E l’incidente nucleare in Francia?

Non se ne parla più. Al contrario di ciò che è successo per Fukushima e Chernobyl. Certo si dirà, lì c’erano migliaia di morti. Centrali e reattori primari coinvolti. Un vero pericolo contaminazione. Invece in Francia il 12 settembre non è successo niente.

E invece qualcosa è successo. Sulla stampa italiana si capiva poco. Qui invece la cosa è illustrata meglio.

A Marcoule la centrale tratta materiali radioattivi di “scarto”. Prende uranio e plutonio provenienti spesso dallo smantellamento di armi e li mescola in un carburante nucleare che si chiama MOX, che viene utilizzato nelle centrali che producono energia.

Gli interessi intorno a centrali come quella di Marcoule sono a dir poco enormi. La Francia dipende per il 75% dal nucleare. E il MOX è fondamentale per alimentare i reattori. Non solo quelli francesi. Eh sì perché Marcoule è attiva dagli anni ‘90 ed è gestita dalla EDF, la compagnia statale per l’energia nucleare, attraverso una sua controllata: la Socodei. La EDF, attraverso un’altra controllata, la Arvea vende MOX e tecnologie all’estero. Anche a grandi consumatori come gli Stati Uniti. Aggiungiamo a questo l’impegno di Sarkozy del 27 giugno scorso a investire 1 miliardo di dollari per lo sviluppo del nucleare. In totale controtendenza nel dopo Fukushima. Sommiamolo poi alle dichiarazioni dell’allora Ministro dell’Economia, ora (grazie alle manovre anti Strauss-Khan) Presidente del Fondo Monetario Internazionale,  Christine Lagarde che suggeriva a EDF e Areva di stabilire una forte partnership per vincere commesse all’estero e di fatto consolidare il primato francese. Il minestrone che ne viene fuori ha tanti zeri da non riuscire nemmeno a dirli.

L’esplosione del 12 settembre ha ucciso una persona e ferito altre 4. Subito le autorità francesi si sono affrettate a diffondere notizie secondo le quali le radiazioni sarebbero state contenute all’interno dell’edificio. Fatto sta che, come l’Agenzia Giapponese, la ASN francese non brilla per trasparenza e attendibilità. In questo articolo sul sito di Greenpeace si riportano diversi casi. Ne cito uno per tutti.

I primi di giugno scorso alla centrale di Tricastin c’è stata una perdita. Una soluzione contenente uranio non processato è finita nei fiumi Gaffiere e Lauzon. L’Arvea, che gestisce lo stabilimento ha subito dichiarato che dei 30.000 litri persi “solo” 18.000 erano realmente finiti nei due corsi d’acqua. Solo 18.000. Non so se rendo. L’ASN si è affrettata a comunicare che la perdita era sì tossica ma solo “leggermente” radioattiva. I residenti dell’area devono essere stati felicissimi. Visto che i liquami non erano radioattivi ma solo “leggermente” radioattivi. Calcoli alla mano in un solo giorno la centrale aveva emesso 130 volte le radiazioni permesse in un anno.

Con precedenti simili direi che il dubbio su ciò che dicono EDF, Arvea e ASN è quantomeno legittimo.

Primo punto che mi ha lasciato perplesso. Si è subito cercato di sminuire la radioattività del MOX. Dicendo che è un carburante impoverito. Bisognerebbe dirlo anche ai cittadini di Fukushima, visto che nel terzo reattore di quella centrale c’era un carburante MENO radioattivo del MOX. Dunque i giapponesi si sono preoccupati per nulla.  Chissà.

In secondo luogo, nonostante sia Greenpeace Italia che il suo omologo francese si siano recati sul posto segnalando l’assenza di radiazioni preoccupanti, Sergio Ulgiati, del Comitato scientifico del WWF Italia, la pensa diversamente:

“Il MOX contiene plutonio e uranio di varia origine (riciclato, impoverito o naturale). Siccome la sua produzione richiede una serie di fasi molto delicate di separazione del plutonio e dell’uranio dal combustibile esaurito o dagli ordigni nucleari smantellati, il rischio di tale lavorazione è evidente, e così pure la possibilità di fuoriuscita di materiale altamente contaminato in atmosfera. Resta pertanto il timore che l’incidente possa aver coinvolto anche scorie di elevata attività e per questa ragione sono necessarie informazioni chiare e dettagliate”.

Inoltre il 12 settembre, dopo l’esplosione a Marcoule, il Collettivo anti-nuclearista di Vancluse sembra aver registrato un aumento della radioattività pari a 10 volte quella normale.

Francamente se fossi un cittadino della Provenza non dormirei sonni tranquilli.

Stanti comunque le incertezze e i dubbi, ciò che andrebbe indagato meglio è la totale scomparsa dai media mainstream e non di questa notizia dopo alcuni giorni dall’esplosione.  E dire che il traino degli eventi di Fukushima lo rendeva senza dubbio un evento notiziabile.


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