L’ultima avventura di Retta e Siga – seconda parte

La prima parte la trovate qui. I disegni sono di Adele Vita.

Passavano i giorni e la voce si diffondeva. I rulletti avevano iniziato ad appassionare gli abitanti della città e le due ragazze di Spiaggia Fumosa decisero di fermarsi ancora un po’. Non c’era cittadino di Ariafina che non si recasse al saloon dove Retta e Siga vendevano i loro prodotti, insegnandone dettagliatamente l’utilizzo. “Migliorano la capacità respiratoria”, sostenevano le abili venditrici, “Tengono compagnia quando siete soli. Aiutano ad addormentarsi la sera e a svegliarsi la mattina. Si accompagnano molto bene ai pasti e alla lettura. Provate i rulletti e non potrete più farne a meno”. I rulletti insomma andavano bene per qualunque cosa. E più ne aspiravi, più ne volevi. Tutte le case di Ariafina iniziarono ad avere la loro nuvoletta puzzolente che si aggirava intorno al tetto e spariva solo quando arrivavano le piogge. Le vendite andavano così bene che Retta e Siga furono costrette a farsi raggiungere dai due più esperti mercanti di Spiaggia Fumosa. Mozzi e Cone erano due tipi grassocci, con i capelli impomatati e l’abbronzatura impeccabile. Indossavano sempre giacca e cravatta e trattavano tutti con molto riguardo e gentilezza. Nell’arco di un mese, e grazie alla loro abilità, quasi tutti gli abitanti di Ariafina al di sopra dei 6 anni usavano i rulletti.

La nuvola più grande, nessuno lo avrebbe mai detto, era quella che aleggiava sulla casa del Sindaco Respiro. Grande, grigia e maleodorante come poche altre in città. Il primo cittadino di Ariafina si era così appassionato ai rulletti che non faceva nulla senza usarne uno. Si alzava dal letto e ne accendeva uno. Andava al bagno e via un altro. Faceva colazione e ne aspirava un paio. E così fino a sera. Brezza era furiosa. Non riusciva a capire cosa ci trovassero tutti nell’aspirare quel fumo puzzolente, nell’avere le dita gialle, l’alito maleodorante, il naso otturato e il palato che non funzionava. Si guardava intorno e non riconosceva più la sua città. I giovani erano tristi e non riuscivano più ad essere agili e veloci come in passato. Erano tutti ingrassati. Gli anziani non ricordavano più le storie del passato e facevano fatica ad attraversare la strada con le buste della spesa. Non solo. I numerosi visitatori che raggiungevano Ariafina per trascorre alcuni giorni a respirane i profumi e a condividerne la felicità avevano smesso di arrivare. In tutta la California si era sparsa la voce che la città era ormai un posto come un altro. Non valeva più la pena spostarsi fin là.

Brezza era furiosa e triste allo stesso tempo. “Guardati papà, ormai puzzi come loro e dici che il Sobrio ai mirtilli è amaro!! Hai addirittura convinto Alito ad aggiungere lo zucchero e ai giovani hanno iniziato a cadere i denti. E dopo tre bicchieri sono tutti ubriachi”. “Non sai di che parli figlia mia. Questo è il futuro. Il mondo cambia e anche Ariafina ha bisogno di evolversi. Non possiamo rimanere ancorati al passato e fare la fine dei dinosauri”. Non c’era modo di farlo ragionare. I rulletti gli avevano dato alla testa. Ci volevano i fatti. Le prove. E Brezza aveva tutte le intenzioni di trovarle. Prese il suo cavallo, figlio dello stesso Strong che aveva aiutato Geronimo nella sua lunga fuga, e si diresse verso nord.

Quando tornò due mesi dopo sulla città non c’erano più le nuvole grigie su ogni tetto, come quando era andata via. La città era ora avvolta da un’unica grande nuvola. Mozzi e Cone avevano aperto un negozio immenso sulla strada principale che era l’unico con una lunga fila all’esterno. La gente vagava per le strade appesantita. Nessuno sorrideva più per paura di mostrare i denti marroni. La maggior parte dei cittadini portava sempre i guanti per non far vedere le falangi ingiallite. Tutti capivano che qualcosa non andava ma ormai erano caduti nella trappola dei rulletti. Quando inizi, smettere è difficilissimo.

Brezza piangendo decise che non avrebbe lasciato la sua città in mano a quei due loschi figuri. Andò di corsa da Respiro e gli raccontò ciò che aveva saputo viaggiando verso nord. La storia dell’attacco degli indiani con cui Siga e Retta si erano fatte accogliere in città era una bugia. L’avevano raccontata in tutti i villaggi in cui si erano fermate a vendere i rulletti. Era una scusa per ingraziarsi i favori degli abitanti. Il trucco era sempre lo stesso. Raccontavano la storia della pianta miracolosa e appena la gente non poteva più farne a meno chiamavano Mozzi e Cone. Nasceva un grande negozio e la nuvola cresceva. E più cresceva più le persone compravano rulletti. E così di città in città. Di villaggio in villaggio. C’era solo un problema. E peraltro molto serio. I rulletti non erano miracolosi, ma letali. Dopo un po’ iniziavano a far ammalare la gente. Si iniziava con la tosse. Poi il sangue iniziava a circolare male. L’ossigeno arrivava sempre meno al cervello e ai tessuti. Si iniziava ad avere problemi a respirare. La voce iniziava a diventare sempre più roca. Ci si ammalava sempre più spesso e sempre più seriamente. Era quello il momento in cui Mozzi e Cone vendevano il negozio e si muovevano verso la città successiva in cui Siga e Retta avevano preparato il terreno. Così, quando le persone iniziavano a morire, loro non potevano essere accusati di nulla. Ariafina era ancora in tempo, ma Respiro doveva ravvedersi. Il sindaco fece ancora qualche resistenza. Ma quando Brezza gli mostrò le foto della gente ammalata nei villaggi del nord cadde in ginocchio e si mise a piangere. “Cosa ho fatto!”, esclamò. “Non preoccuparti”, gli rispose la figlia “siamo ancora in tempo. Ho un’idea”.

Brezza, che era furba e previdente, all’insaputa di tutti aveva iniziato ad accumulare una riserva di barattoli di aria. Pensava di utilizzarli nei periodi in cui i visitatori fossero stati particolarmente numerosi. L’aria di Ariafina, infatti, non aveva data di scadenza. La sua idea si rivelò provvidenziale. Molti anni prima la figlia del Sindaco aveva fatto costruire un deposito sotterraneo che funzionava come un salvadanaio. I barattoli potevano essere inseriti da una fessura, ma per tirarli fuori bisognava rompere una delle pareti. Respiro e la figlia corsero allora al saloon e convinsero Alito a consegnare la sua nuova riserva. Quella a cui era stato aggiunto lo zucchero. Caricarono sul dorso dei famosi cavalli di Ariafina le 200 bottiglie. Le portarono rapidamente al deposito e vi svuotarono dentro il contenuto. “Ora devi darmi i tuoi rulletti”, disse Brezza al padre allungando una mano verso di lui. Respiro tirò fuori dalla tasca la sua scatola e la guardò intensamente. Poi senza esitare più la consegnò alla figlia. Brezza strappò via la carta dei rulletti e versò anche i frammenti di tabacco nel deposito. Estrasse la pistola dal cinturone del padre e prelevò due pallottole. Le asprì e svuotò anche il loro contenuto nel deposito. A quel punto non rimaneva che chiudere bene la fessura con fango e paglia. E aspettare. Alcuni minuti dopo i gas sprigionati dal miscuglio di vino e tabacco fecero reazione con la polvere da sparo e il tetto del deposito saltò in aria.

Brezza e Respiro iniziarono a distribuire i barattoli a tutti gli abitanti della città che, non appena ne inalavano il contenuto, iniziavano a piangere e starnutire infastiditi dalla nuvola puzzolente che avvolgeva Ariafina. “Ma cos’è questa puzza!”, esclamò il mugnaio. “Chi ha messo lo zucchero nel mio Sobrio ai mirtilli?”, gridò infuriato Alito, il proprietario del saloon. Quando il sindaco e sua figlia iniziarono a raccontare come erano andate le cose, la gente di Ariafina scese in strada. Gridando la propria rabbia, la lunga colonna si diresse verso il negozio di Cone e Mozzi. I due ciccioni puzzolenti tentarono di scappare con i guadagni della giornata ma vennero bloccati sulla soglia e gettati in prigione. Nel frattempo Brezza e un gruppo di contadini erano andati in cerca di Siga e Retta. Chiesero in giro e l’anziana sarta di Ariafina gli rivelò che le due malfattrici, in sella a due cavalli rubati, erano fuggite verso sud. “Se sono in sella ai nostri puledri non riusciremo mai a raggiungerle”, osservò un contadino. “Ci penso io”, rispose Brezza. E stava quasi per saltare in sella al suo cavallo quando all’orizzonte comparvero tre figure che trottavano nella loro direzione. A destra e sinistra Siga e Retta con le mani legate dietro la schiena. Al centro Geronimo. Il vecchio capo indiano era incappato nelle due fuggiasche mentre in groppa al suo Strong continuava ad evitare l’esercito. Anche lui aveva sentito i racconti che riguardavano i villaggi del nord visitati da Brezza e aveva deciso che Siga e Retta andavano fermate.

In pochi giorni Ariafina tornò al suo vecchio splendore. Piano piano i giovani ritrovarono la loro agilità e gli anziani la loro memoria. Smettere di aspirare i rulletti fu difficile per tutti ma l’aiuto reciproco fu fondamentale. Quelli che come il Sindaco Respiro si erano fatti troppo prendere dai rulletti conservano ancora oggi il ricordo della brutta esperienza: dita ingiallite, denti marroncini e una brutta tosse. Ad Ariafina, però, si riuscì a intervenire in tempo e nessuno si ammalò. Ancora oggi nelle scuole si racconta la triste storia di Siga e Retta e i bambini guardano atterriti le fotografia dei malati dei villaggi del nord.

Le altre favole pubblicate:
Orso, Tartaruga e le prime nevi
La scimmia che voleva imparare a volare (Prima parteSeconda Parte)


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