La casa: un privilegio

Leggo su media ufficiali e non che una delle geniali misure del “Salva-Italia” sarà la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa. Con una doppia linea di attacco. Da una parte la percentuale dello 0,4% del valore catastale. Che i comuni potranno aumentare di un ulteriore 0,2%. Cosa che ovviamente faranno tutti. Soprattutto se lontani da scadenze elettorali. Dall’altra parte la rivalutazione del 160% del valore dell’immobile. In sostanza se la casa valeva 100 prima dell’abolizione pagavi 0,4 circa. Oggi pagheresti lo 0,6 di 160, ovvero 0,64. Un aumento medio dello 0,24. Così sembrano cifre minuscole. Ma se una casa vale 100.000 il calcolo fa 640.

I sindacati hanno fatto il calcolo e la stangata sarà di circa 300 euro a famiglia. In media. Quindi per qualcuno sarà anche di più.

Ma siamo sicuri che la prima casa sia questo grande privilegio da considerare l’ICI addirittura una specie di patrimoniale? A me sembra che si tratti del solito trucchetto da scuola elementare. Colpire i piccoli che non possono difendersi raccontando di averle date a quelli grossi.

Vivo in un quartiere popolare dove una parte dei miei conoscenti ha la casa di proprietà. Operai, insegnanti, impiegati di basso e medio livello, piccoli commercianti, extracomunitari, molti anziani con pensioni medio-basse. Da domani a questi ricconi sarà chiesto un sacrificio. Un altro. A gente che nella migliore delle ipotesi riesce ad arrivare per miracolo alla fine del mese. Che ha messo un gruzzoletto da parte e per lasciare qualcosa ai figli ha acquistato l’unica cosa quasi sicura. Quattro mura. Una casa.

Non stiamo parlando di speculatori. Di gente che compra e che vende proprietà. Di magna-magna che hanno tre case, una in città, una al mare e una in montagna. Parliamo di persone che vivono nell’unica cosa che possiedono. E che spesso la possiedono virtualmente. Perché hanno dato un anticipo e poi si sono indebitate per la vita. Per pagare un mutuo. Di questo parliamo.

Ma sono ricconi. Hanno un privilegio e il Paese è in un momento di bisogno. “Non chiederti cosa può fare i Paese per te. Chiediti invece cosa puoi fare tu per il Paese”. E le fedi d’oro vennero fuse per la gloria dell’Impero.

In Italia, soprattutto da Firenze in giù, la casa si usa come il salvadanaio. Invece di tenere i soldi nel materasso, compri una cosa che almeno in apparenza è solida e duratura.

L’ICI o IMU – come sembra si chiamerà – è una tassa iniqua perché non tiene conto del reddito di chi la possiede. Da che mondo è mondo l’unica tassazione equa è quella progressiva.  Quella trasversale o lineare che dir si voglia colpisce i più deboli. Che senso ha calcolare l’IMU sul valore catastale? Se me l’hanno regalata essa inciderà molto meno sul mio reddito reale di quanto invece farà se ci pago sopra un mutuo infinito. Se poi il mio reddito è medio basso, la rata del mutuo inciderà molto di più che per qualcuno con un reddito alto o altissimo. In quel caso lo 0,6% per lui sarà una tassa ridicola.

E’ la valutazione del reddito reale l’unica base su cui calcolare imposte eque. Ma è chiaro, farlo è complesso. Richiede controlli sofisticati. Richiede una lotta vera all’evasione. Richiede uno Stato che funzioni nell’interesse dei cittadini. Non un baraccone pieno di mangiasoldi e lacchè che lavorano per il proprio profitto. E per quello di chi ha garantito loro il passato e garantirà loro il futuro.

Mia madre e mio padre vivono di pensioni ridicole e a 70 anni pagano un mutuo per la prima casa. Vivono lontano. Dove le case costano meno. Non potevano più permettersi di vivere in città. Ora il governo dei bocconiani gli toglie un altro alito. Chissà, fra un po’ forse non potranno nemmeno più vivere dove vivono ora. Ma è giusto. Sono ricconi possidenti. Che paghino loro il debito di questo Paese!

Leggo che il gettito del nuovo ICI costituisce un terzo della manovra. “Non chiederti cosa può fare i Paese per te. Chiediti invece cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. E le fedi d’oro vennero fuse per la gloria dell’Impero.

Tutto ciò a fronte di una nuova garanzia per le Banche in caso di passività. In pratica se fanno profitti se li tengono. Se vanno sotto il cittadino paga. Magari quello stesso cittadino che si ritrova a dover di nuovo pagare l’IMU. Ma già, dimenticavo, è un riccone sfondato. Ha una casa. Potrà pure permetterselo no? Intanto il genio dell’economia, il nuovo eroe salvifico del Paese dei balocchi, il Mario nazionale nella conferenza stampa di presentazione della manovra risponde alla domanda di un giornalista sull’ICI sulle proprietà della Chiesa. ”Si tratta di una questione che nel pacchetto urgente adottato ieri non ci siamo posti”. Ci rendiamo conto di cosa parliamo?

Una manovra così l’avrei potuta scrivere anche io. Non ci vuole la laurea alla Bocconi. Ma vi dirò di più, se l’avesse scritta Tremonti il popolo bue, che ragiona in base alle due categorie dell’adesione fideistica a un ideale (indottrinamento cattolico docet) e del tifo acritico (calcio docet), sarebbe sceso in piazza gridando al sopruso.

E invece niente. Intorpiditi dalla filastrocca dell’emergenza, ingannati dalla messinscena del poliziotto buono e di quello cattivo, gridiamo in coro “1, 10, 100, 1000 Monti”.

Raramente sono d’accordo con i sindacalisti. Soprattutto quelli italiani li ritengo responsabili di buona parte dell’attuale situazione di disgregazione sociale. Ciononostante non posso non essere d’accordo con Giorgio Cremaschi quando osserva:

“La manovra decisa dal governo Monti è un intollerabile concentrato di aggressioni alle condizioni di vita della maggioranza della popolazione italiana. Il 10% più ricco del paese, che detiene la metà della ricchezza nazionale, pagherà si e no l’1% dei costi della manovra. Il restante 90% paga tutto il resto e la stragrande maggioranza dei costi sono su lavoratori dipendenti e pensionati.

Si va in pensione a 66 anni gli uomini e a 62-63 le donne, una vergogna sociale che colpisce le condizioni di lavoro di chi fatica davvero, di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, di chi non ha contributi sufficienti. La pensione di anzianità va a 42 anni, ancora una volta un danno soprattutto per gli operai e per chi fa i lavori più faticosi. Così i giovani verranno ancora una volta imbrogliati, perché sarà per essi sempre più difficile accedere al lavoro. Si blocca la rivalutazione delle pensioni sull’inflazione, una vera e propria carognata che colpisce i redditi già falcidiati dall’inflazione. E poi c’è una valanga di tasse, in gran parte sul lavoro e sui redditi più bassi, da quelle sulla prima casa, all’aumento delle addizionali Irpef comunali e regionali, all’aumento delle tasse sulla benzina, all’aumento dell’Iva, dai ticket sanitari all’aumento dei prezzi dei costi di tutti i servizi sociali.

Di fronte a tutto questo i ricchi pagano con qualche piccola elemosina e le caste vengono lasciate sostanzialmente immuni. Non c’è una patrimoniale sulle grandi ricchezze, non si toccano le spese militari o per le grandi opere o gli sprechi veri della pubblica amministrazione. Qui, insomma, un massacro sociale che si aggiunge a quelli già preventivati dalle manovre del governo Berlusconi. Nel 2012 la somma delle manovre Tremonti-Monti porterà a un salasso di quasi 70 miliardi sui redditi e sulle condizioni sociali della stragrande maggioranza del paese. (…)

Di fronte a tutto questo le misure per la cosiddetta “crescita” sono solo sgravi fiscali alle aziende, che significheranno profitti in più per chi già guadagna, ma nemmeno mezzo posto di lavoro aggiuntivo.
Questa manovra è semplicemente la cura greca somministrata all’Italia. E’ la tecnocrazia liberista e bancaria dell’Europa che impone la stessa ricetta ovunque, con gli stessi fallimenti.
La Grecia ha cominciato così un anno e mezzo fa e adesso è alla catastrofe sociale ed economica, senza aver ridotto di un centesimo il peso del debito. La stessa via imbocca l’Italia, con una manovra che avrà un puro effetto recessivo e che quindi potrà anche salvare il bilancio di qualche banca ma farà sprofondare il paese nella miseria”.


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