L’esca è sempre la stessa ma il pesce continua ad abboccare

Da ragazzino mi portavano a pesca. Era difficile che ci andassi di mia iniziativa.  Mi rompeva stare lì ad aspettare senza poter fare granché per influire sull’esito delle mie azioni. Ma in compagnia mi divertivo.

Mi sono sempre chiesto come sia possibile che nonostante l’esca e la tecnica siano sempre le stesse ma i pesci continuino ad abboccare. Puoi tornare per giorni di seguito nello stesso posto e l’esito non cambia. Se hai l’esca giusta e conosci a tecnica adatta alla fauna presente, il pesce abbocca. L’immaginazione di bambino me li faceva immaginare come nei cartoni animati. Creature che parlano un altro linguaggio ma che comunicano fra loro. In grado quindi di trasmettersi informazioni su un pericolo imminente. Quindi perché non schivare il verme ingannevole e mangiare altro sul fondo del lago?

Poi da grande ho capito che i pesci non si parlano. Che la loro massa cerebrale li confina a un momento dell’evoluzione in cui il pensiero riflessivo non è semplicemente possibile. In cui basta poco perché anche gli atti ripetitivi di un pescatore riescano a essere a tal punto dissimulati da continuare ad ingannarli.

In sostanza, in termini umani, i pesci sono stupidi.

Ma se tanto mi da tanto direi che anche la maggior parte dell’opinione pubblica mondiale deve avere il Quoziente Intellettivo di un tinca.

Pensavo questo ieri sera mentre leggevo notizie e vedevo video sugli ultimi eventi libici. Vedendo Cameron e Sarkozy sul palco di Bengasi che gridavano “in questi giorni voi siete stati un esempio per il mondo intero, perché avete cacciato un dittatore e scelto la libertà”, ho pensato di aver avuto un deja vu. Poi ho realizzato che in realtà la scena è più o meno la stessa da decenni. I mezzi di informazione, che vivono di audience, continuano a propinarla. E la gente per strada parla delle grandi guerre di liberazione. Dei paladini della libertà che schierano i loro eserciti per aiutare i popoli a sbarazzarsi della dittatura.

La fandonia viene ripetuta a ogni impresa. E più la finzione è spinta. Più le immagini finte. Più i commenti degli inviati sono disinformati. Più la pseudo-verità assomiglia a un film hollywoodiano di basso livello, più lo spettatore ci crede. Un tempo il cinema si preoccupava di essere realistico per essere credibile. Oggi è la realtà (perché per chi non la vive quella ricostruita è la realtà) che cerca il massimo della finzione per essere accettata come autentica.

Sembra che il pubblico contemporaneo (e non solo chi lo informa) abbia interiorizzato il famoso motto di Joseph Goebbels. “Dì una menzogna e ripetila più volte. Diventerà la verità”.

In realtà dal palco di Piazza della Libertà a Bengasi hanno parlato i veri e unici vincitori della guerra civile libica. Francesi e inglesi hanno vinto la loro campagna di Libia. E’ a Parigi che il CNT ha discusso dei piani per la Libia del futuro. Ed è a margine di quei colloqui che ci si spartiscono le risorse energetiche del paese africano. Cameron si è detto disponibile ad “aiutare” il neo governo di transizione con sterline sonanti. Si ritiene veramente che non chiederà nulla in cambio? Gli appalti per le ricostruzioni si firmano qualche giorno dopo che le bombe hanno abbattuto le strutture originarie. Talvolta qualche giorno prima. La gestione dell’energia viene conquistata nel momento in cui si tende la mano dei missili al bisognoso di turno. Non c’è bisogno di elaborate teorie del complotto per capirlo.

Sarkozy nella sua avventura politica del 2007 si giocò la carta dell’amicizia con il Colonnello. Nel 2012 si giocherà la carta dell’aiuto alla vittoria dei liberatori del CNT. Con che faccia mi chiedo? Ovviamente solo grazie al lifting dei ricostruttori di realtà.

Intanto in Libia si continua a combattere. Uomini e donne, fratelli e sorelle si sparano da un marciapiede all’altro credendo di combattere per una causa che darà una svolta alla loro vita. Non rendendosi conto che la grande macchina dell’economia internazionale è sempre la stessa. E sarà dietro ai liberatori come prima era dietro al Colonnello. Sempre più affamata di energia e risorse. Forse il popolo libico si accorgerà di questa grande menzogna. Ma quando lo farà sarà troppo tardi. Perché ormai è già troppo tardi. Le spartizioni sono già avvenute. Non a caso il duo franco-inglese si è affrettato a sottolineare che ora i libici devono dimenticare, non devono dividersi ma raggrupparsi sotto la meravigliosa bandiera della democrazia. Hanno paura che il copione si ripeta tale e quale fino alla fine. Come in Iraq e in Afghanistan hanno paura che la guerra civile complichi gli affari. Che l’instabilità renda più difficile fare soldi a palate. Tuttavia quello che ci viene raccontato è l’esatto opposto.

Copioni sempre uguali. Spettatori sempre più soddisfatti. A casa dei vincitori la realtà viene ricostruita per un pubblico sempre più pigro. Che vuole essere rassicurato. Che vuole che siano sempre i buoni a vincere. Abituata agli eroismi posticci e sintetici della pellicola. D’altra parte, la gente che per le strade polverose della Libia vive e muore durante questa tragica fase della propria storia non ha voce in capitolo o quasi. Forse ne avrà a giochi fatti. Ma anche lì, piano piano, i ricostruttori di realtà avranno la meglio.  Fra qualche anno gli stessi libici rivivranno la guerra civile attraverso le immagini finte e i commenti disinformati o tendenziosi della storia ufficiale. La finzione sarà realtà proprio perché finta.

L’esca non è vero cibo. E’ la finzione che nasconde l’amo. Ha sempre lo stesso odore, si agita allo stesso modo. Eppure i pesci continuano ad abboccare.

Con una sola piccola differenza. I pesci del lago di quando ero bambino erano limitati dalla loro appartenenza a una specie meno evoluta. I pesci del grande acquario-pianeta sono complici, distratti o disinteressati. Comunque colpevoli.


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