I roghi e i fiumi della Capitale

Il 20 ottobre Roma è stata per ore sotto la pioggia. Alcune stime della protezione civile parlano di un massimo di 120mm in città. Nubifragio. Piogge intense. Qualcosa che succede al massimo un paio di volte l’anno. E meno male.

La mattina alle 8.00 a Largo Preneste sembrava di essere alla foce del Gange nel periodo dei monsoni. C’era gente che guadava la piazza con l’acqua alla vita. Un signore intrappolato in un’auto elettrica chiedeva invano aiuto. Gli sportelli bloccati dalla pressione. A guardare sui siti d’informazione in altre parti della città non stavano meglio.

Un amico che conduce la metropolitana mi ha raccontato che vicino a Ostia ha salvato un’intera carrozza. Ha notato problemi di alimentazione e ha fatto scendere i passeggeri dal treno. Poco dopo sono tutte le reti elettriche hanno iniziato a friggere e tappezzerie ed elementi plastici hanno preso fuoco.

Un evento non previsto, dice qualcuno. Anche i meteorologi più esperti hanno ribadito che i modelli non davano alcun segnale di una simile entità della perturbazione. Fatto sta che è arrivata e il sistema fognario è andato in tilt. Qui uno dei tanti resoconti della giornata.

In serata il Sindaco Alemanno chiede alla Polverini lo stato di calamità naturale. Dice pure che lo fa per i lavoratori che non hanno potuto raggiungere l’ufficio, che così avranno come giustificarsi. Ovviamente basta aspettare il giorno successivo per capire immediatamente perché il sindaco si affretti a mettere le mai avanti.  Le associazioni dei cittadini gli rinfacciano la sparizione di 2 milioni di euro destinati proprio alla manutenzione della rete fognaria. Dove saranno finiti? La domanda è ovviamente retorica.

Nel frattempo il 28 ottobre il Primo Cittadino incontra sindacati e associazioni di categoria per valutare l’entità dei danni. Le prime cifre parlano di 200 mila euro solo per le sedi stradali in cui finora siano stati rilevati danni. Aggiungiamo quelli alla rete fognaria stessa, ai palazzi, ai piani terra delle zone allagate, alle macchine a agli averi dei privati di cittadini, ai mezzi si trasporto.

Plausibile che la cifra si aggiri intorno ai milioni di euro? 5 magari.

5 giorni prima, il 15 ottobre, per Roma sfilano gli indignati. Come sono andate le cose qualcuno lo sa. Qualcun altro lo suppone ma fa fatica ad accettarlo. La maggior parte continueranno ad annegare nel cumulo di menzogne raccontate dai media. Cosa ne penso l’ho scritto in un post di alcuni giorni fa.

Ma facciamo finta per un attimo che la versione che ci hanno raccontato sia vera. Un gruppo di facinorosi, sedicenti black bloc hanno messo a ferro è fuoco la città. Non esageriamo però! Addirittura la città. Al massimo qualche macchina, qualche cassonetto dei rifiuti e un blindato delle forze dell’ordine.

La cifra stimata, ovviamente gonfiata – ma come dicevo fingiamo di crederci – è di 5 milioni di euro.

E allora mi chiedo: come mai, a parità di entità del danno, le azioni per prevenire i danni e punire i colpevoli non sono state le stesse?

Partiamo dalla prevenzione. Si attendono centinaia di migliaia di manifestanti e la città viene blindata. Migliaia di agenti schierati per ovviare ai possibili danni. Soldi dei contribuenti spesi con disinvoltura. Continuando a far finta di credere alle favole dobbiamo dire: giusto. Si attendono pericolosi incendiari, dunque è bene schierare le forze dell’ordine. Magari con un po’ di senso pratico si sarebbero potute schierare un paio di camionette dei vigili del fuoco. O forse decidere di usare gli idranti sulle fiamme invece che sulla folla. Ma tant’è.

Sul fronte del nubifragio, prevenzione pari a zero. Ma non si sapeva, obbietterà qualcuno. Ma davvero? Non si sapeva che prima o poi in autunno piove. E magari tanto. E ogni tanto piove pure tantissimo. Ma è ovvio la logica dell’emergenza è sempre meglio di quella della prevenzione. La prevenzione implica precise responsabilità. In emergenza chiunque fa qualcosa è un eroe. D’altra parte è emergenza! Non c’era nessuno a presidiare. Non c’era nessuno in allerta. Ma soprattutto il sistema fognario era tutto ostruito.

Due pesi. Due misure. Comodo.

Ma veniamo alla punizione dei rei. Per i “disordini” del 15 ottobre sono fioccate dal giorno dopo le denunce. Interi reparti di polizia e carabinieri si sono messi sulle tracce degli incendiari, dei terribili black bloc. Giovani fra i 25 e i 30 anni rischiano la fedina penale sporca. Alcuni minorenni sono agli arresti domiciliari. Giusto. Hanno scassato, hanno distrutto, hanno dato fuoco. Meritano una punizione. Meritano di pagare per i reati commessi. D’altra parte, quando decidi di utilizzare la forza e contravvenire a una legge che reputi ingiusta, ti assumi il rischio della pena.

Bene. Ma per i disastri causati dalle negligenze di comune e affiliati nel caso dell’alluvione, a parità di danni (e staremo a vedere se è così – chi paga? Chi sono i rei agli arresti domiciliari? Chi si assume la responsabilità di ciò che è successo e mette mano al portafogli così come alcuni dei quei ragazzi, se ritenuti colpevoli, saranno costretti a fare? Ciò non è dato sapere. O meglio, lo sappiamo tutti fin troppo bene.

Due pesi. Due misure. Comodo. Criminale.

La morale di questa triste favola è che la logica dell’emergenza salva il culo ai rei. Quella della prevenzione ai giusti.

Sarà mica per questo che il nostro paese passa da un’emergenza all’altra?


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