Il broker finto e il sicario vero

I governi non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E Goldman Sachs se ne frega delle misure di salvataggio e dei fondi di investimento”.

La giornalista della BBC spalanca la bocca. Agli ospiti in studio cade la mascella. Alessio Rastani, broker indipendente inglese sciocca il mondo dicendo a chiare lettere come funzionano le cose. Questo il video della sua intervista. Che rimbalza di blog in blog. Di sito ufficiale un sito ufficiale.

Personalmente era da tre anni che sognavo un momento come questo. Ho una confessione da fare: io vado a letto ogni sera sperando in un’altra recessione”. E ancora, “Noi siamo broker, non ci interessa molto come sistemare l’economia mondiale né come aggiustare l’intera situazione. Il nostro lavoro è solo farci soldi sopra”.

Nell’arco di 12 mesi, sostiene Rastani, i risparmi di milioni di persone andranno in fumo. E’ ora di prepararsi. Di capire come funziona il giocattolo perché chiunque può fare soldi usando questo meccanismo. Non solo i broker.

Tutti i media hanno riportato lo stupore della giornalista della BBC sbagliando però l’interpretazione. Ascoltandola in inglese è chiaro che non è stupita per il contenuto di quello che Rastani dice. Ma per il “candor” con cui lo dice. La sincerità disarmante. In sostanza il contenuto è plausibile. E’ la forma il problema.

Tutto falso.

La confessione del cinico trader non è altro che una boutade per attirare attenzione. E’ lui stesso a confessarlo poche ore dopo al Telegraph. “Mi piace parlare”, dice, “Amo il concetto stesso di public speaking e lo esercito. Il trader lo faccio solo per hobby”. Un uomo in cerca dei suoi 15 minuti di fama? Beh, diciamo che c’è riuscito egregiamente. Gli 82.000 hit sul suo twitter lo dimostrano chiaramente. Si scopre anche che il giovane di origine italo-iraniane ha un’agenzia di comunicazione. E una cosa è certa. I meccanismi della notiziabilità li conosce bene. E c’è da scommettere che da domani la sua impresa avrà una valanga di commesse.

Ma torniamo ai contenuti dell’intervista. Tutto falso?

Nemmeno per idea.

Giulietto Chiesa in un suo recente articolo sostiene:

In questo caso si tratta di un incidente involontario, il giovanotto, mi sono letto l’intervista che ha rilasciato a Forbs, è un uomo che fa il suo mestiere, giovane ma molto esperto, è un operatore indipendente, non parlava a nome di nessuno e questo gli ha consentito di dire cose che nessuna delle istituzioni direbbe, cioè ha detto la verità, bastava guardare la faccia dell’intervistatrice, il suo sconcerto per capire che questo giovanotto è uscito dal politically correct e ha detto cose che in realtà nell’ambiente sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirle”.

E va beh, si potrebbe pensare. Chiesa è un commentatore politico come un altro. Bastava ascoltare un “esperto economista” come Bersani l’altra sera da Fazio, o magari il suo alter ego Tremonti, o che so, nomi noti della finanza internazionale, per trovarsi di fronte a opinioni completamente diverse. A descrizioni completamente opposte del mestiere dell’”esperto di finanza”.

Le affermazioni di Rastani assomigliavano fin tropo alle teorie del complotto che vorrebbero singoli uomini o sparuti gruppi di pressione in una stanza dei bottoni a gestire la macchina mondiale della speculazione.

La reazione difronte a questo evento mediatico è imprevedibile. Il principio di autorevolezza, infatti, è lì in agguato a far precipitare il contenuto insieme al contenitore. Secondo questo principio, la fiducia dell’ascoltatore per un messaggio che non conosce dipende dall’autorevolezza riconosciuta a chi lo spedisce. E’ il motivo per cui si usano i testimonial nella pubblicità. Ti dico che questo caffè è il più buono del mondo. Ma non te lo dico direttamente. Te lo faccio dire da George Clooney, personaggio pubblico che, in quanto visibile, e magari coinvolto in opere benefiche, non può che dire la verità. Il meccanismo agisce sul doppio canale emotivo e razionale. Ma cosa succederebbe se saltasse fuori che Clooney ama seviziare minorenni nella sua villa sul Lago di Como? Probabilmente la ditta che produce il caffè lo sostituirebbe. Non per ragioni morali ma perché lo spettatore-acquirente crederebbe decisamente meno al messaggio che Clooney gli recapita a casa.

Ecco, il timore generato dal Rastani-BBC show è proprio questo. Precipitata la credibilità dello speaker, anche il messaggio precipita con lui. Falso lui, false le cose che dice. Ecco perché non mi accodo ai ringraziamenti di Chiesa a Rastani. Ma anzi mi sento in dovere di aggiungere qualcosa per evitare che il principio di autorevolezza disgreghi un messaggio veritiero.

Qualcuno ancora non crede che bande di affaristi, banchieri e politicanti governino il mondo? Qualcuno ancora non crede allo strapotere di governi imperiali e grandi istituti di credito? Qualcuno crede ancora che il debito sia qualcosa che sta lì perché si è speso troppo per i servizi ai cittadini?

Beh, se credete ancora a queste favole è ora che il castello di carte che vi hanno costruito sia spazzato via dalla tempesta. Una tempesta che non sarò certo io a scatenare. Non ho né le competenze né le conoscenze. Ma John Perkins sì.

Ho iniziato a leggere il suo Confessions of an Economic Hit Man, e l’introduzione è sufficiente per scrivere questo post. Il resto lo leggerò con piacere e magari scriverò altro sull’argomento. Lo scenario è diverso, ma il meccanismo del debito contratto dagli Stati e dello strapotere delle banche è lo stesso. Nello scenario teatrale di Rastani è Goldman Sachs. In quello vissuto di Perkins sono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Di fatto il finto trader Rastani e il vero EHM Perkins non sono altro che due ingranaggi dello stesso meccanismo. I Perkins costriuscono lo scenario per il profitto economico, i Rastani lo utilizzano per la speculazione finanziaria di secondo livello. Stiamo parlando del lupo e dello sciacallo.

Ma per capire le verità vere di Perkins lascio a lui la parola. Il libro lo sto leggendo nella lingua in cui è stato scritto, quindi la traduzione dei passi dell’introduzione è mia.

I Sicari Economici sono professionisti strapagati che ingannano interi paesi in giro per il mondo per ottenere trilioni di dollari. Fanno transitare denaro dalla Banca Mondiale, dall’Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e da altre organizzazioni “umanitarie” straniere verso i forzieri di gigantesche multinazionali e le tasche di poche famiglie facoltose che controllano le risorse naturali del pianeta. I loro strumenti sono report finanziari fraudolenti, elezioni truccate, mazzette, estorsioni, sesso e omicidio. Giocano una partita vecchia come il concetto di Impero ma che nell’era della globalizzazione ha acquisito dimensioni terrificanti. Io lo so bene. Perché anche io ero un Sicario Economico

“[…] Il giorno del 1971 in cui iniziai a lavorare con la mia insegnante Claudine [presso la Chas T.Main, una società fantoccio della National Security Agency] lei mi informò che “il mio compito è trasformarti in un sicario economico. Nessuno dovrà sapere di questo lavoro. Nemmeno tua moglie”. Poi diventò seria e aggiunse, “Una volta che sei dentro, sei dentro per la vita”.

 “[…] Il mio lavoro era “incoraggiare i leader mondiali a diventare parte di un vasto network che promuove gli interessi commerciali degli USA. Alla fine quei paesi rimangono incastrati in una rete del debito che assicura la loro lealtà. Possiamo fare pressione su di loro quando vogliamo – per soddisfare i nostri bisogni politici, economici e militari. In cambio loro acquisiscono credibilità portando ai cittadini parchi industriali, centrali energetiche e aeroporti. Così i proprietari delle multinazionali di costruzioni americane diventano incredibilmente ricchi

 Il meccanismo è lo stesso ovunque. Si inducono politiche che creano il bisogno di denaro con la complicità dei politicanti locali. Quando il paese chiede il prestito all’istituto di credito di turno scatta la trappola. A quel punto inizia la partita di giro e l’incasso è doppio. I soldi dalla Banca Mondiale vengono prestati solo a patto che vengano usati per commesse alle multinazionali che, ad esempio, costruiscono centrali elettriche. E in men che non si dica i cittadini – perché saranno loro a dover pagare visto che le centrali elettriche servono per l’energia che tutti usano – hanno in più capitale e interessi da pagare. Commesse alle multinazionali e debito alle banche. Prezzo doppio. Profitto doppio.

Ma non è finito. Quando I Perkins hanno finito il lavoro arrivano i Rastani. A quel punto il debito va rifinanziato e spesso l’unica strada solo i titoli. Un po’ come gli euro-bond che la BCE, secondo Soros e i suoi amici, dovrebbe immettere a breve sul mercato per salvare l’Eurozona. A quel punto il paese in questione è ostaggio di tre soggetti. Le multinazionali, i Perkins e i Rastani.

Perkins avverte:

Alcuni vorrebbero incolpare degli attuali problemi una cospirazione organizzata. Mi piacerebbe che fosse così semplice. I membri di una cospirazione possono essere eradicati. Questo sistema è guidato da qualcosa di molto più pericoloso di una piccola banda di uomini. E’ guidato da un concetto accettato come un comandamento: l’idea che la crescita economica vada a beneficio dell’umanità e che più si cresce più crescono i benefici per tutti. Ma questo concetto ha un corollario importante: da una parte ci sono quelli che riescono ad attizzare il fuoco della crescita e che vengono esaltati e ricompensati, dall’altra ci sono quelli che vivono alle periferie che rimangono a disposizione per essere sfruttati

Perkins conia poi un termine. Chiama la banda di affaristi, banchieri e politicanti la Corporatocrazia. Un po’ quella che Michael Moore chiama Cleptocrazia, aggiungendo all’accezione corporativa quella cleptomaniaca del furto bello e buono.

La Corporatocrazia non è una cospirazione ma i suoi membri perseguono valori e fini comuni. Una delle sue principali funzioni è quella di perpetuare e rafforzare continuamente il sistema. Le vite di quelli che “fanno il sistema” e i loro possedimenti – ville, yacht, jet privati – vengono presentati come modelli per ispirare gli altri a consumare, consumare, consumare. Ogni occasione è buona per convincere il pubblico che acquistare è un dovere civico, che distruggere il pianeta è un bene per l’economia e che tutto ciò è quindi nei nostri più alti interessi”.

Sicario economico. Uccisore confesso di democrazia. Accumulatore per altri di immense ricchezze e creatore di devastanti povertà, Perkins sente premere la coscienza. Jaime Roldos, presidente dell’Ecuador, e Omar Torrijos, presidente del Panama morirono in due incidenti aerei subito dopo aver rifiutato l’accordo con la Corporatocrazia. I sicari economici avevano fallito ed entrarono in gioco quelli veri. Quelli che, prima che intervengano i carrarmati, cercano di risolvere le questioni contando non i dollari ma le pallottole.

PS: Il Comune di Terracina ha dichiarato bancarotta. Il sindaco PDL Procaccini dovrà stabilire con le autorità il piano di rientro per i creditori per 100 milioni di euro. Le tasse si possono anche alzare. Ma perché non pensare a un bel rifinanziamento vendendo titoli comunali a un po’ di Rastani nostrani?

 


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