Vinto il referendum “No Berlusconi”

Sento in giro gente che pensa che l’Italia si sia svegliata da un lungo sonno. Qualcuno dice che qualcosa si muove. Qualcun altro che ha iniziato a spirare il vento del cambiamento. In realtà come ho detto qualche giorno fa, per me è la solita partita di giro. Le tifoserie si attivano. Qualcuno governa. Sbaglia poco. Sbaglia tanto. La gente viene informata tanto e male su quello che interessa alle tifoserie. Le tifoserie si attivano. Governa qualcun altro. Il giro ricomincia.

Nella maggior parte dei casi la gente non capisce quasi nulla. Vota per fede. Vota per rabbia. Vota per una bandiera. Vota contro un nemico. O uno spauracchio. Quelli ancora meno accorti si formano un’idea di massima ascoltando al bar le chiacchiere di quelli che votano per fede. Per rabbia. Per bandiera. Contro il nemico. Eccetera. Pochi. Molto pochi votano sapendo. Informandosi oltre le 4 fandonie raccontate dalla carta straccia e dai TGReality.

Non so, ad esempio, quanti abbiano letto fino in fondo il comma 5 dell’art 23 bis della cosiddetta Legge Ronchi appena abrogato. Recita esattamente così: “Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. Abrogandolo si sono abrogati entrambi gli enunciati. Sono sicuro che a molti dei disinformati in buona fede questo particolare era sfuggito. Di fatto abrogando l’intero comma si è sancito che il giorno che si riproponesse la privatizzazione dell’acqua, le multinazionali potrebbero non solo accaparrarsi la gestione del servizio ma anche la proprietà delle reti. Dei tubi. Lo scenario non è poi così improbabile. Basta vedere com’è andata con il nucleare per capirlo. 5 anni di copertura referendaria, poi gli squali iniziano di nuovo a girare intorno alla preda. Mentre il popolo dorme il sonno della delega.

I titoli di oggi dei quotidiani più letti sono chiari. D’altra parte sono quelli fatti per vendere copie accontentando e formando allo stesso tempo la vulgata.

“Valanga di Sì. Schiaffo a Brlusconi”, Repubblica

“Trionfo dei Sì, un colpo al Governo”, Corriere della Sera

“Ai referendum stravincono i Sì” e nell’occhiello “Berlusconi vado avanti a me non c’è alternativa. La lega: stufi di prendere sberle. Il PD Chiede le dimissioni del Governo”, Sole 24 Ore

“Boom di Sì. Messaggio al Governo”, La Stampa

“Vincono i Sì. Colpo a Berlusconi”, Il Messaggero

“Dopo – referendum ecco cosa cambia. Ma i partiti non sfiduciano Berlusconi”, Il Fatto Quotidiano

 “Referendum è straquorum. Seconda sberla elettorale consecutiva alla maggioranza”, Italia Oggi

“Sì. Buongiorno italia”, L’Unità

Fanno eccezione, ma ciò non fa che confermare la mia lettura, il Giornale e Libero.

“Ha vinto la paura. Passano i Referendum”, Il Giornale.  E Libero apre su Tremonti e la riforma del fisco. Basta però dare una letta all’editoriale di Belpietro per ricredersi. Anche lui parla di “seconda scoppola” dopo le comunali.

L’interpretazione è unanime. Tutti leggono esattamente ciò che più o meno sottilmente hanno dato a intendere nelle settimane precedenti. Non si andava a votare per questioni inerenti la vita dei cittadini. Si andava a votare contro Mr B.

E allora Bersani parla di referendum sul divorzio fra Governo e Paese. Il Terzo Polo sottolinea la seconda debacle. Vendola chiede le dimissioni. La Lega è stanca di sberle. E via dicendo. Solo Di Pietro avverte “non strumentalizziamo i risultati” di fatto facendolo mentre lo dice.

Nel frattempo dal legittimo impedimento si è passati alla prescrizione breve. Dietro al no al nucleare si nascondono insidiosi l’inquinamento del carbone e il gas di Putin. E le amministrazioni locali dovranno affrontare i tremori dei privati che hanno in gestione le acque e che vedono i titoli in borsa crollare, senza un piano di attuazione del risultato referendario. Cosa sa di questo Pantalone? Nulla. O quasi.

Sventolano le bandiere della vittoria. Le pance sono piene del banchetto e dei festeggiamenti. Il nemico sconfitto. La battaglia dimenticata. Perché abbattere, abrogare, è facile ed emotivamente appagante.  Informarsi, costruire alternative, dubitare è sempre più frustrante e impegnativo.

Il vento del cambiamento non soffia. Nemmeno la brezza. Hanno solo girato il ventilatore per il tempo sufficiente a far sventolare le bandiere in piazza.


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