Come ci vedono gli altri. Vito, Cosimo e Nicola

La maggior parte del pianeta parla inglese. Come prima o come seconda lingua. L’italiano si parla solo da noi. E’ quindi plausibile pensare che chi ci guarda da fuori difficilmente lo faccia attraverso l’informazione scritta nella lingua di Dante. Meglio dirà qualcuno. Dipende, dico io.

Certo è che analizzare di tanto in tanto ciò che scrivono i cosiddetti “quotidiani autorevoli” è utile a confrontare la nostra autopercezione con la percezione degli altri. O meglio, sarebbe utile. Se chi governa fosse interessato. O se chi è governato venisse educato al dialogo internazionale e all’ascolto. Invece che alla retorica nazionalista (anche di nazionalismi più piccoli di quelli effettivamente nazionali).

Io di solito lo faccio. La simbologia e la costruzione delle cosmologie mi interessano parecchio. Immaginare cosa legge un Presidente Cinese o Indiano per formarsi un’idea (una cosmologia appunto) dell’interlocutore internazionale “Italia” può essere alle volte illuminante.

Oggi ho “sfogliato” il Financial Times. Il capitolo sull’Italia parla di Pontida. I temi sono ovviamente letti dal punto di vista di un quotidiano finanziario. Si affronta il tema delle preoccupazioni di Moodys. Del debito pubblico italiano sopra al 120%. Delle difficoltà di Tremonti fra il rigore e le richieste del suo partito di tagliare le tasse. Delle difficoltà di Bossi che vuole rimanere al Governo ma deve allo stesso tempo ascoltare le urla “secessione, secessione” della sua base e trovare come accontentarle.

Ma, nello stile del giornalismo anglosassone, ciò che risalta sono i personaggi che esemplificano per il lettore gli italiani. Plurale non collettivo. Ma plurale nel senso di gruppi diversi di italiani. Vediamo come. La traduzione è mia. Da “Northern demands add to Berlusconi woes”:

“Vito Vangelisti, 47anni, aveva lasciato Rimini, città di mare sulla costa orientale dove vive, alle 5.30 di domenica per unirsi alla folla a Pontida. Indossava una maglietta con una croce celtica e un copricapo di piume alto 30cm e la sua richiesta per l’Italia era quella di un ritorno alla purezza, del federalismo e di limiti all’immigrazione. Nicola Roneghi, 23anni, che con due amici di Lodi, appena fuori Milano, indossava corna celtiche di plastica, ha detto che la Lega è l’unico vero partito politico italiano, esprimendo un punto di vista comune fra i fedeli della Lega”.

Fin qui il folklore celtico. O presunto tale. Ma l’importante in questo caso non è l’esattezza del dato storico quanto il fatto che esso venga utilizzato. “Stupidaggini di colore”, le boccerebbe l’intellettuale medio. Ma attenzione a sottovalutarle perché sono quelle attraverso le quali fuori dai nostri confini si forma la cosmologia dei nostri interlocutori.

Il FT, che è giornale di parte ma rigoroso nella metodologia, getta l’occhio anche dall’altra parte della barriera nordista. Da “Italy’s south chafes at Northern League power

“Pochi italiani, specialmente fra i sostenitori della Lega, che si tiene alla lontana dalle celebrazioni per il 15esimo anno dell’Unità, sono consci di quanto il sud senta ancora l’unificazione più come il risultato di una conquista che di una liberazione.

Questi sentimenti sono molto forti a Pontelandolfo dove, in uno dei capitoli più brutti e dimenticati della più recente storia d’Italia, nel 1861 i cittadini si ribellarono contro l’aumento delle tasse e la leva militare obbligatoria, distruggendo i simboli del novo Stato e issando la bandiera dei Borboni. Un primo distaccamento di soldati del Re fu inviato a imporre l’ordine e 41 uomini caddero in un imboscata. A quel punto Vittorio Emanuele decise di dare l’esempio, distaccò a Pontelandolfo un contingente più numeroso guidato da ufficiali del nord.

La città fu rasa al suolo e 400 persone furono massacrate, incluse donne e bambini. A decine furono giustiziati in seguito. E la città sembra non essersi mai ripresa da allora. Il sindaco di centro-sinistra Cosimo Testa, sta facendo pressioni perché Pontelandolfo venga riconosciuto città di martiri, non tanto per questioni di soldi, quanto per vedere finalmente guarire le ferite di allora. “Volgiamo essere parte di questo Stato. Ma questi eventi ci procurano ancora angoscia”, sembra ver dichiarato il Sindaco”.

Poi più avanti l’articolista sottolinea come anche Testa ce l’abbia con Tremonti e con il federalismo fiscale. Sarebbero sue le responsabilità per aver allargato la forbice che separa il benessere del nord dalle difficoltà del sud.

Nord e Sud. Guelfi e ghibellini. Monarchici e Repubblicani. Leghisti e neoborboni. Sì perché le cravatte arancioni di Forza del Sud non sono l’unico colorito esempio di campanilismo politico uguale e contrario a quello della Lega. Sono veramente queste le coordinate di una possibile cosmologia italiana? Certo stento a credere che molti di noi si vedano così. Eppure succede spesso che i media internazionali contribuiscano a diffondere una visione in cui i tipi dello stereotipo sono proprio questi.

Semplice logica del sensazionalismo giornalistico? Oppure visione più obiettiva che da un punto di vista lontano e non coinvolto fa emergere contraddizioni mai affrontate e quindi meno che mai risolte?

In sostanza avrà ancora senso nel prossimo futuro l’ecumenismo nazionalista, di destra o di sinistra che sia? On sarà che lo sforzo sovrastrutturale e maldestro di coprire le crepe con la vernice non abbia finito per nascondere fratture strutturali del palazzo Italia?

Quei famosi italiani che dovevano essere “fatti” che fine hanno fatto? La Lega è solo una pagliacciata goliardica o rappresenta invece lo scombinato e opportunistico tentativo di strumentalizzare l’effettiva inesistenza di uno spirito collettivo realmente italiano?

In effetti quando parliamo di Italia, parliamo di qualcosa di inventato sulla carta e frutto di una guerra di conquista tale e quale alle altre. Che ha messo sotto un’unica corona popoli che avevano poco o nulla a che fare gli uni con gli altri. Lingue diverse. Usanze lontane fra loro come quelle di un congolese e di un norvegese. E tutto ciò solo 150 anni fa. Questo qualche ricaduta l’avrebbe pure dovuta avere no?


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