Lavorare stanca

Stamattina al mercato mi fermo da Gianni. Vende verdura ma è anche un coltivatore. Senza aggettivo. Che poi non ho mai capito che bisogno c’è di aggiungere “diretto”. Esistono forse i coltivatori “indiretti”? Quelli che stanno seduti in poltrona e vangano il campo attraverso un ologramma?

“Che fai qui di notte?”, mi chiede. Sono le 6.20 e ha appena smesso di piovere. “Devo andare a lavorare dopo”, gli rispondo mentre scelgo le zucchine. “E meno male – aggiungo – perché di questi tempi … Ho amici che stanno a casa da mesi ormai”. E nel frattempo penso ai 20 euro che ho in tasca e spero mi bastino. Ho cambiato banco perché qui le cose costano meno.

Ma Gianni mi guarda, prova a trattenersi, poi non ce la fa più e sbotta.

“Ma senti ‘na cosa”, prosegue in romano stretto ma io traduco per chi non capirebbe, “qui al mercato siamo autogestiti. Abbiamo cercato per mesi gente che volesse lavorare. Li cercavamo italiani. Ma nessuno ha voglia di impegnarsi. Li vedi quei due nella guardiola? Rumeni. Il parcheggiatore di sotto? Egiziano”.

Provo a fermare il torrente in piena dicendo che sì, ha ragione, ma alla fine se hai studiato 10 anni cerchi qualcosa di meglio. E’ quello che succede in tutti i paesi in cui il reddito medio cresce. Ma già mi accorgo che quest’affermazione non è più vera. Non lo è ormai da tempo.

Ma lui continua “Lo sai quanto prendono questi? 1300 euro in regola. Quello giù al parcheggio ne prende 1400. Non ti dico fregnacce, pago per averli qui e ogni mese mi portano i libri contabili. E poi ai mercati generali, mica è più come una volta! Ci fosse un ragazzo italiano! Tutti bengalesi, egiziani, siriani, rumeni. E sai quanto si porta a casa ognuno di quelli? Minimo 1800 euro al mese”.

Difficile dargli torto. La situazione che stiamo vivendo ha mille contraddizioni. Come le figure mitologiche di Pavese, sempre contese fra l’integrità del lavoratore in contatto con la terra e l’indolenza del vagabondo senza patria. Fra l’etica della fatica purificatrice e quella della libertà dell’ozio. La potremmo chiamare la “sindrome di Pavese” questa malattia sociale che colpisce sempre più le generazioni cresciute nei fasti delle bolle speculative.

Con questo non voglio negare la realtà delle statistiche su disoccupazione, emarginazione e precarietà. Le conosco bene e le tocco con mano ogni giorno.

Eppure mi ricordo di quando ero io a studiare. Mi ricordo i vestiti sporchi di vernice, le mani puzzolenti di benzina, le notti passate a sorvegliare il palazzo dei ricchi ai Parioli. Mi guardo intorno e non ne vedo mica tanti di diciotto-ventenni italiani stanchi dopo una giornata di fatica. Perché lavorare stanca. Soprattutto alcuni lavori ingrati che i rampolli di una società opulenta non vogliono fare.

E Gianni lo sa. “E’ anche colpa nostra”, mi dice, “Io andavo in giro con il cartone nelle scarpe quando si rompevano, perché mio padre i soldi per quelle nuove non ce l’aveva. Però poi a mio figlio, quando me l’ha chiesta, la macchina gliel’ho regalata”.

Colpa loro? Chissà. Colpa dell’assetto che il neoliberismo ha assunto negli ultimi 3 decenni? Probabile. Colpa di modelli culturali basati sul sembrare e non sull’essere? Sulla visibilità degli oggetti e non sulla pregnanza delle idee? Sicuro.

Mi interrogo spesso sulle ragioni delle cose su questo blog. Ma oggi vorrei provare a fare l’esercizio opposto. Tralasciare le ragioni. Guardare la situazione per quello che è e chiedere a chi oggi o domani leggerà queste righe: ma non sarà forse il caso di fare un passo indietro? O magari semplicemente in un’altra direzione? D’altra parte è un fatto, il reddito in Italia non cresce. Non cresce più da decenni.

Non vale forse la pena in tempi bui, in cui le lampadine non si accendono più, di pensare che è meglio accendere una candela per fare un po’ di luce senza pensare solo ai bei tempi in cui c’erano le lampadine?

Mi piacciono le facce diverse che vedo nel mio quartiere e nel mio mercato. Ma se nella guardiola o nel parcheggio vedessi anche quelle sbarbate di qualche diplomato o laureando, che si stanca lavorando, non mi dispiacerebbe poi molto. Tutt’altro.

Guardo i 3 euro che mi restano in mano dei 20 che avevo. Saluto Gianni e penso che forse, per 1800 euro al mese, ai mercati generali ci vado io.


6 responses to “Lavorare stanca

  • silvio

    grazie mario, leggere certe cose da una parte fa male, molto male, ma dall’altra aiuta a superare le personali amarezze lavorative (mi riferisco alle mie…), facendomi in fondo apprezzare quel che ho, che non è quel che vorrei, ma di questi tempi è comunque tanto…

    e non mi riferisco ai soldi, quando dico “quel che vorrei”, per amore della verità….

  • Tengri

    Beh sì, anche io ancora lavoro e ogni giorno mi trovo a ringraziare non so cosa o chi per questo. Ormai siamo così oltre il fondo del barile che ringraziamo per qualcosa che dovrebbe essere scontato.

    Di soddisfazioni poi non parlo nemmeno. Quelle me le prendo nel tempo libero🙂

  • gino

    Solo retorica, la solita maledetta retorica raffinata un po’ meglio, ma usate il cervello vi pare che se ai mercati generali (spesso monopolizzati dalle mafie) uno prendesse 1800 euro al mese se lo lascerebbe scappare, basta con ste palle, quello con cui hai parlato è solo un frustrato pallista.

    • Tengri

      Gino … al mercato generale non lo so. Io ho solo riportato le sue affermazioni. Ma al mercato sotto casa quello paga per i custodi e vede le carte. I libri contabili li deve approvare come si fa con il bilancio del condominio. E i custodi prendono 1300 euro al mese … il responsabile del garage 1400 …. Ognuno poi fa le sue riflessioni. Tutto qui

  • Franco Muzzi

    Questa è mistificazione della realtà. Capisco il bisogno letterario dell’autore, e capisco anche che è oramai a conoscenza di tutti il dato che dice “I nostri giovani non vogliono più sporcarsi le mani!… ma qui si mistifica la realtà. Ma chi, oggi come oggi, darebbe ad un magrebino, cingalese, rumeno, marocchino, cileno o quant’altri, 1800 euro??????? Ehi? dico a te, autore di queste parole. Le parole sono coltelli. Non ti basta aver licenza per ritenerti un buon lanciatore… ma devi saperli lanciare, ed ogni volta che li maneggi “dovresti” chiederti se lo farai con la giusta cognizione.
    Voglio pensare che i tuoi intenti siano buoni, ma sappi che questi coltelli, servono solo a far salire la temperatura nelle persone insofferenti. Perchè sai… ci sono i tolleranti e gli intolleranti, ma la categoria da tenere d’occhio è quella degli insofferenti. Ovvero quelle persone che aspettano solo la scintilla per decidere se diventare tolleranti o intolleranti. Anche perchè, retorica a parte, le vere persone tolleranti non sono quelle che si professano tali… le vere persone tolleranti NON SI PONGONO NEPPURE LA DOMANDA! ESSE SONO LE PERSONE REALMENTE EVOLUTE, LE PERSONE CHE GUARDANO AI PROPRI SIMILI COME PROPRI SIMILI… senza usare pesi e misure differenti a seconda della provenienza.

    Chiunque legga quest’articolo è pregato di NON CREDERE soprattutto alle cifre citate. Queste cifre hanno il solo scopo di FARVI DETESTARE IL LAVORATORE STRANIERO. Lavoratore straniero che è come sono stati i nostri nonni, spesso e soltanto una persona di buona volontà che col cuore a pezzi si vede costretto ad abbandonare la propria terra e i propri cari.

    Prendetevela piuttosto con le banke! Le quali stanno farcendo l’Italia di PRESTANOME! Non sapete cose un prestanome!??? Il prestanome è “uno” che in combutta don la banka, usa i soldi della banka, per scavalcare la Legge che impedisce alla banka di possedere beni immobili!… e così “uno” (chissà quanti ne conoscete!) di punto in bianco comincia a comprare alberghi, cascine, terreni, colline, boschi, case, palazzi… e chi più ne ha più ne metta! Ecco, prendetevela con loro! Loro che stanno affamando la nostra economia! Loro che stampano moneta senza copertura MA con la complicità dei governi (camerieri delle banke)… e riempiono la nostra vita di carta moneta straccia
    e di conti virtuali, mentre sottobanco ci ESPROPRIANO DI OGNI BENE VEROOO!!! Ecco qual’è il nemico! Non il poveraccio che si fa sfruttare ai mercati per una miseria!

    Ripeto all’autore… “le parole sono coltelli”… usare con cautela, oppure, quando si ha un nemico, avere la franchezza di dichiararlo, COME HO POCO FA FATTO IO, e non istigando gli altri con metodi subliminali. Grazie.

    • Tengri

      Anche io ti considero in buona fede e quindi evito di insultarti. Ma la tentazione è forte.

      1) Che cazzo c’entrano le bache in questo post? Se vai indietro nel tempo su questo blog ne parlo più volte e non certo con toni conciliatori. Quindi su questo potremmo anche essere d’accordo ma in questo caso non c’entra un cazzo. Quindi anche i tuoi coltelli sono stati lanciati a caso. Sono quindi inutili. Anzi dannosi. Perché magari hanno colpito qualcuno che non volevi nemmeno colpire. Sembra lo sfogo frustrato di chi ha un argomento “forte” e lo butta lì per distogliere l’attenzione di chi legge dall’argomento in ballo. Ovvero l’unico legittimo in una discussione “tematica” come il post di un blog.

      2) Io in generale reputo le persone che leggono articoli argomentati su internet (e non solo i post di due righe su facebook) persone mediamente intelligenti. Ovvero che leggendo capiscono quello che leggono. O almeno che lo leggono attentamente. Devo ricredermi? Infatti, se avessi letto attentamente ti saresti reso conto che i 1800€ di cui parlo sono una cifra che mi è stata riportata. Accurata? Non lo so. Le altre cifre sono quelle che il tipo del banco della verdura, come socio della cooperativa. contribuisce a pagare a custodi e parcheggiatore. E’ una cifra VERA.

      Con questo concludo dicendo che il vero problema dell’assenza di cambiamenti nella nostra società catechizzata sono i ragionamenti ideologici come il tuo. Il lavoratore straniero in questo post viene apprezzato come “colui che si sporca le mani” e che giustamente per questo viene retribuito. Alla pari di un lavoratore italiano. Che però guarda caso le mani non se le vuole sporcare più. E’ un fatto, non un’opinione. Il tipo a cui accennavo l’ha chiesto addirittura al figlio. E quello gli ha detto “io alle 5 non mi sveglio”. Il padre i parlava anche del suo senso di frustrazione e del fatto che si sentiva in parte responsabile per l’atteggiamento del figlio.

      E poi gli insofferenti? Quelli che devono decidere se essere o meno tolleranti? Se diventi intollerante perché sai che un lavoratore straniero si svegli alle 5, va al mercato e spazza per terra … controlla le macchine … e guadagna 1300€ al mese vuol dire che intollerante già lo eri. Cosa dovrei fare secondo te? Non raccontare una storia perché c’è una minoranza di cretini che potrebbe usarla come pretesto? Francamente preferisco pensare alla maggioranza di persone intelligenti che potrebbe svegliarssi e dire che forse è ora di “fare un passo indietro o in un’altra direzione”. Le minoranze di deficienti sono fisiologiche in qualsiasi consesso sociale organizzato. Rimangono minoranze se le si confina nell’alveo della “devianza”. Se le si trasforma in deterrenti per qualsiasi riflessione, la lente di ingrandimento le fa diventare talmente ingombtrabnti che piano piano diventano maggioranze. Influenzano i comportamenti. E’ la logica dei media e della propaganda. Io qualche volta preferisco risparmiarmela.

      Se tu preferisci pensare alle minoranze di cretini affare tuo.

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