Doppia penetrazione. Stupro di Stato

TAV in Val di Susa. Ponte sullo stretto. A guardarle bene le grandi opere italiane rappresentano lo stupro simbolico della terra perpetrato da una classe dirigente di gerontocrati impotenti.

I dati, chi è un po’ attento li ha tutti. La rete è piena di riflessioni attente e circostanziate sull’inutilità per i cittadini di queste opere. Si tratta di bande di affaristi con contatti bipartisan nei luoghi del potere politico. Gli affaristi indicano le opportunità per fare soldi. I politici compilano le leggi e i relativi appalti che le rendono possibili. Studiosi servi e ben pagati organizzano studi che sanciscono l’opera coi crismi della scienza. I comunicatori fanno il resto, vendendo il fumo senza l’arrosto. Le gare, guarda caso, le vincono gli affaristi di cui sopra. Tutto in apparenza legale.

I cittadini si sorbiscono il resto. Cantieri decennali. Devastazione ambientale. Sovrattasse indirette per pagare lavori che a un certo punto si interrompono perché i soldi sono finiti. Magicamente imboscati da lobby, affaristi e politici complici. Se tutto va bene, rimane una bella cattedrale nel deserto. Un rudere di todini arrugginiti. Se tutto va male, l’opera viene conclusa e iniziano le tragedie delle popolazioni locali. Salute. Condizioni di vita. Reddito. Peggiora tutto. Perché il poco revenue generato dall’inutile opera finisce nelle tasche di affaristi, politici, studiosi e comunicatori. E il ciclo ricomincia. Magari altrove.

Bastano due nomi per esemplificare il modello di truffa che viene replicato sotto il naso dei contribuenti da decenni. Salerno-Reggio Calabria. Non serve aggiungere altro. Chiunque sa di cosa si parla.

Eppure c’è un aspetto simbolico trascurato. Che potrebbe aiutare a leggere meglio i comportamenti delle élite di governo e dei loro lacchè.

Tutte le culture hanno simbolizzato nelle loro pratiche rituali la penetrazione del pene nella vagina. L’atto riproduttivo è il centro dell’esistenza dei gruppi umani. Con la nutrizione rappresentano i pilastri dell’esistenza. Di conseguenza non esiste cultura umana che non abbia elaborato intorno a essi complesse strutture comunicativo-cosmologiche. Il pentacolo, i totem dei Kwakiutl, gli astucci penici dall’Amazzonia a Papua Nuova Guinea, le piramidi sono solo i primi che mi vengono in mente. Il pene simbolizzato o ingrandito rappresenta la capacità di un gruppo umano di fecondare non solo la donna ma anche il cielo o la terra rendendoli più adatti alla vita. Più prolifici. Migliori. E’ l’uomo che, nel suo bisogno di affermare il proprio ruolo nel cosmo, di dare ordine alle cose, provvede con gli strumenti che ha. Mette sé stesso al centro del cosmo ordinato e si assegna la capacità di incidere. La maggior parte delle culture tradizionali è guidata da uomini, quindi la penetrazione è anche la simbolizzazione dell’esercizio del potere. E’ attraverso il pene simbolico che le culture circoscrivono il proprio raggio di azione.

Attenzione però. La penetrazione di cui parliamo in questi casi più o meno recenti è quella della fecondazione. Spesso delicata, consensuale e ritualizzata. E’ l’accoppiamento simbolico dell’uomo con l’ambiente che dà vita alla cultura. Che nasce quindi nell’utero armonioso della terra. Che ha in sé i geni della terra. E che evolvendosi non può per questo prescindere da essa.

Se guardiamo invece al treno che ad alta velocità crea nella montagna la vagina dove vagina non era. Se pensiamo ai magli e alla dinamite che a forza creano il tunnel squarciando la terra, violandone i recessi più profondi. E se contemporaneamente osserviamo i piloni forzati fra le onde dello Stretto di Messina e il Ponte-Fallo che attraversa da parte a parte il lato B del nostro Paese. Se riflettiamo su tutto questo, ci rendiamo conto di non essere difronte a un accoppiamento procreativo, ma sul set di un fil porno autoprodotto in uno scantinato di Bangkok da aguzzini e schiave bambine. Tutto senza chiedere il permesso. Se almeno ai locali si lasciassero soldi, compensazioni, si tratterebbe di prostituzione. E invece i soldi vengono prelevati. Le risorse rapinate o seppellite nello sterile cemento. La terra inondata di sperma infetto. Lo Stato si riallaccia la patta e abbandona nel contagio chi rimane.

A questo proposito, molti dei simboli elaborati nella lunga storia delle culture umane avvicinano anche le armi al fallo. La clava, la spada, la lancia, il pugnale. Non a caso hanno tutte una forma “fallica”. Oltre alla penetrazione rituale della terra con cui una cultura afferma e circoscrive la propria esistenza, esistono anche complessi rituali legati alla guerra. Alla penetrazione non consensuale dell’altro. Alla conquista della sua vagina che unita alla propria estende i confini della nuova terra da fecondare. In quest’ottica, dallo ius primae noctis allo lo stupro delle donne dei vinti da parte di molti eserciti di tutte le età, la penetrazione pretesa, fisica o simbolica che sia, ha senza ombra di dubbio a che fare con un atto di guerra.

Quello che si consuma oggi in Val di Susa e quello che si consumerà domani fra Calabria e Sicilia sono a tutti gli affetti atti simbolici di guerra. Sono penetrazioni pretese e non consensuali nella vagina e nell’ano del nostro Paese. Sono stupri di Stato. E l’esercito che li perpetra non è quello di giovani poliziotti e militari gettati nella mischia. No, a differenza del passato in cui il Re guidava l’esercito e si assumeva in prima persona la responsabilità dello stupro, gli stupratori di oggi siedono comodamente sugli scranni del Parlamento. Militari e poliziotti sono solo i vibratori di plastica usati con rabbia da vecchi gerontocrati impotenti fatti di viagra, e tuttavia incapaci di un’erezione funzionale.

Si potrebbe obiettare che i simboli contano poco. Contano più i numeri e i fatti. Ma cosa sono le immagini se non simboli? E di cosa vive oggi la coscienza collettiva? La cosiddetta opinione pubblica? Cosa sono i loghi dei partiti su cui si mette una croce? Cos’è un SUV se non un simbolo di status? Viviamo in mezzo ai simboli. E i simboli sono più importanti dei fatti e dei numeri. Perché è attraverso i simboli che diamo senso ai fatti e ai numeri.

In quest’ottica Ruby è un simbolo più accettabile di quelli implicati dalla TAV e dal Ponte sullo stretto. Nel primo caso si tratta di un atto consensuale e di una transazione economica legittima fra offerente e utente di un servizio. Nel secondo caso si tratta di uno stupro illegittimo. Eppure chiunque oggi è pronto a condannare il primo atto ma molti non riescono a vedere l’illegittimità del secondo. Inoltre nel primo caso si tratta di un evento privato uno ad uno. Nel secondo di una vera gang-bang da squallido bordello thailandese.

Potenza dei simboli e della loro gestione perversa.


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