Orso, Tartaruga e le prime nevi

Tempo fa ho scritto un lbro di favole. Alcune a 4 mani. Questa è una delle mie. Il libro si chiama “Le favole di Nonna Viola” ed è stato utilizzato per un progetto della Regione. Purtroppo non lo si trava in giro.

Fa freddo nel bosco. Gli animali si preparano all’inverno. E Orso e Tartaruga iniziano a pensare a come affrontare il letargo. “Un’altra volta tutti questi mesi a dormire!!”. Orso non è felice. Un orso un po’ strano c’è da dire. Si annoia un po’ a stare tutto quel tempo addormentato. A sentirsi raccontare storie bellissime di quando finalmente cala il silenzio e gli alci giocano fra i rami caduti. Di quando i caribù vanno a passeggiare sul lago ghiacciato e la civetta inizia presto il suo canto. Appena il sole cala dietro all’orizzonte. E lui lì a russare. Ma soprattutto Orso ha sentito parlare di quella cosa bianca, fredda e un po’ umida che scende dal celo quando le temperature si abbassano. Pare si chiami neve. Ma lui non l’ha mai vista. Un anno ha provato a resistere. Ma appena inizia il freddo gli viene un gran sonno. E si addormenta regolarmente prima che cadano i primi fiocchi.

“Ho voglia di vedere questa neve tartaruga. Come si può fare?”. Tartaruga e Orso vivono insieme da tanto tempo e anche lei appena arriva il freddo inizia ad avere un gran sonno. Ma anche Tartaruga è una tartaruga un po’ strana. “Sai Orso, anch’io desidero tanto vedere questa cosa che chiamano neve”. Tartaruga forse non si ricorda, ma la neve l’ha già vista. Lei infatti si addormenta sempre prima degli altri animali. Per 5 minuti dice. Ma poi in realtà non si sveglia più fino a primavera. Il fatto, però, è che un paio di volte il letargo è finito troppo presto. Quando sui versanti esposti a nord c’era ancora un po’ di neve residua.

“Ma quella non conta. La voglio vedere quando cade. Quando il vento spinge i fiocchi lontano. Quando la terra la accoglie e la mano calda la fa tornare acqua”. Orso è un po’ perplesso. Vorrebbe tanto riuscire a vincere il sonno. Ma sa che appena gli uccelli inizieranno a migrare verso sud lui sentirà sonno e piano piano si addormenterà. Tartaruga per allora starà già russando da alcune settimane.

Quando è sveglia, è vero, è un po’ lenta. Ci mette un po’ a trovare le parole. Ma alla fine Tartaruga ha sempre l’idea giusta. “Dobbiamo riuscire ad accendere il fuoco. La temperatura della nostra tana aumenterà e riusciremo a ritardare un po’ l’arrivo del freddo e quindi del sonno”. “Fuoco?”. Le uniche fiamme che Orso ha mai visto sono quelle che bruciano i tronchi del bosco quando i fulmini li colpiscono. “Come facciamo a far venire giù un fulmine? Mica basta chiamarlo. Bisogna aspettare i primi temporali invernali. Ma allora sarà troppo tardi. Dormiremo già tutti e due”. “Orso tu sei troppo tutto natura, arbusti e foreste. Vedi che ci si guadagna ad avere una brutta reputazione? La gente ha paura e ti tocca rimanere sempre quassù. Io invece che sono piccola e non faccio paura nemmeno ai passerotti, posso avvicinarmi a quei cubi di mattoni più a valle e imparare tante cose”.

Tartaruga è una gran curiosona e va spesso vicino alle case del fondovalle. Sbircia dalle finestre. Qualche volta rimedia anche meravigliose foglie di insalata. E nel frattempo impara. “Ho visto come fanno i mammiferi senza peli”. “Mammiferi senza peli?”. “Sì insomma, ne hanno talmente pochi. Li chiamano uomini. Ce ne sono di un po’ più grandi e di piccoli piccoli. I cuccioli, quelli piccoli, sono simpaticissimi ma fanno un sacco di rumore. Appena fa un po’ freddo piangono. Piangono. E non si fermano mai. Ed è lì che li ho visti. Per farli smettere quelli più grandi ammucchiano carta e legna. Poi prendono un tubicino di plastica che fa una fiammella e accendono il fuoco”. Orso con gli occhi sbarrati ascolta il racconto di Tartaruga. Poi sorride immaginando la neve che cade dal cielo.

Ma un dubbio lo assale. “Abbiamo la legna. La carta la troviamo. Ma il tubicino chi ce lo dà Tartaruga?”. Tartaruga sorridendo, con gli occhi birichini di chi ha appena fatto un guaio, tira fuori da sotto il guscio un bell’accendino. “L’ho preso in prestito. Appena arriva la primavera lo restituisco. Giuro!”

Da quel giorno, quando gli uccelli iniziano a migrare verso sud. Quando Alce perde le corna. Quando le foglie degli alberi sono ormai marroni e il bosco odora di muschio. Orso e tartaruga accendono il loro fuoco e aspettano la prima bufera. Aspettano che le gocce d’acqua diventino fiocchi di neve. Che l’aria e il vento li spingano lontano. Che la terra li accolga. E che il bosco inizi ad imbiancarsi.

Acqua. Aria. Terra. Fuoco. In compagnia dei 4 elementi che compongono la natura Orso e Tartaruga si godono l’inizio della stagione del riposo. Poi, mentre il fuoco si spegne, si addormentano abbracciati aspettando l’arrivo della primavera.


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