativi, aggiramento di leggi dello stato attraverso prestanome, fornitura di prodotti a nemici degli USA come l’Iran violando l’embargo, e così via fino a sentenze di colpevolezza in episodi di negligenza che hanno portato anche alla morte di persone. 400 milioni di dollari di multe fra il 1999 e il 2003. E contando che in genere ciò che viene a galla è solo la punta dell’iceberg …

Greenpeace è particolarmente accanito nei confronti dei Koch Brothers. Ogni anno pubblica addirittura un aggiornamento sulle loro malefatte. D’altra parte i due di Wichita (dove ha sede l’azienda) sono fra i massimi finanziatori di fondazioni – la Charles G. Koch Charitable Foundationprima fra tutte – che sostengono studi pseudo-scientifici tesi a sconfessare qualunque evidenza che metta a rischio le loro attività. Famoso quello sugli orsi polari la cui vita non sarebbe assolutamente minacciata dall’espansione delle attività umane o dal riscaldamento del pianeta. Uno degli autori alla fine confessò di aver ricevuto soldi dai Koch. Così come c’erano sempre loro dietro al sedicente studio dell’Institute for Energy Research che insieme ai danesi negava i vantaggi economici e ambientali dello sfruttamento del vento.

Le Koch Industries hanno speso dal circa 55 miliardi di dollari dal ’97 ad oggi per mettere in moto la macchina negazionista. Più della Exxon-Mobil, uno delle più grandi corporation del settore petrolifero.

Insomma non stiamo parlando di pizza e fichi ma di una di quelle famiglie che fanno sembrare il complottismo roba da tè delle cinque.

Quello che però è interessante dei Koch è la loro coerenza. Lucida ed efferata. Non si nascondono nemmeno troppo sotto il perbenismo di certi ambienti dell’establishment di Washington. Il padre Fred, mentre fondava la John Birch Society, think tank del movimento libertario e ferma antagonista delle libertà civili, costruiva una raffineria nella Russia di Stalin. I figli fanno affari con l’Iran mentre attraverso la Americans for Prosperity danno vita al movimento dei Tea Party e finanziano lobbisti. Due volte l’anno a Palm Springs mettono in piedi un evento a cui invitano industriali e uomini di potere per elaborare strategie di lobbying per il sostegno a questo a quel candidato che sia pronto a portare avanti le loro idee. Il capitalismo dei Koch è quello autentico. Anarchico, cinico, selvaggio. Il movimento libertario – David si candidò anche alle presidenziali con il libertarian party nel 1980 – sostiene infatti la prevalenza del mercato sullo Stato, e il ritiro di quest’ultimo anche dalla gestione dei servizi di assistenza e previdenza. In sostanza: vinca il più forte e il più adatto. Una sorta di darwinismo sociale. Anche se poi, a ben guardare le date dei saggi ottocenteschi è più la teoria di Darwin ad essere ricalcata sul funzionamento del sistema economico liberista che non viceversa. Tanto Karl Marx quanto Max Weber lo misero in evidenza ma pochi oggi lo ricordano.

I Koch sono quindi coerenti con la filosofia che apertamente abbracciano. Nel Far West dell’economia libral-liberista il fine ultimo è il profitto e il fine giustifica ogni mezzo. I deboli se aiutati non diventeranno mai forti. Se soccombono contribuiscono solo alla fortificazione della specie.

In tutto questo Obama si prepara alle elezioni del 2011 e i soldi dei Koch sono uno dei suoi bastoni fra le ruote. Quando gira per gli USA cita spesso la Americans for Prosperity incitando i cittadini a comprendere il meccanismo del finanziamento nemmeno troppo occulto dei tea party e di movimenti analoghi. D’altra parte non penso gli riuscirà per la seconda volta il trucchetto dei 5 dollari a persona. I suoi elettori hanno capito fin troppo bene che il “primo presidente nero” risponde a interessi paralleli a quelli dei Koch e ad essi molto affini. Basti pensare che i soldi dei Koch nel 2009 sono finiti anche ai democratici. E questo perché l’agenda politica dei fratelli di Wichita prescinde dai colori politici. La destra libertaria è solo quella più vicina al meccanismo selvaggio del massimo profitto. Dietro all’ideale libertario c’è solo la rapacità e l’anarchia dell’economia di rapina.

Ah, tanto per precisare. Le Koch Industries hanno filiali anche in Italia. Sembra che fosse proprio attraverso di loro che si aggirava l’embargo con l’Iran.


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