“SanFazio” e i due milioni ritrovati

Potrebbe essere il titolo di una favola. Ma il finale sarebbe molto triste. Non per i protagonisti, ovviamente, ma per tutti gli altri.

E’ roba di questi giorni l’interruzione (per ora) del rapporto Santoro-RAI. Com’è di questi giorni la conferma in palinsesto del programma diretti da Fazio.

Un piccolo riassunto per chi, a ragione, si interessasse di cose più importanti.

Dopo il lungo braccio di ferro con l’ex Direttore Generale Masi, Michele Santoro ha preso la sua liquidazione e ha lasciato Viale Mazzini. Liquidazione che assomma a una cifra vicina ai 2 milioni di euro. Dal pulpito consolidato dell’ultima puntata di Annozero ha declamato la sua arringa. Affermando fra l’altro che avrebbe lavorato anche per un euro a puntata. E ci credo, anche io, risponderebbe l’uomo della strada. Poi si è affrettato a presentare alla stampa la trasmissione evento di venerdì 17 per i 110 anni della FIOM. Nemmeno la data infausta manometterà il successone del bis di “Rai per una notte”. Sorpresone anche in carne e ossa, dice Santoro. Celentano? Grillo? Sai che sorpresa! Ma all’incontro con i colleghi giornalisti la dichiarazione strategica per l’innalzamento dell’attenzione mediatica è stata quella in cui si è detto disponibile a proporsi come prossimo Direttore Generale. Ma di quale RAI?

“Se vuole continuare ad essere una grande azienda non può ridursi soltanto al ruolo di servizio pubblico, perché altrimenti sarebbe condannata a rimpicciolirsi. L’azienda, che vive sì di canone ma anche di pubblicità, non può smettere di fare L’isola dei Famosi. Altrimenti diventerebbe come l’americana Pbs. E questo sì che piacerebbe a Berlusconi”.

Intanto il celebre conduttore continua le trattative con La7. Solo per alzare la posta in gioco? Probabile. Staremo a vedere.

Nel frattempo un altro collega utilizza una strategia simile. Fabio Fazio scrive una lunga lettera a Repubblica lamentandosi pubblicamente del trattamento ricevuto dall’azienda in cui lavora da 28 anni. Il concetto che esprime è riassunto in un passaggio della lettera stessa:

“Ho chiesto di poter continuare ad andare in onda con “Che tempo che fa” sulla stessa rete, nello stesso orario e per la stessa durata, di poter continuare a gestire gli ospiti con l’autonomia che si deve riconoscere a un qualunque gruppo di professionisti della televisione, di poter continuare ad avvalermi della presenza di Gramellini, dell’appuntamento irrinunciabile con Luciana Littizzetto e naturalmente di Roberto Saviano. Queste garanzie non sono mai arrivate nonostante le mille rassicurazioni ricevute”.

A questo punto tutto il gotha del centro-sinistra si scatena. Da Bersani a Di Pietro tutti urlano allo scandalo. Si censura un paladino della libera informazione. Il messaggio viene immediatamente recepito. Poche ore dopo il CDA RAI approva i palinsesti per il prossimo anno e inserisce anche il programma di Fazio. Le liste con Saviano non ce l’hanno fatta. Poveri noi non potremo vedere quel magnifico programma!! Forse che anche in quegli ambienti ci si aspetti un prossimo cambio di colore dei governanti? Chissà. E’ di oggi infatti lo stop del CDA RAI sulle nomine effettive (leggi i contratti dei conduttori) in attesa della verifica di Governo del 22 e della riunione leghista di Pontida. E’ infatti risaputo che per fare la televisione di qualità – se mai ne esistesse – sono necessarie le coperture politiche. Fatto sta che anche per l’anno prossimo Fazio ha assicurato il suo stipendio. Il contratto non è ancora firmato. Ma appare improbabile che si metta in palinsesto una trasmissione e poi si faccia fuori il conduttore.

Passi per il banale e ripetitivo talk show alla Santoro. Che forse in una stagione due o tre cose originali riesce pure a dirle. Qualcuno però dovrebbe spiegarmi cos’ha di utile o di piacevole il programma di Fazio. In pratica si tratta di una vetrina alla Vanna Marchi, in cui si pubblicizzano dischi e libri di artisti o pseudo tali, amici o miti giovanili del conduttore. Che danno l’illusione che l’arte, il cinema, la letteratura finiscano all’interno dei confini claustrofobici dell’unico neurone rimasto nella testa del Fabio Nazionale. Per dirla con la Letizzetto. Praticamente, con i soldi pubblici chi va da Fazio viene pagato due volte. Una per il gettone di presenza. E l’altra per la pubblicità manco troppo occulta che la puntata gli garantisce. Bella roba da servizio pubblico no?

Ma tornando ai due conduttori la morale della favola sembra essere una. Che tu resti o che tu vada Mamma RAI sempre 2 milioni di euro ti assicura. Sì perché lo stipendio di Fazio a tanto assomma.

A quel punto mi è venuto uno scrupolo. Mi sono andato a cercare i dati sul bilancio della RAI. Mi sono detto, se l’azienda si può permettere contratti e liquidazioni milionari avrà conti in ordine e profitti consistenti. Ovviamente era curiosità retorica. Infatti. Nel 2009 -61,8 milioni di euro. Nel 2010 -98,2 milioni di euro. Per il 2011 il CDA ha approvato il preventivo di +20 milioni. Nel senso che in un anno si impegna a realizzare una magia degna del mago RAI per eccellenza, Silvan, pari a 120 milioni di euro o giù di lì. Sembra evidente anche ai più stolti che si tratta della peggiore pubblicità ingannevole. Di quella che il servizio pubblico dovrebbe rifiutarsi di trasmettere.

E allora qualcosa di strano e contraddittorio ci deve essere da qualche parte. Proviamo a rifletterci. Partirei dalle parole di Santoro. Delle due l’una Michele. O la RAI è il servizio pubblico. O la RAI è una TV commerciale sul mercato. L’anomalia non sono la PBS o la BBC, come si vorrebbe far credere. Ma la RAI che in pratica è come la FIAT. Aziende che producono profitti per qualcuno che li intasca, quando li producono. E che producono perdite per la collettività. E questo sempre.

E allora esistono solo due vie per la ristrutturazione della RAI:

1)      Servizio pubblico. Canone. Niente pubblicità. Ristrutturazione drastica degli organigrammi. Pantalone paga. Ma paga per chi serve realmente. Conduttori e dirigenti pagati con stipendi dei dipendenti pubblici. Bilancio dell’azienda fra i capitoli di spesa della Manovra economica annuale. Programmazione ritagliata sulle necessità culturali e ricreative degli utenti

2)      TV Commerciale. Niente canone. Pubblicità. Niente denaro pubblico. La RAI viene privatizzata. Lo scopo non è l’informazione ma il profitto. L’azienda finisce sul mercato a raccogliere pubblicità in regime di competizione con Mediaset, La 7 e gli altri network. A quel punto è l’AD dell’impresa a decidere quanto pagare chi.

Ogni soluzione intermedia alla Santoro è una finzione. Una menzogna raccontata al popolo dell’Isola del Tesoro. Che serve a continuare a spacciare una tassa iniqua, come quella sulla proprietà del televisore, come un dovere civile. Chiamandola Canone RAI. Se pago per il possesso del televisore perché quella quota dovrebbe andare alla RAI e non pure a tutti gli altri che trasmettono in chiaro?

Mi piacerebbe sapere se Santoro si riproporrebbe come DG di una di queste due RAI. Scelga lui quale. O se Fazio lavorerebbe in una di queste due RAI. Scelga lui quale.


4 responses to ““SanFazio” e i due milioni ritrovati

  • buzz

    Assolutamente d’accordo, con le premesse e le conclusioni.Vorrei un vero servizio pubblico, con scopi educazionali, informativi, culturali. Certo una tiv noiosa, se il divertimento sono i talk show, i varietà, le puttanate con culi e tette all’aria.
    Non pretendo che sia pluralista e interculturale, figuriamoci… ma senza pubblicità, pagata dal canone, con un bilancio in pareggio. E se questo vuol dire lavorare con conduttori sconosciuti ben venga.

    Santoro, Fazio, lo stesso Saviano, starlette dell’opposizione integrata, a colpi di milioni di euro. Sempre a denunciare l’ovvio e nascondere il peggio.

    Le loro critiche incidono il sistema alla cui tetta sono attaccati solo sulla vernice superficiale.

    • Tengri

      Eh già.

      Il divertente sarà analizzare che cosa ci racconteranno se e quando cambierà la legislatura. Lo share andrà in picchiata, gli investimenti pubblicitari idem. Loro lo sanno ma non lo dicono: Berlusconi rappresenta per le loro trasmissioni una sorta di Re Mida. Senza di lui e senza i suoi grotteschi attaché che farà la TV spettacolo mascherata da pseudo-cultura?

      Per il servizio pubblico sfondi una porta aperta. Ma di fatto non succederà mai. La RAI è il Ministero della Propaganda. E come li paghi tutti quei dipendenti infilati là dentro attraverso i meccanismi delle clientele? Troppo costerebbe il canone agli utenti!!!

  • piergiorgio

    Perfettamente d’accordo.
    Speriamo diventi una tv a pagamento, ognuno libero di abbonarsi o meno al Ministero della Propaganda.

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