Lacrime e guerra urbana

In piazza in passato ci sono stato spesso. Ho sentito il peso del manganello. E ho respirato anche i lacrimogeni. A cavallo fra il ’99 e il 2000 ero in Ecuador. Migliaia di cittadini affollavano le strade di Quito. Soprattutto contadini. Si opponevano alla dollarizzazione e agli iniqui aumenti che ne sarebbero conseguiti. Aumenti di tutto, per gente che vive al di sotto della soglia di povertà. Quella volta fu peggio delle altre. La polizia ecuadoriana si fa ancora meno problemi della nostra. Le cartucce fumogene sparate erano tantissime. Alcune anche ad altezza uomo colpivano i manifestanti sul petto e sulle gambe. In poco tempo l’area era irrespirabile e non riuscivi a trattenere le lacrime, a tenere gli occhi aperti. Tossivi. E cercavi solo di scappare. Lontano dalla nuvola. Ma c’era vento quel giorno. E più cercavamo di allontanarci peggio andava.

Mi è venuta la curiosità di andare a vedere cosa mi sono respirato in quegli anni.

Il lacrimogeno più usato dalle forse dell’ordine in tutto il mondo si chiama CS. Ovvero orto-cloro-benziliden malononitrile. Una sigla che per un profano ha poco senso. Uso quindi le parole di Massimo Zucchetti. Ingegnere nucleare di formazione, oggi docente di protezione dalle radiazioni al dipartimento di energetica del Politecnico di Torino, Zucchetti è anche consulente della Comunità montana della Val di Susa sull’impatto ambientale per la presenza di uranio e amianto nella montagna. La sua esperienza è ovviamente anche diretta. Di CS in Val di Susa ne è stato sparato non poco. Qui l’intervista completa.

“Tra i componenti del CS c’è il cloruro. Il gas ha quindi le caratteristiche tipiche dei composti urticanti e rientra nella definizione di arma chimica. Contiene sostanze liquide, solide e gassose che producono lesioni di varia natura in via definitiva o temporanea, in più viene metabolizzato sotto forma di cianuro: se non è cancerogeno quello! Insomma è un’arma chimica a tutti gli effetti, anzi direi un’arma di distruzione di massa”.

In una sola giornata di repressione in Val di Susa sono state sparate 500 cartucce. Considerando che ogni lacrimogeno crea una nuvola di 6 metri di diametro e che nel centro della nube la concentrazione è di 2.500 milligrammi a metro cubo – cinque volte al di sotto della concentrazione letale che crea un danno del 50% ai polmoni – è chiaro che il loro utilizzo può creare danni permanenti.

Di fatto il CS è un’arma chimica. Come quelle usate da Saddam Hussein nei villaggi kurdi quando non decideva per lo sterminio con il nervino. Ci torniamo su in conclusione.

Le conseguenze immediate e i danni alla salute nel medio e lungo periodo non sono un problema dei soli manifestanti. In molti casi infatti anche gli agenti di Polizia non indossano maschere antigas. Infatti il COISP, sindacato delle forse dell’ordine, lo scorso 14 agosto, ha emesso un comunicato di protesta nei confronti dell’uso del CS. Ironico e duro. Ripreso da Il Giornale quasi si trattasse di una vera minaccia di golpe. Ma va beh, il Giornale è Il Giornale.

La questione però non riguarda solo l’Italia. A Pittsburgh, nel 2009, in occasione del G-20 il Post Gazette metteva a confronto alcune opinioni in materia.

E’ interessante notare come nemmeno Dave DuBay, di  ALS Technologies, Inc., controllata di Bull Shoals, Ark. – uno dei maggiori produttori di lacrimogeni negli USA – abbia potuto negare come il CS sia sicuramente dannoso per chi ha problemi polmonari (tipo asma e simili). Gli risponde Mr. Rosenfeld, un ex ufficiale britannico che ora è alla guida di Densus Group un’azienda che fa consulenza ai governi sulle tecniche di controllo dei disordini di piazza. “Ma come si fa a sapere se in una piazza gremita di gente ci sono persone con problemi respiratori? La verità è che il CS non distingue fra manifestanti pacifici, soggetti violenti e semplici cittadini che camminano nelle vicinanze”.

Sembra che in molte città inglesi e irlandesi non si usino più né il CS né altri gas. Si punta invece sulla responsabilità individuale. Compito della polizia è quello di arrestare singolarmente chi viola la legge. Certo di fronte a folle oceaniche come quelle che si oppongono ai summit internazionali, si fa notare nell’articolo, la cosa è difficile.

Certo, è più facile gasare la folla. Eliminando non il problema legale della violazione di una norma, ma alla base il problema politico del dissenso e della protesta.

I sindacati di polizia di Pittsburgh nel 2009 si lamentarono dell’acquisto di queste armi chimiche. Eppure nella cittadina americana furono distribuiti e utilizzati. Qui da noi il COISP fa lo stesso. E cosa fa il governo per prepararsi all’autunno di severe proteste?

Presto detto. Poco prima dell’estate emette il bando Bando 2011/S 107-175819. Qui gli approfondimenti. Entro il 30 giugno si procede all’acquisto di 3000 bombe lacrimogene al gas CS da lanciare a mano, 4000 cartucce da 40 mm fumogene da addestramento. Queste ultime sono necessarie per addestrare senza intossicare troppo gli agenti nelle lezioni antiguerriglia nei poligoni di Stato. Questo per cercare di spegnere sul nascere le proteste montanti anche tra i poliziotti. Che però si manifesteranno lo stesso di lì a qualche settimana. Pezzo forte del bando sono i 3milioni e 200mila proiettili 9 parabellum per fucili e mitragliette e gli 800mila proiettili 9×19 NATO no-tox. Ovvero proiettili in cui l’anima di piombo è sostituita da altro tipo di metallo. Il piombo si sa è tossico sia per l’ambiente che per il corpo umano. Ovviamente se il corpo è ancora vivo dopo esserci entrato in contatto.

Ci dicono che viviamo in uno stato democratico. A me sembra tutto molto simile all’Ecuador dello scorso decennio. Colonizzato dagli USA e intento a reprimere brutalmente ogni forma di dissenso organizzato.

Ma la furbizia della cricca che teme le masse infuriate non si ferma a questo.

La convenzione internazionale sulle armi chimiche del ’93 dice che esse non si possono usare in tutte le guerre internazionali. L’Italia l’ha ratificata nel ’95, e questa è in vigore dal ’97. Sembra assurdo quindi che i lacrimogeni al CS, tecnicamente armi chimiche, possano essere usate in tempo di pace. Eppure sembra che si possa sfruttare una piega della legge. Di fatto non c’è scritto esplicitamente che non potendole usare in guerra esse non si possano usare neppure in tempo di pace. Inoltre, i ratificatori – che poi sono gli stessi che l’hanno scritta – all’Art. II comma 9 lettera d) specificano proprio che fra gli “Scopi non proibiti da questa Convenzione” c’è proprio il “Law enforcement including domestic riot control purposes”. Ovvero il controllo interno dei disordini di piazza per il rispetto della legge.

Ma nella convenzione c’è un altro passo importante che dovrebbe preoccuparci. L’art.1 comma 5 recita “Each State Party undertakes not to use riot control agents as a method of warfare”. Tutti gli stati si impegnano a non usare il controllo dei disordini come tecnica di guerra. In questo articolo si parla dello studio della NATO “Urban Operations in the Year 2020”. Redatto dal RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030) è scaricabile capitolo per capitolo dal sito della NATO. Non ho ancora avuto il tempo di leggerlo quindi riporto quanto scritto nell’articolo.

L’analisi prefigura scenari complessi per l’anno 2020. Aumento della popolazione fino a 7,5 miliardi, povertà in aumento, conflitti sociali. Il tutto spostato all’interno delle mura cittadine. Il nuovo scenario della guerra sarà quindi sempre più urbano. E lo studio fornisce indicazioni su come utilizzare l’esercito per controllare i territori cittadini e mantenere l’ordine pubblico. Il tutto in maniera graduale.

Diciamo che qualcosa a noi italiani questo scenario lo ricorda. Qualcosa di molto antico. E qualcosa di molto recente.

Prove generali? Chissà.

Di certo a quel punto come verrà considerato l’utilizzo del CS? Tempo di pace o controllo dei disordini come tecnica di guerra?

Il mio sogno per il prossimo autunno caldo e quello di una saldatura fra manifestanti e forze dell’ordine, in cui ci si renda conto che da una parte e dall’altra della nuvola di gas ci sono settori diversi del popolo. Affacciata alla finestra, protetta da vetrate antipallottole, siede la cricca che si frega le mani dividendo e imperando.

 


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